In un momento come questo, eccezionale e drammatico, dovuto all’emergenza CoronaVirus, sono molte le realtà che si distinguono per impegno e dedizione.
Dalla gente comune, in cui sembra essersi risvegliata una coscienza civile mai vista, alle realtà di volontariato che stanno dando un apporto e un aiuto fondamentale a tutte le strutture sanitarie (ospedali, medici e infermieri).
Un aiuto senza il quale le strutture citate sarebbero state travolte da uno “Tsunami” ben peggiore di quello, già drammatico, verificatosi a seguito di questa pandemia.
Per questi, ed altri, motivi ci è sembrato giusto e doveroso raccontare di queste realtà e abbiamo deciso di intraprendere un viaggio all’interno di questi mondi raccontando, anzi facendo raccontare dalla viva voce dei protagonisti attraverso dei brevi video auto-registrati, l’impegno, le ansie, le paure, l’orgoglio e l’abnegazione di questi eroi che, seppur consapevoli dei pericoli e dei rischi, non si risparmiano, non si tirano indietro di un centimetro.
Insomma, un modo per conoscere meglio e per dire grazie (anche se non sarà mai abbastanza) a tutti coloro che, neppure per un istante, hanno esitato quando c’è stato da dover decidere da che parte stare, se restare spettatori inermi e passivi o diventare parte attiva e combattere questo nemico infido e invisibile, come solo chi sa donare se stesso, il suo tempo e il suo aiuto agli altri, sa fare
Pubblicheremo quotidianamente tutti i video dei volontari che si presenteranno e racconteranno in cosa consistono i loro compiti e il loro impegno.
Un modo per conoscerli meglio, per raccontarsi e raccontare, tra timori e speranze.
Dal 1976 la SOS Sesto San Giovanni opera sul territorio di Sesto San Giovanni e zone limitrofe nel settore dell’emergenza-urgenza, garantendo questo servizio 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. Facciamo parte di ANPAS (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) e così come a noi, a tanti altri volontari e dipendenti di altre Pubbliche Assistenze, è cambiata la vita da fine febbraio.
Nella quotidianità associativa, non ci siamo mai tirati indietro nel coprire i turni, compreso le notti massacranti del sabato o durante la settimana consapevoli del fatto che il giorno dopo i volontari sarebbero andati a lavorare, ma ora.. beh ora le cose sono diverse.
Non si tratta più di gestire i classici servizi con scenari a cui purtroppo siamo “abituati”, si tratta di rischiare in prima persona, ora più che mai.
Il rischio di contagio è molto diffuso e mai avremmo creduto di affrontare proprio in ambulanza un nemico così insidioso e perlopiù invisibile.
Noi volontari e dipendenti soccorritori, siamo quotidianamente in quella che potremmo definire “una trincea”, cercando di combattere questa guerra con tutto quello che è necessario per prevenire il rischio: i dispositivi di protezione individuale (come mascherine, guanti, camici, ecc) per i quali ringraziamo non solo tutti i cittadini che ci supportano tramite le loro donazioni ma anche l’efficiente lavoro della Sala Operativa Regionale ANPAS (SOR), che ci fornisce i suddetti materiali per svolgere il servizio 24 ore su 24.
Sono proprio questi i dispositivi che permettono di tutelarci, svolgendo in sicurezza il nostro compito e garantendo tranquillità alle nostre famiglie ogni qualvolta rientriamo a casa.
Quando mi chiedono se è cambiata la nostra vita rispondo che sì, è cambiata e non poco come d’altronde si è trasformata anche la nostra Associazione, incrementando da metà febbraio (sotto richiesta di ANPAS) il servizio di emergenza-urgenza, con un’ulteriore ambulanza sul territorio milanese per sopperire alle elevate richieste da parte dei nostri cittadini.

Tutti abbiamo paura ma stiamo cercando di farci forza a vicenda, proprio perché la coesione e l’unione della squadra è ciò che ci permette di svolgere un servizio al massimo delle nostre potenzialità.
È la squadra che ti supporta e condivide con te tutto ciò che accade: è il tuo collega che ti aiuta a vestirti prima di salire in casa di un paziente sospetto covid-19 ed è sempre il tuo collega che ti aspetta giù con il motore acceso per andare in ospedale.
Questo perché non possiamo salire tutti in casa del paziente; da direttive AREU i contatti vanno limitati solo ad una parte dell’equipaggio (o ad un soccorritore o a due), in base alle esigenze sanitarie del paziente stesso.
Quando si sale per raggiungere l’abitazione, tutta bardata dove l’unica cosa che si scorge di te è qualche cm della faccia, la paura e la tensione ti fanno tremare le mani, ma sai che devi stare attenta perché in quel momento ci sei solo tu a portare i presidi e nessun altro.
Non puoi distrarti, non puoi farli cadere, perché ti servono… per quel servizio e tanti altri ancora.
Se potessimo esprimere un desiderio quello che forse chiederemmo ai cittadini è banalmente di rispettare le regole, perché se ciò avvenisse il nostro intervento si ridurrebbe drasticamente; chiederemmo alle Istituzioni che la nostra figura venisse riconosciuta, definita e tutelata per ciò che abbiamo sempre fatto, che continuiamo a fare tutti i giorni e che faremo anche dopo che questa emergenza cesserà. Perché i volontari e i dipendenti delle Pubbliche Assistenze ci sono sempre. Una soccorritrice qualunque







