HomeBreaking NewsVOCI DALLA CITTA' "Questa giunta? Il brutto vizio di imporre una visione"

VOCI DALLA CITTA’ “Questa giunta? Il brutto vizio di imporre una visione”

L'intervista a Gaetano Petronio, segretario Sinistra Italiana Cinisello Balsamo e portavoce Avs Cinisello Balsamo

“Dobbiamo tornare a essere tutti cinisellesi!” Una delle riflessioni che emergono da una conversazione con Gaetano Petronio, segretario Sinistra Italiana Cinisello Balsamo e portavoce Avs Cinisello Balsamo, alla luce di tanti eventi della città, l’ultima la scelta divisiva di intitolare una piazza a Sergio Ramelli. Lo abbiamo incontrato per l’argomento, con il proposito di ampliare il dibattito e ascoltare altre voci della città.

Su alcuni temi riguardanti Cinisello Balsamo si sta sviluppando da tempo un dibattito assai acceso. Pensiamo, per esempio, al posizionamento dell’antenna 5G, a come sono gestiti i centri estivi e al raddoppiamento di via Alberti. L’amministrazione trova dissenso tra i cittadini nei vari quartieri, come mai?
Perché non si pone in ascolto, ma tenta di imporre la propria visione e la propria modalità di modificare il tessuto cittadino. Basterebbe davvero poco per accogliere le istanze dei cinisellesi e trovare una soluzione che sia una sintesi tra quello che vuole l’amministrazione e quello che vogliono i cittadini. Basta guardare quello che sta succedendo con il raddoppio di via Alberti: si sono addirittura inventati che quella strada sia una delle arterie più trafficate della città per giustificare un’opera che, finora, non trova reali motivazioni pratiche. Nonostante i cittadini siano evidentemente contrari, gli esponenti della Giunta si ostinano a professare questa loro visione (per imporla) e a non ascoltarli neanche quando arrivano a raccogliere 1800 firme. Questo, tra l’altro, rende chiaro a tutti perché, in fase di approvazione del progetto, non sia stata recepita neanche una osservazione di cittadini e associazioni.

Che cosa sta funzionando e cosa no a suo parere nella Cinisello Balsamo di Giacomo Ghilardi?
Quello che non funziona è la capacità di mettere insieme le diverse anime della città. Questa Giunta è in sintonia solo con sé stessa e con la parte che più si riconosce in essa ma non riesce ad andare oltre. Prendiamo la recente questione dell’approvazione di una piazza dedicata a Sergio Ramelli. Perché non provare a intitolare una via a tutte le vittime degli anni di piombo? Perché non provare a dare un segno di conciliazione? Invece no, questa Giunta preferisce parlare solo ai suoi e utilizzare una persona come un simbolo. L’apoteosi del cinismo: usare una persona come simbolo da scagliare contro una parte della popolazione. Questo è quello che non funziona e che sta sgretolando la città.

Come si sta comportando l’amministrazione quando si parla di metropolitana?
Sulla metropolitana il Sindaco sta difendendo bene le quattro fermate della Lilla che passeranno per la nostra città, ma è in continua difficoltà per via del suo partito che un giorno si e l’altro pure ritiene secondaria la nostra città e quindi sacrificabili alcune fermate che passano sul nostro territorio. Massimiliano Romeo, loro segretario regionale, nonchè senatore, lo ha dichiarato più volte. Inoltre, i consiglieri di opposizione in Consiglio Comunale hanno fatto un ordine del giorno affinché il Sindaco chiedesse il rifinanziamento della M5 (che era stato tagliato in sede di bilancio) e la maggioranza, per non andare contro il partito del Sindaco, ha disertato la votazione.

Che cosa è cambiato dopo queste due amministrazioni a guida centrodestra?
La città si è impoverita: abbiamo un’ampia fascia della popolazione che ha un reddito annuo pari o inferiore a 15.000 euro. Chiaramente la cause sono molteplici. ma l’amministrazione fa proprio poco per intervenire in aiuto di questi cittadini. Poi abbiamo perso diversi asset e ci siamo allontanati da quell’orbita milanese che per molto tempo aveva guidato lo stile della città. Sembriamo sempre più un paesone della provincia di Monza e Brianza.
Per di più, abbiamo perso quello che ci caratterizzava: l’accoglienza e l’integrazione. Negli anni 90 eravamo tutti figli di quegli italiani provenienti da varie regioni che erano venuti a Cinisello per lavorare nelle grandi fabbriche di Sesto e Milano. Eravamo tutti cinisellesi. Ora non siamo più in grado di poter dire la stessa cosa perché chi governa questa città ha deciso che c’è una parte di questa che ha le colpe di ciò che non va. Io credo che la direzione da intraprendere sia diversa: una città si deve costruire attraverso il concetto di cittadinanza che altro non è ciò di cui tutti i cittadini fanno parte. Non può esserci una città coesa se si preferisce basarsi sull’esclusione di una parte di essa”.

 

 

 

 

ARTICOLI CORRELATI