Sab. 02 Mar. 2024
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Si è spento Sante Gaiardoni, un mito del ciclismo su pista

Vinse due medaglie ai Giochi di Roma nel 1960. Leggendarie le sue sfide al Vigorelli con Antonio Maspes

Le foto delle sue vittorie, i ritagli dei giornali distesi sul tavolo del soggiorno di casa. Tanti ricordi da condividere con chi andava a trovarlo. Sante Gaiardoni era così, un uomo semplice che amava parlare di sé, con umiltà, come se il fatto di essere stato l’unico ciclista italiano a vincere due medaglie ai Giochi di Roma, in fondo, contasse ben poco. Invece ha contato tantissimo e ha dato lustro a una carriera ricca di soddisfazione che si alimentò anche grazie alle sfide con Antonio Maspes. Con la scomparsa di Sante Gaiardoni, classe 1939,  se ne va un pezzo importantissimo della storia del ciclismo, non solo italiano. Veneto, originario di Villafranca di Verona, aveva iniziato la sua carriera nel tandem, specialità nella quale conquistò il titolo italiano nel 1957 e nel 1958. Dopo il successo olimpico era poi passato al professionismo, dando vita a una lunga rivalità con il fuoriclasse Antonio Maspes. Gaiardoni si era poi ritirato nel 1971.

 Gaiardoni e Maspes, i Coppi e Bartali della pista

A Roma, dei quattro ori conquistati dagli italiani, Gaiardoni ne vinse due, la velocità e il Chilometro, i più spettacolari. Sante Gaiardoni duellava in pista con Antonio Maspes, milanese doc, che era più vecchio di sette anni, classe 1932 (è morto nel 2000): loro sono stati in pista quello che Coppi e Bartali furono su strada. Le tifoserie si dividevano e si spellavano le mani per l’uno o per l’altro. Erano i re della velocità e del surplace, la tecnica sopraffina di rallentare per far passare l’avversario e poi infilzarlo sul traguardo.
Quando arrivò a Milano per imparare a fare il corridore era spaesato perché veniva dalla campagna e non conosceva nessuno, tranne un cugino che lavorava alla polizia stradale in piazza Prealpi. E all’inizio dormì in caserma perché non sapeva dove andare. Nei primi giorni di permanenza a Milano lo portarono al Velodromo Vigorelli di via Arona, considerato la “Scala” del ciclismo. All’inizio aveva paura con i ripidi curvoni della pista milanese, poi prese confidenza e incontrò molti corridori, fra i quali Marino Vigna del quale divenne presto amico. A gareggiare in pista lo portarono quasi di forza i dirigenti della federazione. Lo ricorda nella testimonianza raccolta nel libro Vigorelli e altre storie: “Nel 1960 c’erano le Olimpiadi di Roma, e la federazione cominciò a boicottare la mia attività su strada perché voleva che corressi in pista. Un ricco palmarès, quello di Gaiardoni: oltre alle medaglie olimpiche conquistate nella Capitale, si aggiudicò il titolo mondiale di velocità nel 1963. Ritiratosi dall’attività, aprì un negozio di biciclette al Giambellino, che divenne presto un ritrovo per gli appassionati di ciclismo. Tentò anche la carriera politica, candidandosi a sindaco di Milano con una propria lista nel maggio 2006.
Le esequie saranno celebrate sabato 2 dicembre alle ore 15 a Motta Visconti, il paese alle porte di Milano dove Gaiardoni viveva da anni, dopo la scomparsa nel 2020 della moglie
Elsa Quarta, una nota cantante melodica sposata nei primi anni 1960, conosciuta, tramite il collega cantante milanese Luciano Tajoli, durante una tournèe in Australia.

Angelo De Lorenzi


In punta di sellino n. 1 – ottobre 2023

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