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Bartali al Tour: debutto sfortunato nel 1937, il trionfo nel 1938

Sabato parte il Tour da Firenze ed è anche un grande tributo al campionissimo. Al debutto, il corridore toscano messo fuori gioco da una caduta, si rifarà con gli interessi l’anno successivo. Il fascismo vuole cavalcare la sua vittoria, ma Ginettaccio getterà nell’Arno la medaglia regalatagli dal duce

La storia fra Gino Bartali e il Tour de France inizia nel 1937. Ginettaccio è un corridore già affermato. Vince il Giro d’Italia nel 1936 e poi l’anno successivo, aggiudicandosi ben quattro tappe e il Gran Premio della Montagna. Quindi si appresta a tentare la magica doppietta Giro e Tour nella stessa stagione, ma il debutto nella Grande Boucle non è dei più fortunati. In una tappa, per evitare un compagno di squadra che scivola contro un muretto, Bartali finisce nel sottostante torrente con la sua bici. L’acqua è gelida. Gino è a un passo dal ritiro, ma Camusso – compagno di squadra – lo convince a ripartire; assieme arrivano al traguardo con 10 minuti di ritardo dai primi. Una notte con la febbre e i dolori, ma Bartali, l’uomo di ferro, riparte comunque l’indomani destinazione Dignes attraverso Izoard, Vars e Allos, tre montagne che profumano di leggenda. Gino, malandato e incerottato in quella tappa perde 23 minuti, ma non si perde comunque d’animo, è convinto di recuperare.

“Gino ritirati, torna a casa!”

Completa le tappe di Nizza e Tolone, ma a Marsiglia arriva un diktat dei superiori: si va a casa. Un personaggio misterioso giunto da Roma detta la linea: “Basta, si torna! L’anno prossimo non farete il Giro e verrete al Tour per vincerlo!”.  Gino in seguito dirà: ”Persi il Tour perché non ero fascista, ero della Gioventù Cattolica , quindi troppo libero per certi dirigenti, questo era il problema”.

La politica aleggia sulle vicende anche sportive della nazione. La stagione 1938 è condizionata dalle direttive impartite dal regime. È Mussolini in persona a ordinare l’esclusione di Bartali dal Giro d’Italia affinché si prepari al meglio per il Tour.  Così il Giro lo vince Giovanni Valetti da Vinovo (Torino). Alla Milano-Sanremo – vinta da Olmo – il toscano arriva nel secondo gruppo, pago del fatto che davanti ci fosse Pierino Favalli, compagno di squadra. Nella corsa tanto cara ai corridori italiani, il Giro, Bartali si presenta solo per fare il mossiere. L’obiettivo della sua stagione è ilTour de France. La competizione vede schierate al via tre squadre francesi: la nazionale transalpina e altre due regionali, poi ci sono la Germania, il Belgio, l’Olanda, la Spagna, la Svizzera, il Lussemburgo e il Belgio. Con la partecipazione delle squadre nazionali lo sport si mischia alla politica. La vittoria del singolo può trasformarsi nel trionfo di una nazione se il tutto è condito a dovere dalla retorica e dalla propaganda. Stesso staff tecnico dell’anno precedente con Girardengo c.t. e Pavesi. I compagni di squadra di Bartali sono tutti corridori esperti e alcuni di loro hanno già corso il Tour: Bini, Servadei, Vicini, Cottur, Martano,Mollo, Bergamaschi, Introzzi, Simonini,  Rossi e Trogi.

