Mer. 10 Ago. 2022
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Cinisello Balsamo, RSA Martinelli: famiglie inviano esposto al Prefetto per avere chiarezza. “La situazione è preoccupante”

[textmarker color=”E63631″] CINISELLO BALSAMO -[/textmarker] Preoccupa la situazione degli ospiti delle Rsa in Lombardia e anche nei comuni del NordMilano, sono tanti i famigliari che cercano di avere informazioni  su quanto è avvenuto e avviene all’interno di queste realtà. Anche al nostro portale sono arrivate delle mail firmate da figli e parenti preoccupati. Dei giorni scorsi la notizia di una lettera inviata al Prefetto firmata dal Sindaco Giacomo Ghilardi e dai Presidenti delle RSA cittadine, per relazionare la situazione delle quattro strutture presenti in città e chiedere ad Ats un coordinamento per la gestione dell’emergenza. Non sarà però l’unica.

Martedì mattina un gruppo di familiari degli ospiti della Fondazione Ricovero Martinelli ha inviato un esposto al Prefetto per avere chiarimenti in merito a quello che sta accadendo all’interno della RSA, dove le voci che circolavano già da diverso tempo circa casi di contagi al suo interno, hanno trovato conferma nella mail inviata dalla direzione alle famiglie la sera di sabato, lo stesso giorno in cui le RSA hanno scritto al Prefetto. “La situazione è drammatica – racconta L. figlia di un’ospite 93enne della RSA, tra i firmatari dell’esposto – Hanno finalmente confermato, ma noi avevamo capito da un pezzo com’era la situazione. Sappiamo che sono stati fatti 10 tamponi, il cui esito è arrivato il giorno 8 aprile, e sono tutti risultati positivi. Ma prima di sabato hanno sempre sostenuto che la situazione fosse sotto controllo, per questo abbiamo fatto l’esposto, perché vogliamo chiarezza e trasparenza. Fino a quando pensano di tenere le cose nascoste?”.

La mail inviata dalla Direzione però non sembra fornire tutte le risposte che attendono i familiari: “Mio padre non ha sintomi e quindi a noi dicono che va tutto bene, ma sappiamo dalle altre famiglie con cui siamo in contatto che la situazione è completamente diversa – si sfoga A. figlia di un degente – la Martinelli dice soltanto che ci sono stati casi di positività, senza aggiungere altro, ad esempio come stanno organizzando la gestione, solo che “stanno seguendo tutti i protocolli per l’incolumità delle persone” che vuol dire tutto e niente, perché se li avessero applicati non si sarebbe diffuso il contagio”.

Come risulta dal sito della Fondazione, l’ingresso ai parenti è stato possibile fino al 3 marzo 2020 con alcune limitazioni, dal 5 marzo 2020 invece è stato sospeso.

Sotto accusa la carenza di dispositivi di sicurezza individuali tra il personale sanitario che potrebbe aver favorito il diffondersi del virus tra gli ospiti: “È da più di un mese che non entrano i parenti in struttura, il virus come ci è entrato? – si domanda L. – quando sono entrata l’ultima volta ci accoglievano sul cancello le centraliniste, poi la referente del reparto ci veniva a prendere e ci accompagnava al piano, ma solo noi parenti indossavamo la mascherina, tutti gli altri no”. Che i presìdi di protezione siano scarsi e in uso solo da poco tempo lo conferma direttamente un’ospite della RSA: “La tuta che sembra uno scafandro è arrivata il giorno di Pasqua – spiega preoccupata – finora non c’erano quasi neanche le mascherine, hanno cominciato a indossarle da un paio di settimane, prima non le portava nessuno”.

A denunciarlo anche un’operatrice in forza alla Martinelli: “Sono indignata, dopo 12 giorni di malattia a causa dei sintomi covid 19, chiedo che mi venga fatto il tampone prima di rientrare in reparto in quanto sono presenti casi di covid19 confermati, oltre ad un operatore sanitario e un operatore assistenziale positivi, che sono attualmente ricoverati presso strutture sanitarie. Ma le mie richieste sono state respinte – racconta – perché ritenute inutili in quanto il personale all’interno della struttura è protetto dagli ausili disponibili”. Ma, a quanto riferisce, gli ausili non sono sufficienti: “Sono rimasta sorpresa in quanto il camice verde che ci viene fornito è talmente fragile che al momento di indossarlo si strappa – prosegue – Gli occhiali di plastica usati come precauzioni sono utilizzati da più persone e non si tratta quindi di materiale monouso. La cuffia in dotazione è quella che viene utilizzata da tutti gli operatori durante la dispensa di tutti i giorni. Quindi di certo non può garantire un’adeguata protezione”.

