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Sesto San Giovanni, librerie ed E-commerce: Davide contro Golia? La parola a Valerio e Massimo della Libreria Presenza

Sesto San Giovanni, librerie ed E-commerce: Davide contro Golia? La parola a Valerio e Massimo della Libreria Presenza
gennaio 14
11:40 2021

Nel precedente articolo ho parlato di libri, di come questi possano rivoluzionare questo periodo difficile. Ho deciso così di intervistare Valerio e Massimo, i librai della libreria Presenza di Sesto San Giovanni. Li ringrazio infinitamente per il tempo donatomi che, ancora una volta, mi ha permesso di riflettere ed arricchirmi.

Cari lettori, vi invito a portare pazienza. Leggetela fino in fondo: è densa di parole preziose, pronunciate con la stessa cura di chi ha appena trovato un tesoro e, sebbene geloso, vuole metterne a conoscenza il mondo intero. Buona lettura.

Come vi siete appassionati alla lettura? Quando e perché avete iniziato questo lavoro?
Valerio: “A dodici, tredici anni ho preso un libro in mano mentre ero in spiaggia e da quel momento ho iniziato a leggere.

Ho cominciato questo lavoro 12 anni fa: mentre frequentavo la facoltà di filosofia, mi si presentò questa occasione e dunque decisi di coglierla”.

Perché il nome “Presenza”?
Il nome della libreria è dovuto alla sua storia. Fu costituita nel 1977, quando la congregazione delle suore Paoline la abbandonarono e Monsignor Aldo Mauri, l’allora prevosto, intervenne assieme a un’associazione di laici per ricostituire una “presenza” cattolica per la città, che si occupasse di fornire un servizio culturale, tanto a cuore di Mons. Mauri. Nacque dunque come una cooperativa, rimanendo attiva fino al 2018, anno in cui, per vari motivi, i soci decisero di chiuderla. Questa utilizzava la libreria come fonte di sostentamento, poiché senza scopo di lucro. Pertanto, a inizio 2019, quando venimmo convocati, ci chiesero se fossimo disposti a rilevarla. Lo facemmo per due motivi: è il nostro lavoro e, come si può immaginare, ci siamo affezionati.

Oggi, però, si chiama “Libreria della Famiglia” poiché è nostro obiettivo essere un punto di riferimento per la realtà cattolica, ma non solo: vogliamo anche creare, mediante la libreria, un polo di aggregazione culturale per tutta la famiglia. Secondo noi, c’è bisogno di un luogo in cui, chiunque entri, possa trovare uno spunto di crescita e di maturazione, indipendentemente dall’età. Per questo motivo abbiamo anche creato uno “spazio bimbi”, in cui i bambini possano divertirsi mentre la madre (o chi per essa) sceglie un libro.

Quali sono state le difficoltà nei primi tempi, da quando l’avete rilevata?
Nonostante sulla carta la libreria sia di nostra proprietà da poco tempo, in realtà noi la sentiamo nostra sin da quando abbiamo iniziato a lavorarci come dipendenti: si sa, nelle piccole realtà è essenziale l’impegno di tutti, altrimenti “la barca affonda”.  Pertanto, come facevamo prima della riapertura, ci siamo fatti carico delle difficoltà, affrontandole con il cuore.

Dapprima abbiamo dovuto risanare i conti. Successivamente è stato necessario trovare il modo per non essere dimenticati dai nostri clienti, evento possibile in un caso di riapertura come questo: era fondamentale mantenere una continuità con il cliente, di modo che questi non cambiasse le proprie abitudini rivolgendosi ad altre librerie. Insomma, ci siamo ritrovati a cercare di rimanere una “presenza” per il territorio e per le persone.

Siete quindi riusciti a mantenere i vostri clienti?
Per nostra fortuna sì. Anzi sono aumentati quest’anno, in seguito alla pandemia da Covid-19. Difatti, la “chiusura” di Milano ha costretto i sestesi ad interfacciarsi maggiormente con la realtà locale.

Avrei affermato il contrario. Sorge spontaneo allora chiedere se questa tremenda pandemia abbia a voi portato solo benefici o anche delle difficoltà.
Inizialmente, durante il primo lockdown, il libro non è stato considerato un bene essenziale (per questo le librerie sono rimaste chiuse).

Logicamente l’ALI, l’Associazione Librai Italiani, si è fatta sentire a gran voce dal Governo: ciò ha permesso di classificare il libro come bene essenziale, anche durante una pandemia. Anzi, specialmente in questo periodo in cui si è costretti a trascorrere molto più tempo a casa, la lettura rappresenta un ottimo sostegno psicologico per “non imbruttirsi”. Tuttavia, per nostra fortuna, ha portato anche qualcosa di buono.

