“I medici delle squadre sono prudenti. Quando un corridore è positivo lo si manda a casa. È una linea comune, condivisa da quasi tutti i team presenti al Giro”. Queste sono le voci che arrivano dalla pancia del gruppo, da uno degli addetti alle squadre impegnate nella corsa rosa.
Il Covid 19 è entrato così prepotentemente d’attualità nel Giro d’Italia, alla vigilia di tappe importanti e decisive per decidere la classifica generale. Dopo il ritiro molto chiacchierato della maglia rosa, Remco Evenepoel, risultato positivo al Covid dopo la cronometro vincente di domenica, il dibattito si è fatto parecchio acceso. Non poteva continuare? Si chiedono gli appassionati. I sintomi erano blandi, ma la squadra ha deciso di mandarlo comunque a casa.
Le accuse contro l’organizzazione del Giro
Ad accendere la miccia delle polemiche sono arrivate anche le critiche della squadra di Evenepoel nei confronti degli organizzatori del Giro d’Italia, “rei” di non aver approntato adeguate misure di sicurezza. Peraltro il ciclismo è uno degli sport più promiscui, che esige, per sua natura, il contatto con il pubblico. I corridori corrono in gruppo, i vincitori sono regolarmente assaliti dai giornalisti a fine tappa. Con queste premesse è difficile arginare un virus in circolazione e infatti è accaduto ciò che non sarebbe dovuto accadere, ovvero si è acceso un focolaio in piena regola. E oggi sono parecchi i corridori che fanno le valigie per tornare a casa.
C’è chi corre anche con il Covid
Poteva andare diversamente? Peraltro non c’è nessun obbligo di lasciare la corsa da parte di un corridore positivo. Il risultato è che ognuno può fare come vuole. L’altroieri il norvegese Erik Bystroem ha confessato di essere positivo, ma di non avere alcuna intenzione di abbandonare la gara. Intanto, ieri, altri quattro compagni di squadra dell’ex maglia rosa hanno abbandonato in blocco il Giro dopo essere risultati positivi a un tampone. I controlli sono eseguiti spontaneamente dalle squadre e non c’è nessun protocollo d’obbligo da parte dell’Uci, quindi i corridori che volessero continuare anche in presenza di sintomi più o meno gravi di infezione da Covid potrebbero farlo.
Ricordiamo che dal 1° maggio 2023 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha derubricato il Covid da pandemia a epidemia abolendo, di fatto, qualsiasi protocollo da seguire anche a manifestazioni sportive, lasciando ai singoli la libertà di scegliere se e quali misure prendere. E al Giro d’Italia 2023 non sono stati adottati protocolli particolari sia nel pre, sia nel post tappa: l’organizzazione sta cercando di correre ai ripari e ha deciso di reintrodurre l’obbligo della mascherina in luoghi pubblici per atleti e tifosi. Ma ormai la frittata è fatta.
Angelo De Lorenzi







