Lun. 17 Giu. 2024
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Gli ipocriti dell’articolo 18

[textmarker color=”E63631″]NORDMILANO[/textmarker] – Quando l’ideologia è più importante della concretezza. Quando è più facile fare filosofia che agire.

Nelle ultime settimane, molti politici locali si sono esercitati su Facebook a dare giudizi anche sferzanti sul job Act e sul progetto del Governo Renzi di cancellare l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che difende i lavoratori dal licenziamento per causa ingiusta.

Lungi da noi l’idea di accodarci alla pletora di opinionisti e di “esperti” in diritto del lavoro. Ci fa però riflettere un aspetto puramente localistico e concreto della vicenda: da anni i nostri comuni del Nordmilano sono al centro di un fenomeno allarmante di fuga delle imprese. Ci sono aziende storiche che chiudono perché superate dal progresso. Altre che lasciano per via della crisi. Ci sono aziende che fuggono, lasciandosi alle spalle decine di persone senza lavoro, perché l’ambiente del Nordmilano non è più “ospitale” per le attività.

Dinanzi a questo fenomeno epocale, che sta trasformando le nostre città in dormitori di gente sempre più disoccupata e priva di prospettive, non si è mai levata una voce in difesa dei posti di lavoro. Nessuno che abbia preso in mano la situazione, proponendo soluzioni capaci di ridare animo alla politica industriale della città.

Qualche giorno fa discutevamo con un importante mediatore immobiliare che parlando di Sesto San Giovanni ci diceva: “portare nuove imprese a Sesto San Giovanni è difficilissimo, perché è anni che non fanno un vero piano industriale. E’ tutto in sospeso in attesa del Messia”. Chi, o meglio cosa sia il Messia, lo sappiamo benissimo. Ma è più allarmante il resto dell’affermazione. A Sesto non si sa dove e cosa si possa fare.

Che dire poi di Cinisello Balsamo. Quando hanno chiuso le ultime grandi industrie l’Attrezzeria Paganelli e la Poligrafica Internazionale, il consiglio comunale non ha avuto nemmeno l’accortezza di lanciare un messaggio di solidarietà. Forse non si sono nemmeno accorti di cosa stesse accadendo. I sindaci e i consiglieri comunali che partecipavano alle manifestazioni con tanto di fascia tricolore, qui sono scomparsi da un pezzo.

Peggio, quando chiuse la Pirelli Cavi di via Matteotti, un sindaco di Rifondazione disse “non possiamo farci nulla è una realtà privata”. Poi, il centrosinistra trasformò quell’area in residenziale e tutti capimmo cosa stava accadendo.

La conclusione è che in una realtà urbana dove i terreni sono così preziosi, la politica preferisce parlare di articolo 18 e poi sedersi al tavolo per discutere la deindustrializzazione per fare spazio a quelli che vengono chiamati piani di riqualificazione. Come si dice un colpo al cerchio (la filosofia del diritto al lavoro) e uno alla botte (il business del mattone).

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