Oltre a disporre di più tempo per leggere, la limitazione degli spostamenti ha costretto molte persone a riscoprire la propria città con i servizi che fornisce, tra cui le librerie. Non potendo muoversi tra comuni, le grandi librerie o quelle all’interno dei centri commerciali, prima privilegiate dal lavoratore che in pausa pranzo decideva di andare a comprare un libro o dalle persone che, mentre facevano shopping tra i negozi delle vie più calcate, si fermavano davanti a una di queste, hanno visto una frequentazione estremamente ridotta. Questo dunque ha favorito le piccole librerie.

Non è forse più facile guardare un film in tutta comodità sul divano?
Assolutamente sì. Tuttavia, mentre un video fornisce estremamente di più a livello di immagine (richiedendo dunque uno sforzo di gran lunga minore), contribuisce a un minor sforzo di immaginazione. Il libro quindi dischiude un mondo interiore: la lettura è una grande insegnante dei sentimenti. Ne è un esempio “Il giovane Holden”, in cui sono mostrati sentimenti tragici come la depressione, ma anche l’amore.

Siamo ormai coscienti dell’influenza dei siti di e-commerce sui consumatori e di come questi stiano mettendo in difficoltà tante realtà, come quella delle librerie. Quali sono i vantaggi dell’acquisto online? Si potrebbe dire un’attività perfetta o, al contrario, presenta dei limiti?

Il vantaggio degli e-commerce (che diventa uno svantaggio per chi vuole avere una vita sociale) è la possibilità di farsi arrivare un libro a casa con un semplice clic. Dunque se si vuole risparmiare tempo, l’acquisto online diventa una buona scelta. Mi verrebbe però da chiedere: risparmiare tempo per fare cosaD’altra parte, tuttavia, nel tempo si ammazza il tessuto sociale: distopicamente parlando, sostituendo un clic alle relazioni tra noi e il cliente e pure a quella tra lui e se stesso, si finisce per vivere soltanto la propria casa.

L’e-commerce rappresenta anche un pericolo economico: un colosso come A., ad esempio, detiene il monopolio. Dunque ammazza anche il mercato. E non solo quello dei libri, dato che si pone l’obiettivo di fornire i beni più disparati. Oltre a decidere i prezzi del mercato, un “gigante” di questo tipo sceglie cosa vendere e cosa non vendere. Facciamo un esempio.

Supponiamo che Wilbur Smith venda un certo numero di milioni di copie nel mondo, rappresentato in Italia dall’editore “Pincopallo”, che paga all’autore i diritti. Ipotizziamo ora che tali diritti passino al colosso di e-commerce. Dunque la casa editrice viene privata di una fonte di introiti considerevole. A tal punto, “Pincopallo”, che oltre all’illustre Wilbur Smith promuoveva anche il caro Giovannino che vendeva poche decine di copie, non può più permettersi di finanziare quest’ultimo: Giovannino si trova sul lastrico.

Pertanto, come tutti i suoi simili, il colosso di e-commerce finisce per limitare le scelte dei singoli editori che, come si evince, travolgono scrittori e lettori.

Mi pare però di capire che voi riuscite comunque a mantenere un alto tasso di vendite. Come è possibile?
Lo si mantiene di certo grazie ad un’eccellente professionalità. Ma non basta. Bisogna saper scegliere dei brand di cui il colosso “tal dei tali” non dispone, in modo da poter mantenere dei prezzi competitivi. Noi, ad esempio, teniamo particolarmente ai giochi educativi per i bambini. La libreria è insostituibile se ad esempio si deve comprare un libro sugli alberi per il proprio figlio: devi sfogliarlo, devi vedere se è interessante, devi considerare una moltitudine di fattori che su un sito internet non hai occasione di comprendere appieno, neppure servendoti delle recensioni.

Quindi si potrebbe dire che quest’anno abbiano portato un maggior ricavo i giochi per bambini?
In realtà, per nostra grande sorpresa, non è così: la vendita dei libri ha anzi avuto un incremento, dovuto anche al maggior tempo a disposizione del lettore.

Se i libri possono essere acquistati allo stesso modo su internet, qual è l’elemento che distingue una libreria dall’acquisto online?
La differenza tra un colosso di e-commerce e un libraio sta in un algoritmo. Mentre su un sito è uno strumento matematico che, in base alle proprie preferenze, consiglia libri simili a quelli precedentemente acquistati, il libraio con un briciolo di esperienza è in grado di far scoprire qualcosa di nuovo al lettore, qualcosa che non avrebbe mai immaginato potesse neppure pensare di leggere.

