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EDUFEST: “La scuola è una palestra per allenare talenti”

I confini sono demarcazioni con regole da non superare, ma anche opportunità di contaminazione e arricchimento. La testimonianza di Marco Erba, docente e scrittore

“I giovani? Hanno lo sguardo meno ideologizzato del nostro”. Le parole di Marco Erba, insegnante e scrittore, sono una provocazione per gli eterni pessimisti, i lamentosi, le persone che guardano con terrore alle sfide del quotidiano. Il professor Erba parteciperà alla sessione della prima giornata di Edufest dal titolo “Scuola e confini”.

Qual è la sfida che vive un insegnante nel contesto della scuola sempre più caratterizzato dall’incontro-scontro fra culture, mondi e generazioni diverse?
Mi accorgo che i ragazzi a scuola ci insegnano a guardare la realtà senza pregiudizi, sono infatti capaci più degli adulti di accogliere e ascoltare i coetanei provenienti da tradizioni e sensibilità diverse perché, quando sono chiamati a giudicare la realtà, sono più pragmatici e meno ideologici. Me ne sono accorto quando in classe abbiamo affrontato gli stessi argomenti discussi nei talk show televisivi, ad esempio la “famiglia nel bosco”.

I confini sono linee di demarcazione o opportunità da sfruttare?
Entrambe le cose. Pensiamo al limes nell’antica Roma. La frontiera era da una parte una demarcazione netta, una linea oltre la quale c’era lo straniero da cui ci si doveva difendere. Allo stesso tempo, però, era un territorio di possibili arricchimenti e contaminazioni. Così avviene anche ai nostri giorni.

Qual è la proposta o l’ipotesi che permette l’incontro fra diversi?
Una società multietnica pone delle questioni. Affinché via sia la possibilità del vivere assieme anche fra diversi occorre innanzitutto la chiarezza nel rispettare le regole del gioco.

Qual è il compito della scuola?
Il compito degli insegnanti, e quindi della scuola, è accompagnare gli alunni in un percorso. Questo accade anche di fronte a una diversità e a una complessità.  Nella mia scuola, per esempio, è stata data la possibilità a una ragazza di raccontare perché porta il velo. È stata un’esperienza arricchente sia per chi parlava, sia per i ragazzi che ascoltavano.  La scuola deve essere come una palestra dove si trovano allenatori capaci di sostenere i ragazzi nel percorso di incontro con l’altro.

 

EDUFEST: “Torniamo alla realtà”

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