Gio. 01 Dic. 2022
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Ascenzo, coach della Rondinella: “Vincere il campionato? Sarebbe un sogno”

[textmarker color=”E63631″]SESTO SAN GIOVANNI[/textmarker] – Alla scoperta del miracolo Rondinella, Nordmilano 24 ha ottenuto in esclusiva un’intervista con Alessio Ascenzo. Nato e cresciuto nella società sestese, il coach si è raccontato e ha spiegato come la propria squadra possa mirare alla vittoria del campionato. Ha anche svelato il segreto di questo folgorante inizio di stagione ed è stato molto chiaro sull’importanza del basket in Italia.

image110 su 10. Per adesso state volando in campionato, quale è il segreto di questo miracolo?
Nessun miracolo. Ho avuto la fortuna di ereditare un gruppo collaudato ed affiatato, l’aver inserito solo 4 giocatori e corretto quelli che secondo me erano i punti di debolezza, ci sta consentendo di allenarci bene tutti i giorni, le vittorie perciò sono sicuramente una conseguenza. Il talento in attacco di alcuni giocatori e la profondità del roster ci consentono di poter gestire al meglio ogni situazione. Da non sottovalutare l’aver fatto parte di questo gruppo lo scorso anno come giocatore, perciò i ragazzi sanno che possono contare sia su un allenatore che su un compagno di squadra. In questo modo dirsi le cose è sicuramente più facile.

Addentriamoci di più nella storia della società e nella tua personalissima carriera alla Rondinella, quando hai iniziato questo percorso e quanto ti lusinga essere in questa società?
Questa società è quella in cui sono nato e cresciuto. Una società che crede nei valori dell’uomo e dello sport e cerca quotidianamente di farli rispettare a tutti i livelli (ci prova realmente, non solo a parole). È una società portata avanti da volontari che dedicano il loro tempo a far stare in palestra bambini e ragazzi dai 5 ai 18 anni, con l’intento di essere un complemento all’educazione che danno i genitori e comunque insegnare uno sport. Personalmente ho iniziato qui a giocare a 10 anni, facendo tutto il percorso giovanile fino ad arrivare a 18 anni in prima squadra. Sempre a 18 anni ho iniziato ad allenare il minibasket, cercando di prendere spunto dagli allenatori/istruttori più grandi. Altre opportunità, mi hanno costretto a lasciare la società a 21 anni per intraprendere un percorso per me più stimolante e dove potermi mettere ancora di più alla prova. Torno quest’anno ad allenare, per la prima volta la prima squadra, dopo averci giocato l’anno scorso. Ho avuto altre esperienze da allenatore di squadre senior in c2 e serie D.

Dopo questo avvio l’ obiettivo sarà sicuramente la vittoria del campionato, ci credete che il sogno si possa realizzare?
Vincere un campionato, di qualsiasi sport e a qualsiasi livello non è mai semplice. È un sogno, hai detto bene! Ad inizio stagione l’obiettivo era quello di ripetere i risultati della stagione scorsa (quinti classificati), per questo motivo siamo soddisfatti di quello che stiamo facendo. Ringrazio società, staff e giocatori per l’impegno e la professionalità con cui stanno affrontando questa avventura. La strada però è ancora lunga e piena di ostacoli..guai a rilassarsi.

Se scendiamo di categoria, c’è qualche giovane prospetto da lanciare alla ribalta?
Scendendo di categoria a livello senior, penso che il campionato di promozione non sia una vetrina sotto questo punto di vista, a parte alcune realtà che hanno deciso di fare una squadra tutta giovane. Qualche prospetto interessante lo si può vedere almeno dalla serie D. A livello giovanile, in società da circa 3 anni si sta cercando di aumentare la qualità tecnica sull’insegnamento; ad oggi possiamo dire di avere qualche ragazzo del 1999 da tenere sicuramente sotto osservazione per le prossime stagioni.

Pensi che questo sport possa prendere sempre più piede in Italia, oltre al calcio, e se si come?
Sarò crudo, No! Manca la cultura dello sport in generale, l’interesse personale viene prima di tutto il resto. I vertici del sistema non sanno vendere e gestire un prodotto dal potenziale altissimo. Alcuni eventi (Belinelli, Gallinari, Messina), possono aiutare il movimento nel breve periodo, ma questo non basta. Ho avuto la fortuna di assistere a qualche partita NBA negli Stati Uniti, vivendo quel palazzetto e il clima che si respira li dentro è facile capire perché non potremmo mai portare il basket ad avere il seguito che merita.

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