Cinifabrique si trasforma in un set per raccontare storie di speranza e di rinascita grazie al progetto NAVIGAZIONI (rivolto ad autori di reato 14/21 anni del penale minorile) di cui Azimut cooperativa Sociale è la referente Nord Milano grazie alla Onlus CON I BAMBINI.
Nei giorni scorsi la realtà di via Canzio 12 a Cinisello Balsamo, è stato infatti il luogo di produzione per un originale video che tratta il tema del disagio adolescenziale attraverso il format NON SONO EMERGENZA. Abbiamo visto all’opera Riccardo Venturi, fotografo di fama internazionale e la videomaker Arianna Massimi, che da oltre un anno stanno percorrendo l’Italia da Nord a Sud per completare un fotoreportage e documentario incontrando tante comunità educanti.
Tra i temi affrontati: ansia e depressione, isolamento volontario (hikikomori), eco-ansia, disturbi alimentari (anoressia, bulimia, alimentazione incontrollata), sessualità e identità di genere, bullismo, i cosiddetti fenomeni di baby gang, razzismo e seconde generazioni.
“Tutto il giorno ‘buttato lì’ sotto i palazzi”
Sul posto, in un’aula nel giardino della location cinisellese, sono state condotte due interviste. Samuele, volto coperto, 19 anni, fermato per rapina e spaccio. Il suo percorso è in conclusione a settembre. A settembre lavorerà come meccanico in un’officina. Racconta al fotografo e alla video maker il meccanismo che nasce ai “palazzi”: “Sei considerato giovane dai 12 anni in su, i palazzi sono divisi in blocchi e ognuno ha bisogno di un palo, cioè di qualcuno con monopattino o bicicletta che appena vede la polizia corre ad avvertire. Nei palazzi ognuno ha la sua zona. I bambini guadagnano 39 euro al giorno, i grandi 60. Finisce che ti sembra normale: stare tutto il giorno sotto i palazzi, prendi i soldi per fare regali, compri gli oggetti di marca, ma se ci pensi bene non guadagni molto a confronto dei boss: loro hanno 39, 40 anni e noi eravamo i pesci piccoli. Poi – continua a raccontare il ragazzo – ti mettono in mezzo, arriva lo spaccio, la rapina, ti arrestano”.
“Ho capito – conclude Samuele – che avrei guadagnato molto di più con un lavoro onesto. Della mia compagnia – 30 ragazzi – solo io e altri due abbiamo conseguito il diploma e ora lavoriamo mentre gli altri sono lì, ‘buttati’ sotto i palazzi e non hanno voglia di faticare. Sono fidanzato e voglio un lavoro, desidero fare una vita diversa e meno dolorosa. Voglio camminare senza paura”.
Emanuele, la stessa età di Samuele, appartiene al ceto medio alto. Racconta la sua dipendenza dal gioco: affetto da ludopatia, ha dilapidato parte dell’assicurazione che i genitori gli avevano “sbloccato” ai suoi 18 anni. Racconta di come giocava con compagni del liceo durante l’intervallo a scuola, mentre era in gita e addirittura durante le lezioni noiose. Si è avvicinato a un gioco di calcio su un’app autorizzata da Snai. Quello chr all’inizio era solo un “passatempo” è diventata un’ossessione.
Emanuele è arrivato a vincere fino a trentamila euro raddoppiando il patrimonio e poi a perderne la metà. Colpisce la risposta alla domanda di come abbia iniziato: “Per noia”. Sembra impossibile gestire questo stato. Questa situazione lo ha portato all’interno di un vortice di vergogna e di disistima di sé. Ora sembra uscito da questo tunnel grazie al percorso intrapreso e attraverso un’app in cui vengono tracciati i momenti di non gioco in cui si possono condividere i risultati e aiutarsi incoraggiandosi a vicenda. Emanuele è lo spaccato di quella gioventù borderline che prova disistima di sé e solo attraverso l’adrenalina di esperienze trasgressive incontra uno stimolo per vivere: “Il gioco mi dà potere: vinci e non ti rendi conto che da pochi spiccioli iniziali arrivi a giocare cifre pazzesche poiché è tutto virtuale”.
“Ci metto la faccia anche per me stesso”
Emanuele ha deciso di esporsi perché vuole essere di aiuto a chi si trova ora nella sua stessa situazione. “Ci metto la faccia anche per me stesso”. È un ragazzo interiormente lacerato che trova la noia pericolosa: potrebbe essere figlio e fratello nostro. Ora lavora per risanare il debito e sogna di diventare attore perché il mondo dello spettacolo lo affascina. Emanuele ha iniziato a comprendere che l’adrenalina può essere trovata anche nell’amore, nei desideri, negli obiettivi e nelle passioni. Non credeva di avere desideri, pensava fosse ridicolo il sogno di recitare. Gli auguriamo di cuore una buona navigazione, certi che sarà capace di grandi cose.







