Gio. 18 Ago. 2022
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Moschea a Sesto, parla Vino: “Non abbiamo bisogno di guerre di religione”

La questione torna a infiammare il dibattito politico dopo il botta e risposta fra il sindaco uscente, il leghista Roberto Di Stefano, e il candidato del centrosinistra Michele Foggetta

“Sulla questione Moschea, a mio parere, sbaglia Di Stefano a dire aprioristicamente no e sbaglia Foggetta a dire si acriticamente. Il primo, perché non tiene conto del diritto costituzionale al libero culto, il secondo perché, per ideologismo, non considera il diritto alla trasparenza e alla sicurezza e la sostenibilità del progetto”.

La questione Moschea a Sesto San Giovanni tiene ancora banco. Dopo il botta e risposta innestato tra il sindaco uscente, il leghista Roberto Di Stefano, e il candidato del centrosinistra Michele Foggetta, ora è la volta Paolo Vino, candidato dei Giovani Sestesi: “Sesto non ha bisogno di questa, è il caso di dirlo, guerra di religione ma di veder sciolto questo nodo”.

Michele Foggetta

“Sesto è una città laica, nel senso dell’accoglimento, della convivenza e della tolleranza –  prosegue Vino – e una città laica significa una città dove tutti i diritti costituzionali sono non solo garantiti, ma sono la stella polare dell’agire politico e amministrativo e dove i doveri sono chiari condivisi e rispettati.

Quindi, si ad un luogo di culto per i Sestesi di confessione musulmana, commisurato al territorio e alle reali necessità cittadine, no a progetti con obiettivo di fare di Sesto una sorta di polo di riferimento regionale, con centri di formazione religiosi e altro. E, soprattutto, si ad una realtà dove proprietà, risorse, responsabilità e attività siano chiare e coerenti con il nostro quadro legislativo e dove non solo le comunità religiose ma anche le rappresentanze delle diverse nazionalità di provenienza dei residenti sestesi di fede musulmana siano coinvolte, anche nella proposta culturale aperta alla Città”.

“Il nostro impegno – conclude Vino –  deve essere per il rispetto e la difesa del bene pubblico, per l’assoluta assenza di discriminazioni di qualsiasi tipo, per una comunità che dalle sue storie e differenze trae forza e non divisione, dove la convivenza attiva e il rispetto sono la cifra del vivere comune e dove diritti e doveri, libertà e sicurezza, legalità e rispetto non sono mai disgiunti”.

Moschea sì Moschea no

Da decenni Sesto San Giovanni è un luogo di preghiera che richiama fedeli da varie parti e la moschea di via Luini  è rimasta al suo posto in un tendone che doveva essere provvisorio. Oggi il confronto dovrebbe essere su quanto già scritto nelle sentenze al Tar e al Consiglio di Stato, che invitano le parti a trovare un accordo per realizzare un centro di preghiera ridimensionato rispetto al progetto originario.

Anche in questa tornata elettorale, in ogni caso, il caso Moschea rischia di diventare un vero e proprio tormentone che forse allontana l’attenzione nei confronti di tanti altri problemi della città.

 

 

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