Lun. 20 Mag. 2024
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Ripartiamo da Sgarbi

[textmarker color=”E63631″]NORDMILANO[/textmarker] – Guai se un assessore, soprattutto se si tratta dell’assessore alla Cultura, non difendesse il valore culturale della sua comunità.

Tuttavia, la polemica esplosa in questi giorni tra il critico d’arte Vittorio Sgarbi e l’assessore alla Cultura di Cinisello Balsamo, Andrea Catania (leggi di più in questo articolo e nelle reazioni dell’assessore Catania), mette inevitabilmente alla berlina Cinisello Balsamo e più in generale i comuni del Nord Milano che in fatto di sviluppo Culturale, hanno più di una pecca e qualche responsabilità politica identificabile, quanto meno con una spiccata miopia.

Non si vuole tracciare un atto d’accusa, né esasperare una polemica che è sicuramente frutto del clima estivo e della necessaria ricerca di spunti “forti” per tenere alta la bandiera dell’Expo.

Certo è che questo confronto a distanza tra amministrazione comunale e critico, è utile per fare una serena riflessione sulle molte carenze sotto il profilo culturale che accomunano le realtà del Nordmilano.

Si parla di Expo.
E allora è sufficiente ricordare che Cinisello Balsamo e i comuni del Nordmilano non hanno ancora fatto nulla per candidarsi ad essere protagonisti di questo Expo. Mancano 10 mesi alla rassegna mondiale, e i comuni si sono riuniti poco prima della pausa estiva per domandarsi Che si fa? Senza però riuscire a darsi ancora una risposta. Senza un piano preciso per accogliere i visitatori dell’Expo e offrire loro uno spicchio di quel “patrimonio storico e culturale” che l’assessore Catania vanta legittimamente e orgogliosamente.

Miopi.
Forse ha ragione chi utilizza questo aggettivo per descrivere gli amministratori comunali che, tirati per la giacchetta per anni, non si sono mai voluti occupare di Expo. Ha ragione Catania quando afferma che Cinisello e il Nordmilano sono parte della Città Metropolitana. Ma la carenza di proposte che viene dai comuni, rischia di trasformare questo territorio nel tallone d’achille dell’area metropolitana. Non basta poter dire di avere la villa Ghirlanda e il Mufoco, quando poi questi patrimoni vengono lasciati all’abbandono.
La villa è praticamente vuota, il Museo di fotografia – che poi un museo non è mai stato, bensì un archivio – finisce sui giornali solamente quando si tratta di lanciare appelli per non chiuderlo.
Nessuna iniziativa è stata proposta.
Ci risulta che anche i recenti tentativi di coinvolgere il Mufoco in iniziative per l’Expo siano ancora in alto mare, se non falliti per inedia.
Che dire de Il Pertini. C’è, è una bella realtà.
Ma è arrivato con 10 anni di ritardi e spese folli. Oggi è già vecchio. Quando le biblioteche moderne si misurano con l’era digitale, Il Pertini rischia di rimanere un anacronistico magazzino di libri di poco valore, quando invece si sarebbe già dovuto pensare e progettare una biblioteca del futuro.

Lo stesso discorso vale per Sesto San Giovanni che pare aver ammainato la bandiera della Cultura preferendo concentrarsi sui grandi progetti dell’urbanistica.

Forse si potrebbe cominciare con il prendere spunto dalla piccola Cormano che invece in questi anni ha osato.
Il Festival dell’Ottobre Manzoniano compie quest’anno 10 anni ed è diventato un’iniziativa capace di traghettare il nome della cittadina anche fuori regione. Per una volta non si parla di lande desolate, ma del Manzoni.
Questo evento ha il doppio pregio di riuscire a regalare un mese di grande Cultura alla città, ma soprattutto di aver recuperato una radice storica, ricordando ai cormanesi e non soltanto a loro, che Manzoni era cormanese.

Criticare Sgarbi va bene. Ignorarlo, forse sarebbe meglio. Soprattutto si dovrebbe pensare a un progetto culturale a lungo termine che non faccia più parlare nessuno di queste città come “lande desolate”.

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