Il cinque per mille è uno strumento di sussidiarietà fiscale che consente di indirizzare lo 0,5% dell’IRPEF (già dovuta allo Stato) a realtà impegnate nel sociale, nella ricerca o nell’assistenza sanitaria, senza alcun esborso aggiuntivo.
A differenza di una donazione tradizionale, la somma proviene dalle imposte dichiarate: risulta quindi possibile sostenere progetti di utilità collettiva semplicemente compilando in modo corretto la dichiarazione dei redditi. Insomma, devolvere il 5 per mille rappresenta un gesto di solidarietà che non costa nulla.
5×1000: cos’è e perché è importante
Durante la compilazione della dichiarazione dei redditi, è possibile destinare il proprio cinque per mille a organizzazioni che forniscono assistenza medica e umanitaria in tutto il mondo, selezionando l’apposito riquadro relativo agli enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS, alle ONLUS presenti nell’elenco permanente o ad altri enti selezionati.
Il meccanismo, introdotto nel 2006 e stabilizzato dal Decreto Legislativo n. 111/2017, non richiede di donare denaro aggiuntivo: la quota, infatti, viene semplicemente dirottata dall’erario all’ente indicato.
In mancanza di scelta, l’importo rimane nelle casse statali. Una firma senza indicare il codice fiscale dell’organizzazione prescelta, invece, produce una ripartizione proporzionale fra tutti gli enti della categoria selezionata.
Una scelta consapevole, quindi, diventa importante per indirizzare a chi ha più bisogno delle risorseche, alternativamente, verrebbero comunque incassate dallo Stato.
Come inserire il cinque per mille nella dichiarazione dei redditi
Per i lavoratori dipendenti o pensionati la scelta va fatta direttamente sul modello 730: all’interno del modulo, nella sezione “Sostegno agli Enti del Terzo Settore”, è sufficiente riportare il codice fiscale dell’organizzazione prescelta e apporre la firma.
Chi possiede partita IVA o presenta redditi d’impresa utilizza il Modello Redditi Persone Fisiche anziché il 730, ma la procedura è praticamente identica.
Anche chi non è obbligato a presentare la dichiarazione può partecipare: la Certificazione Unica contiene infatti una scheda integrativa che, compilata e consegnata in busta chiusa presso un ufficio postale, una banca, un CAF o un intermediario abilitato, permette di indicare il beneficiario preferito.
In tutti questi casi, la compilazione non incide sui tempi né sull’importo delle imposte: semplicemente, i fondi pubblici saranno indirizzati verso progetti di interesse collettivo, sociale e umanitario.
Calcolare il valore e scegliere il beneficiario
Il calcolo della quota è molto semplice: si deve moltiplicare l’IRPEF netta per 0,005. In pratica, con un’imposta di 3.000 euro, il cinque per mille ammonta a 15 euro. Con un’imposta di 6.000 euro, invece, il 5×1000 sale a 30 euro.
Sono cifre apparentemente modeste, ma se le si somma a migliaia di altre preferenze gli importi diventeranno importanti, e soprattutto sufficienti per sostenere centri di cura o finanziare l’acquisto di nuovi macchinari ospedalieri, borse di studio, interventi di tutela ambientale, servizi educativi per persone con disabilità complesse ecc.
La scelta dell’ente può basarsi su vicinanza territoriale, trasparenza nei bilanci pubblicati online o focus tematico (salute, assistenza umanitaria, ambiente, cultura, sport sociale).
Gli elenchi dei beneficiari del cinque per mille sono pubblicati annualmente dall’Agenzia delle Entrate, pertanto si raccomanda di verificarne la presenza ogni anno prima di fare la propria scelta.
Come essere sicuri che le risorse vadano a chi devono veramente andare?
Ogni beneficiario del cinque per mille deve redigere un rendiconto entro dodici mesi dall’accredito e pubblicarlo sul proprio sito insieme a una relazione illustrativa, in modo da mostrare come sono stati impiegati i fondi.
Per importi pari o superiori a 20.000 euro esiste l’obbligo di inviare la documentazione all’amministrazione di riferimento, rendendo possibile un controllo pubblico.
Il rispetto di queste regole offre a chi compila la dichiarazione la certezza che l’importo destinato non si disperda, ma alimenti progetti misurabili. La scelta di destinare il cinque per mille a questi enti è dunque un atto di partecipazione civica: basta scrivere un codice fiscale per trasformare un’imposta in cure, ricerca o tutela del patrimonio comune.





