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EDUFEST: “Torniamo alla realtà”

I giovani sono immersi nella realtà digitale e ne dipendono. Questo sposta la loro percezione dell’esistente. L’intervista ad Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva

La dipendenza dal mondo digitale è una grande minaccia per i giovani e non va sottovalutata. Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva, è un autorevole esperto della materia. Da anni promuove i Patti Digitali per dare nuove regole sull’utilizzo degli smartphone. A Edufest 2026 parlerà dei “no” che fanno crescere.

Professor Pellai quali sono, secondo lei, i “confini” che gli adolescenti vedono davanti a sé?
I ragazzi non hanno “confini” perché nel mondo digitale tendono a scomparire. Il giovane è incoraggiato dal sistema a esplorare un territorio senza limiti.

Quali sono, a suo parere, le più preoccupanti emergenze educative in questo periodo e chi è chiamato a dare una risposta?
C’è la tendenza da parte dei ragazzi di fuggire dal mondo reale mentre i genitori non devono cedere alla tentazione di dire sempre sì. Si assecondano i figli perché si ha paura di far fare loro della fatica. Le conseguenze? Il ritiro sociale, l’isolamento digitale, le difficoltà relazionali che coinvolgono sempre più i nostri ragazzi. I giovani si rintanano nella propria cameretta dove trovano gli strumenti virtuali per poter evadere, ma sono sempre confinati in una stanza. Pensiamo alle differenze con le generazioni passate. I ragazzi non vedevano l’ora di avere un motorino per andare in giro oppure acquistare un biglietto del treno per scoprire un pezzo di mondo. Ora le statistiche ci dicono che i ragazzi tendono a non voler più fare nemmeno la patente.

Quindi: social, telefonini, overdose digitale. Sono queste le vere minacce per i giovani?
Direi proprio di sì.

Di fronte ai pericoli esiste una strategia e chi può attuarla?
Occorre riportare i figli nel mondo reale. È necessario rifondare il progetto educativo della comunità. I genitori sono spaventati dalla possibilità che i propri figli facciano fatica. Occorre superare questa logica. Bisogna allenare i ragazzi a rapportarsi e  a vivere anche con le proprie fragilità.

 

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