Mer. 27 Ott. 2021
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Nuove frontiere del commercio, vecchie ricette della politica

[textmarker color=”E63631″]NORDMILANO[/textmarker] – Quanti di voi quest’anno hanno comprato almeno un regalo su un sito di e-commerce? Molti, visto che le statistiche parlano di almeno 9 milioni di italiani che nei due mesi precedenti il Natale hanno fatto acquisti online sviluppando un business di almeno 3,1 miliardi di euro.

Non si può più negare che lo shopping online sia una realtà solida e consolidata. Sono sempre di più coloro i quali preferiscono trascorrere qualche minuto su Internet per scegliere prodotti e fare shopping piuttosto che girare per ore nel traffico alla ricerca di ciò che gli interessa. Questo non avviene sempre e solo a scapito dei piccoli negozi  che, anzi, in molti casi sono stati capaci di abbattere muri e confini territoriali aprendosi a un mercato molto più grande, quello virtuale.

Se parliamo di commercio online, naturalmente parliamo soprattutto di Amazon, Ebay, dei grandi brand commerciali e di tutti i colossi di e-commerce che sono nati online. Ma non è detto che il mercato virtuale sia solamente di loro proprietà. In un mondo che a maggior ragione, grazie a Internet, è diventato globale, è sempre più importante coniugare le qualità del locale con le opportunità del globale.

E qui veniamo alle riflessioni sulla situazione locale del Nordmilano e sulle strategie, ammesso che ci siano, della politica locale per il cosiddetto rilancio dei distretti commerciali dei nostri Comuni.

Se pensiamo a città come Sesto San Giovanni, dove l’unica strategia commerciale è legata al dibattito sull’isola pedonale per Sesto vecchia, o come a Cinisello dove si pensa di rilanciare il commercio raddoppiando il centro commerciale più grande della città, si comprende bene che la situazione è imbarazzante. I commercianti sono abbandonati a loro stessi da molti anni e spesso sottoposti ad errori politici su temi di viabilità, trasporti e politica commerciale. In tanti hanno chiuso. Qualcuno resiste. E anche i negozi più speciali, storici e peculiari soffrono l’isolamento che gli si è creato tutto intorno.

Dinanzi ad una situazione di crisi per molti versi irreversibile, non c’è stata ancora da parte della politica (e in parte anche delle stesse associazioni dei commercianti) una presa di coscienza su ciò che deve essere il commercio del futuro. L’avvenire non passa certo attraverso centri commerciali chilometri, né tanto meno attraverso vie commerciali pedonalizzate in mezzo al caos metropolitano e alla mancanza di servizi.

Probabilmente, accanto agli interventi urbanistici comunque necessari, si dovrebbe lavorare per agevolare l’ingresso di nuovi negozi attraenti per la popolazione (a quanto risulta dagli ultimi bandi le amministrazioni di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo hanno risposto all’appello di Regione Lombardia per portare nuovi franchising nelle città). Ma per pensare davvero al futuro si deve anche lavorare sullo studio di una piattaforma di commercio anche attraverso gli strumenti offerti da internet, dai social e dal mondo globale.

Quei negozi che hanno imparato a lavorare con internet, Facebook e Instagram, stanno ottenendo buoni risultati. Manca però chi è in grado di progettare e sostenere la nascita di una rete di commercio locale ad alta capacità digitale. Un esempio. Molti avranno visto alla Tv gli spot di società che offrono servizi di consegna a domicilio di piatti provenienti dai ristoranti della zona di residenza. Probabilmente servirebbe mettere in rete i negozianti per offrire loro una finestra online competitiva, supportandoli poi con un servizio di consegna a domicilio di dimensione locale. Solo questo può consentire al commercio locale di resistere alla concorrenza di Amazon Prime Now, che promette di consegnare i suoi prodotti in un’ora dall’ordine, anche di notte.

Non serve scomodare De Gasperi per ricordare che la qualità di un vero politico si misura sulla sua capacità di guardare alla costruzione della città del futuro.

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