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Le dieci domande di Nordmilano24 a Usama El Santawy

[textmarker color=”E63631″]CINISELLO BALSAMO[/textmarker] – Le dichiarazioni di Usama El Santawy sono state indubbiamente uno dei temi caldi dell’ultima settimana. L’imam di Cinisello aveva rilasciato una videointervista a Il Fatto Quotidiano, dove spiegava la sua posizione in merito agli islamici italiani ed europei che scelgono di andare a combattere sul fronte siriano e più in generale a favore del jihad in Medioriente.

Le forze politiche cinisellesi, dapprima di minoranza ma poi anche di maggioranza fino ad arrivare ad assessori e sindaco, hanno preso le distanze dal predicatore, dichiarando, in linea di massima, il suo atteggiamento e le sue parole “inaccettabili”.

La redazione di Nordmilano24 ha cercato di mettersi in contatto con il religioso che però ha scelto di non rilasciare nuove dichiarazioni in merito.

Abbiamo però deciso di condividere con i nostri lettori le domande che gli abbiamo posto, per conoscere il vostro punto di vista, nell’attesa (eventuale) che El Santawy voglia rispondervi.

Ecco cosa gli abbiamo chiesto.

1. Nella recente intervista riportata dalla stampa nazionale, riconduce il bisogno di alcuni musulmani che vogliono partire e combattere alla frustrazione provata per la loro condizione. Ha parlato di “umiliazioni”. A quali umiliazioni sarebbero sottoposti, a suo avviso, i musulmani italiani ed europei?

2. Sul suo blog ha definito la condizione dei musulmani in Italia come “schiavi portatori di benefici”. Potrebbe spiegare che cosa intende?

3. E’ possibile, secondo lei, che in futuro i musulmani italiani possano sentirsi “a casa”, quindi né schiavi “da giardino” né “da campo” ma parte della “famiglia”? Come potrebbe avvenire questo processo?

4. In un post su Facebook scrive: “In occidente i musulmani godono di alcuni diritti che nei loro paesi d’origine non avevano minimamente. Tutto però ad un prezzo: i loro figli”. Potrebbe chiarire meglio cosa intende con questa frase?

5. In questi giorni la Procura di Milano ha aperto un fascicolo su una “cellula” estremista basata a Cologno Monzese che si sarebbe macchiata di crimini e violenze in Siria. Gli indagati sarebbero tutti regolari in Italia nonché lavoratori da tempo nel nostro Paese. Cosa pensa che possa essere scattato in loro dal passare da “persone normali”, con una casa e un lavoro a militanti che non sdegnano l’uso di armi?

6. Secondo lei, esiste un confine tra guerra necessaria (“la guerra è una cosa che è odiata dall’uomo ma che a volte è costretto a fare”, ha detto nell’intervista) e atti di violenza ingiustificabile? Qual è la sua reazione di fronte a gesti come la decapitazione del reporter James Foley? Sono un male inevitabile per un fine giusto?

7. Parlando dell’Egitto, sul suo blog, scrive: “A me non piace minimamente il sistema democratico in quanto in esso non trovo né la giustizia e neanche l’uguaglianza. Non credo che il sistema elettorale sia giusto”. Quale, a suo avviso, sarebbe invece un sistema di governo migliore?

8. Perché la comunità islamica di Cinisello non ha ancora un luogo di preghiera adeguato? Esiste un progetto per superare la condizione attuale di abusivismo? Quali ostacoli permangono?

9. Cosa ne pensa della reazione dei politici locali? Tutte le forze politiche di Cinisello hanno preso, a più riprese, le distanze. Come vive questo mancato dialogo con le autorità?

10. Alla luce di questi temi, del dibattito in corso e di questa intervista, concluda con una citazione, quella che le viene in mente e che le sembra adeguata.

(Domande a cura di Jacopo Altobelli e Stefano Gianuario)

 

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