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Georgie è morto, in Bulgaria, con la sua famiglia accanto

Georgie è morto, in Bulgaria, con la sua famiglia accanto
dicembre 10
07:42 2014

CINISELLO BALSAMO – Dopo essere riuscito a realizzare il suo ultimo desiderio di riabbracciare la famiglia, si è spento ieri mattina Georgie, il camionista 39enne malato di tumore che il personale dell’ospedale Bassini e la solidarietà dei cittadini hanno aiutato a ritornare in Bulgaria.

Invece di spegnersi in un letto anonimo senza i suoi cari, ha potuto rivedere la moglie e la figlia di 14 anni prima di morire. Per venire incontro al suo desiderio, vista l’impossibilità di ogni ulteriore soluzione clinica, gli infermieri e gli assistenti del reparto di chirurgia dell’ospedale si erano mobilitati per raccogliere i soldi necessari a farlo ritornare a casa in ambulanza. Un viaggio di 1600 chilometri molto costoso. In pochi giorni, grazie anche agli articoli pubblicati sui giornali, sono stati raccolti oltre 3mila euro. Una grandissima risposta solidale che ha commosso tutti. Decine di telefonate e persone che sono passate in reparto per lasciare la loro offerta.

partenza di georgieParallelamente, anche in Bulgaria c’è stato un passaparola tra amici e parenti, e in pochi giorni si è raccolta un’altra somma che permetterà, insieme ai soldi avanzati dalla raccolta in Italia, di far fronte alle spese e di creare un piccolo fondo per la figlia di Georgie, un conto che potrà usufruire solo al raggiungimento dei 21 anni di età. Sempre in Bulgaria, un conoscente ha saputo la storia del camionista e ha offerto un lavoro alla moglie.

LEGGI ANCHE: “Georgie ce l’ha fatta, è tornato a casa realizzando il suo ultimo desiderio”

Il sostentamento dei suoi cari era la preoccupazione maggiore di Georgie, e quello che l’aveva indotto a non fermarsi dal lavoro nonostante sapesse di essere malato. Aveva continuato a viaggiare per l’Europa con il suo camion, sperando che il male passasse prima o poi. Un malore l’ha colto proprio mentre si trovava a Cinisello ed è stato ricoverato all’ospedale Bassini, dove per circa un mese e mezzo ha ricevuto le cure. Ma il tumore era troppo esteso, non c’ere più nulla da fare.

Dove non poteva arrivare la medicina, però, è subentrata l’umanità, che ha reso, questa storia di malattia e sofferenza, speciale e positiva.

LEGGI ANCHE: “La storia di Georgie e il giornalismo utile”

LEGGI ANCHE L’EDITORIALE: “Il grande cuore del Nordmilano”

(nella foto in alto, scattata in Bulgaria Georgie in ospedale con la moglie e la figlia)

Autore

Jacopo Altobelli

Jacopo Altobelli

Fotogiornalista Nordmilano24.it

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