Secondo la vostra visione, libreria ed e-commerce possono “fare squadra” e collaborare, come già accade su alcune piattaforme?
Ci abbiamo pensato: crediamo che il nostro lavoro non esisterà più tra venti o trent’anni (come tante altre mansioni). Detto ciò, in questo momento, a nostro vedere, non ci sono le condizioni per cui un libraio possa competere con un colosso di e-commerce, capace di imporre il proprio monopolio. Difatti, grandi e-commerce come A. detengono la priorità sul picking: se una libreria e un sito di e-commerce ordinano lo stesso libro dallo stesso fornitore, questi lo consegnerà prima ai magazzini del sito internet. Inoltre sarebbe quasi impossibile riuscire a garantire tempi di consegna simili a quelli promessi dai siti internet.

Tutto ciò è ovviamente determinato anche dalla differente potenza economica dei colossi del web. Nemmeno se le librerie e le case editrici si unissero potrebbero tentare di fronteggiare queste industrie digitali. Unione nella realtà impossibile per via di interessi di mercato e personali differenti, oltre che per una questione di logistica. Per giunta sembrerebbe che tali colossi riescano in qualche modo a limitare l’intervento dei sindacati, dato che è estremamente raro sentire notizie riguardanti scioperi dei lavoratori o attività simili: agli occhi di chi è fuori, appaiono come un’isola felice.

Secondo voi dunque il Governo dovrebbe limitarne i poteri?
Sicuramente sì. In Francia ad esempio si è provato a fare qualcosa, scatenando i leader politici dei paesi di origine di questi “giganti”.

Forse non dovrebbe essere l’Unione Europea ad intervenire?
La stessa Unione che permette una differente pressione fiscale tra paesi interni? Meglio lasciar stare. (È uno dei motivi per cui molte multinazionali decidono di porre la propria sede fiscale in alcuni paesi come l’Irlanda, pagando così meno tasse, ndr) Ormai, purtroppo, non è la politica a decidere: ma l’economia.

Dunque il settore culturale si potrebbe dire essere stato abbandonato dalla politica?
Dagli anni Novanta del secolo scorso è così: è lo specchio di quello che si vede in televisione. D’altronde si dice “panem et circenses”, ossia “pane e divertimento”: pensare fa male, secondo i media. Dopo che un politico afferma che “con la cultura non si mangia” non resta molto da dire. Eppure non si limita ad essere un problema politico, bensì riguarda una questione italiana.

Anche la scuola ne è colpevole?
Il problema del sistema scolastico riguarda la mentalità: deve educare o istruire? Mentre l’istruzione è il passaggio di un concetto da una mente all’altra, l’educazione è la formazione di una persona. Per insegnare un lavoro bastano pochi anni. Invece, nel nostro Paese, a mio parere, si dedica una quantità enorme di tempo ad istruire e ben poca parte di questo la si utilizza per educare, per far maturare ragazze e ragazzi.

Concludendo: tre motivi per cui preferire una libreria ad un sito di e-commerce.
Il libraio, che sa intrattenere i clienti ed è in grado di consigliare, talvolta sorprendendo, La possibilità di uscire di casa, che costringe soprattutto i giovani ad avere delle relazioni interpersonali (che già ad oggi risulta essere un problema). Sembrerà scontato, eppure leggere fa bene: ancor di più se si tratta di un libro capace di stupirci.

 

È sorprendentemente terrificante scoprire la maestosa potenza che un sito di e-commerce può avere sulle nostre menti: ci rende più pigri, dunque ignoranti. Quegli algoritmi finiscono per manipolare le nostre scelte e, seppur inconsciamente, per occultare una parte di conoscenza e di realtà. Rendono il mondo, anzi, gli umani “schiavi”, non permettendo di scorgere cosa si celi dietro la siepe dei nostri gusti abituali.

Mentre quello degli e-commerce è un mondo purtroppo capace di “chiudere” e nascondere, quello dei libri, come afferma Valerio, è “un insieme di mondi: ognuno di questi può dischiudere un mondo, sta al lettore scoprirlo. Bisogna saper attendere”.

P.s.: Se foste in cerca di un libro per passare il tempo, chiedete a Massimo e Valerio: vi sapranno consigliare quello migliore per voi!

 

Di Stefano Bombonato 

 

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Sommario: Intervista a Valerio e Massimo della Libreria Presenza

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Angelo De Lorenzi

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