Bartali al Tour
Una delle bici di Bartali esposte alla mostra del Museo del Ghisallo dedicata al Tour (foto Angelo De Lorenzi)

I ciclisti correranno in senso antiorario: prima affronteranno i Pirenei e poi le Alpi. Nelle prime tappe gli italiani non si mettono particolarmente in evidenza. Bisogna aspettare la quinta frazione, con la vittoria di Giulio Rossi, per accorgersi della loro presenza. I primi posti della classifica generale sono però ancora lontani, visto che il migliore, Vicini, è a oltre quattro minuti dalla maglia gialla. Più distante Bartali con un ritardo di oltre sei minuti. I corridori si accingono ad affrontare i Pirenei che, almeno sulla carta, sono un terreno ideale per il toscano. Le previsioni della vigilia non si avverano del tutto perché Bartali incappa in una giornata difficile nella Pau-Luchon con le severe salite dell’Aubisque, del Tourmalet, dell’Aspin e del Peyresourde. Sole e polvere. Bartali fa una grande fatica: era transitato primo sull’Aubisque, ma in discesa è raggiunto dai belgi Verwaecke e Maes. Il copione viene replicato sul Tourmalet. Bartali allunga sulla salita, ma cade in discesa. Sull’Aspin recupera il terreno perduto. Continua a rincorrere gli avversari e la sfortuna non gli dà tregua. È decisamente una giornata no. Ora fora. Sui tornanti del Peyresourde gli avversari se ne vanno. Bartali, comunque, non si dà per vinto, non è nel suo carattere. Sul traguardo della tappa, a Luchon, la vittoria va a Verwaecke che si prende anche la maglia gialla; Bartali è 2°. La prima parte del Tour è archiviata.

Bartali al Tour: la tappa di Briançon

I corridori salgono sui Pirenei, trovano salite lunghe e difficili da interpretare. Alla tredicesima tappa, a Marsiglia, Bartali batte in volata la maglia gialla. La tappa successiva si presenta particolarmente insidiosa per i corridori: da Digne a Briançon, 218 chilometri con le salite dell’Allos, del Vars e dell’Izoard. Bartali attacca sui primi tornanti che incontra e viene raggiunto da Mario Vicini. Il toscano poi fora e lascia andare il compagno di squadra. Si fa sotto Enrico Mollo che raggiunge Bartali, insieme arrivano sull’Izoard. La salita è pane per i denti del toscano. Qui riprende Clemens e Vicini. Poi allunga e s’invola nel silenzio della montagna. Arriva solo al traguardo. Il secondo, Vicini, giunge dopo oltre 9 minuti. Verwaecke a 17 minuti perde la maglia gialla, che è presa da Bartali. Il toscano ha compiuto un capolavoro e mette così l’ipoteca finale sulla vittoria al Tour. Il belga prova a recuperare nelle tappe successive. Nella frazione con il Galibier e l’Iseran si riprende 3 minuti. Bartali si difende in discesa. L’ex maglia gialla riesce a vincere una cronometro. L’ultima frazione a Parigi se l’aggiudicano a pari merito due francesi, Leducq e Magne, ma è Bartali il trionfatore. Il secondo in classifica, Verwaecke, è a 18 minuti e 27 secondi.

Premiazione. Mussolini spera che Bartali alzi il braccio per fare il saluto romano. Lo adopera invece per farsi il segno della croce. Riceve i fiori del vincitore che porta alla Madonna nella basilica di Notre Dame. Il corridore toscano riceve elogi e complimenti anche dalla stampa francese, specialmente dai giornali cattolici come «La Croix», che ne sottolineano i pregi non solo sportivi. Al ritorno in Italia, il regime gli riserva speciali attenzioni: il duce lo convoca a Roma per conferirgli «una medaglia  d’argento al valore atletico». Finirà nell’Arno.

di Angelo De Lorenzi

Bibliografia di riferimento:

Costa, Paolo Gino Bartali. La vita, le imprese, le polemiche, Ediciclo, 2001
De Lorenzi, Angelo Gino Bartali un “Santo” in bicicletta. La vita, la fede, le imprese, Mimep Docete, 2019

Conti, Beppe. La grande storia del ciclismo, Graphot Editrice, 2016

Brocci, Giancarlo. Bartali il mito oscurato, Protagon editori Toscani, 2000

Brocci, Giancarlo, Bartali l’ultimo eroico. L’uomo di ferro nato per il Tour

McConnon, Ailli – McConnon, Andres, La strada del coraggio: Gino Bartali eroe silenzioso, 66th and 2nd, Roma, 2013

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