Gio. 02 Feb. 2023
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Muore ciclista spagnolo in coma da 24 anni

Il ciclismo piange la scomparsa di Raúl García Álvarez, atleta di Segovia vittima di un terribile incidente durante una gara. Il fratello Antonio ha dato la notizia della sua morte al quotidiano locale El Norte de Castilla. Se ne è andato a soli 41 anni, dopo 24 di coma. In tutto questo tempo è stato accudito dai suoi familiari.

Era il 20 agosto 1998: Raúl García aveva 17 anni e davanti a sé l’orizzonte  di una lunga e fortunata carriera. Correva per la squadra professionistica Venta Magullo-B Melero. Con gli altri compagni di squadra stava gareggiando nella Vuelta Ciclista a la Sierra Norte de Madrid.

L’incidente in una curva

Scendendo velocissimo dal passo Morcuera, Ràul uscì da una curva e cadde da un terrapieno alto circa cinque metri. Il colpo causò un grave trauma cranico,  un taglio profondo a una gamba e un trauma al torace.

Arrivò l’elicottero, che lo trasferì all’ospedale 12 de Octubre, dove subì una lunga operazione. Al termine la prognosi fu di coma irreversibile, il destino segnato, i sogni di carriera sfumati; rovinati da una curva, dall’eccessiva velocità, forse da qualche altro dettaglio che le cronache locali faticano a restituirci.

Durante il primo anno Raúl García Álvarez è stato in un ospedale di Burgos, specializzato in questo tipo di patologie. Poi la famiglia lo portò a casa dove è stato accudito e amato fino a pochi giorni fa, con la speranza che uscisse dal coma e riprendesse a vivere. La madre, in particolare, è stata sempre accanto a Raúl, notte e giorno.

La tragedia di Casartelli

Purtroppo il ciclismo non è nuovo a questo tipo di incidenti. Una delle tragedie più note riguarda un corridore italiano che perse la vita durante una tappa del Tour de France.

Il 18 luglio 1995, nella parte iniziale della 15esima tappa, la Saint-Girons–Cauterets, Fabio Casartelli perse il controllo della bici lungo la discesa del Portet-d’Aspet. Era una curva a tornante che si affacciava su una scarpata, non protetta da guardrail. Fabio scivolò su un fianco e batté la testa contro un paracarro di cemento. Non portava il casco, la televisione riprese il corpo martoriato sull’asfalto dopo l’incidente. I tentativi di rianimazione durarono tre ore, ma non si riuscì a salvarlo.

L’uso obbligatorio del casco

Da allora si iniziò a prendere in considerazione la necessità di rendere obbligatorio l’uso del casco nelle gare di ciclismo.

l´Unione ciclistica internazionale prese la decisione a partire dal 5 maggio 2003, a seguito della morte del ciclista kazako Andrei Kivilev, avvenuta il 12 marzo 2003 durante la Parigi-Nizza.

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Angelo De Lorenzi

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