Un altro aspetto su cui i familiari chiedono di far luce è l’organizzazione della struttura per riuscire a contenere la diffusione del contagio: “Bisognava essere previdenti e prepararsi strutturando un reparto dove mettere le persone ammalate per evitare i contagi, non tutti insieme, così si ammaleranno tutti – prosegue L. – Nel reparto di mia madre sono in 25, oggi a tavola erano solo 7. Tutti gli altri allettati”. Sospetti confermati da chi, all’interno della struttura come ospite, non si sente affatto tutelata: “Hanno fatto liberare delle camere singole che però non servono a niente, perché sono dentro al reparto – sottolinea – Per reparto protetto intendo un settore al di fuori di tutti gli altri reparti in modo che, sia operatori che ospiti che si ammalano, siano veramente protetti, invece qui è tutto insieme. Adesso comincia a essere preoccupante perché sono tanti gli allettati, ne sono già morti 4 prima di Pasqua”.

Oltre alle difficoltà dei parenti per mettersi in contatto con la struttura per avere notizie dei propri congiunti,  la grossa incognita riguarda la Direzione Sanitaria. Nel momento dell’emergenza Covid19 la Fondazione Ricovero Martinelli è sprovvista di un Direttore Sanitario che coordini l’operato di medici e infermieri all’interno della RSA. Visitare il sito della Fondazione per credere. Non solo, a quanto si apprende sarebbero almeno 5 – su 8 – i medici, insieme al fisiatra, che hanno rassegnato le loro dimissioni poco dopo la rimozione del Direttore Sanitario, allontanato dopo essere stato riconfermato a gennaio. Con le dimissioni effettive al 2 di maggio i parenti si domandano chi si occuperà dei loro cari, poco più di 200 ospiti, in piena emergenza Covid 19 e con diversi operatori sanitari in malattia.

“Sono giorni molto tristi per tutti noi, soprattutto in questo momento il nostro pensiero deve volgere ai nostri ospiti che ci hanno dato fiducia e le loro famiglie che ci hanno affidato i loro cari – è la premessa del dott. Marco Cavallini, consigliere del CdA della Fondazione – Nell’ultimo CdA, quando è stata deliberata la risoluzione del contratto al Direttore Sanitario a un mese dal rinnovo, siamo rimasti sorpresi e senza ragioni è difficile avere una propria opinione. Ho avuto modo di vedere l’opera apprezzatissima del dottor Sala, che ha anche risistemato e rimesso in efficienza un sistema che aveva criticità, ha sempre lavorato con impegno e capacità. Vane sono state le nostre richieste di chiedere un confronto, che ci è stato negato”. Una mancanza di chiarezza anche in seno allo stesso Consiglio d’Amministrazione: “In questo periodo noi consiglieri Cavallini siamo lasciati totalmente all’oscuro e non siamo aggiornati su quello che accade e, soprattutto in violazione dello Statuto, non veniamo coinvolti nella gestione che è palesemente monocratica – puntualizza con amarezza il dott. Cavallini – Le notizie sugli ospiti sono sporadiche e imprecise, non abbiamo nessuna fonte che ci permetta di contribuire come da mandato prefettizio alla buona gestione della Fondazione e alla tutela degli ospiti. Vana la mia richiesta per una seduta urgente del CdA – che avrebbe potuto tenersi via remoto – al fine di conoscere quali misure la Fondazione abbia e intenda adottare per la sicurezza e la gestione degli ospiti”.

Una situazione complessa sulla quale ora le famiglie intendono vederci chiaro, aggravata dalla difficoltà di non poter essere vicini ai propri cari, che ora più che mai sono fragili e indifesi.

 

 

 

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