Mer. 28 Set. 2022
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Penati e il “Sistema Sesto”, dopo tre anni di silenzio: “Non ho mai ricevuto soldi”

[textmarker color=”E63631″]SESTO SAN GIOVANNI[/textmarker] – Respinge ogni accusa e nega di aver ricevuto alcuna forma di finanziamento. L’ex sindaco di Sesto San Giovanni ed ex presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, alla sbarra al Tribunale di Monza per il processo sul famigerato “Sistema Sesto”, parla dopo quasi tre anni di silenzio e respinge le accuse di tangenti lanciate da Piero Di Caterina e dal costruttore Giuseppe Pasini.

“Finalmente è il momento di farmi sentire”, ha dichiarato in aula Penati, come riportato dai quotidiani, raccontando poi la sua vicinanza con Di Caterina “per condivisione politica”, con finanziamenti alle campagne elettorali di fine anni novanta e nulla più.

I rapporti tra il politico e il patron dei trasporti iniziarono quindi a vacillare quando Penati, ormai presidente della Provincia di Milano, non concesse il rilascio della linea Segrate – Linate. “Mi rinfacciò che gli avevo mandato a monte la vendita dell’azienda ai francesi – racconta Penati in aula, come riporta Il Giorno -, che era disperato e che aveva la banche addosso”. Anche sulle mail di accusa, quella datata aprile 2010 l’ex sindaco di Sesto, ne parla come “il tentativo di un uomo disperato, i soldi che diceva di mia proprietà su conti esteri io non li ho mai visti: la mail la teneva nel portafoglio, pronta per essere scoperta dalla Finanza”.

Penati prende le distanze anche dall’altro accusatore, Giuseppe Pasini, che intendeva riqualificare le aree dismesse di Falck e Marelli. “Non ho mai imposto a Pasini nessun progettista e tanto meno le cooperative – spiega l’ex presidente -, se fossi stato corrotto avrei concesso quelle aree a un amico a prezzi più bassi: era stato scelto il Gruppo Falck perché aveva storia, tradizione e un progetto di vera riqualificazione”. Secondo quanto riportato da Repubblica.it Penati ha esibito in aula delibere di giunta dove dimostra che fu proprio Pasini a chiedere modifiche al piano regolatore, arrivando a minacciare il consiglio comunale che, senza quelle modifiche, il piano non sarebbe mai stato approvato.

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