Mar. 26 Ott. 2021
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C’era una volta la scuola

Odiata, amata, bistrattata ma anche bigiata e poi ricercata e addirittura rimpiata.

Tanti aggettivi per un solo sostantivo: la scuola.

Questa cara compagna che ci accompagna (il gioco di parole è d’obbligo) per i primi venti se non trenta anni di vita e alla quale tutti dobbiamo in qualche modo qualcosa.

Dai banchi di legno con il calamaio alle lezioni seguite con l’iPad la sostanza, a conti fatti non cambia.

E c’è un’altra costante: l’antica amica – nemica staziona in coma farmacologico da tanti, troppi anni e non pare dare alcun segno di miglioramento, nonostante i propositi (buoni o meno, veritieri o ingannevoli del Governo Renzi).

Prendiamo esempio da un fatto di cronaca del nostro territorio; il crollo di una parte del soffitto, (ma fosse anche solo un mattone, non farebbe differenza), del Liceo Casiraghi di Cinisello Balsamo.

Un episodio di cronaca del quale vi abbiamo parlato anche dalle colonne del nostro giornale ma che è solo il più recente. Fatti analoghi ve ne sono a bizzeffe, in tutto il Nord Milano e, più in generale in tutta Italia.

Non vi è inverno senza che qualche sistema di riscaldamento non funzioni, non vi è perturbazione che non allaghi una palestra o delle aule, non è una novità che qualche corso o laboratorio venga sospeso perché l’attrezzatura, smarrita o danneggiata, non può essere ricomprata.

Un filo rosso che lega gli asili come i licei, le scuole primarie con quelle secondarie.

E rassicurano poco i finanziamenti, anche miliardari, sventolati dal governo centrale per la pubblica istruzione, anche e soprattutto quando si viene a sapere, grazie all’ultima inchiesta de Il Fatto Quotidiano, che in quel di Roma, esiste una scuola per la formazione di dirigenti della pubblica amministrazione, sostenuta dal ministero, che da sola fagocita 3 milioni di euro in stipendi, per appena 13 professori che guadagnano in media, 300mila euro a testa.

Cifre inverosimili per tutti i docenti della scuola pubblica, che orbitano attorno ai 1.200 euro, nei migliori dei casi.

Notizie demotivanti, che compromettono la passione per l’insegnamento e mandano lo spirito sotto le scarpe, per dirla bene.

E gli insegnanti vedono smarrirsi la voglia, gli studenti, anche a trovarla questa voglia, poi protestano per le scuole fatiscenti e quel percorso formativo e culturale, nonché di crescita che dovrebbe rappresentare un periodo fondamentale della vita perde tutta la sua carica di “specialità”.

Negli ultimi anni uno dei tanti e seccanti leitmotiv era rappresentato dalla “fuga di cervelli”. Brillanti o meno, le menti italiche cercavano fortuna all’estero.

Di questo passo non avremo neanche più questo problema, semplicemente perché i cervelli, geniali od ordinari, non avranno più un luogo dove formarsi.

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