Una confezione può cambiare in modo significativo il modo in cui un alimento viene conservato. Basta pensare a una busta richiudibile, a una vaschetta per un prodotto fresco o a una confezione sottovuoto: hanno funzioni diverse perché devono rispondere a esigenze diverse.
Nel settore alimentare il packaging viene scelto prima di tutto in relazione al prodotto. Un alimento secco richiede un incartamento e una conservazione differenti rispetto a uno ricco di grassi o a un prodotto che deve essere mantenuto a basse temperature. Anche il tempo che deve trascorrere prima del consumo e il modo in cui l’alimento viene trasportato possono influire sulla scelta.
Non c’è quindi un materiale che possa essere considerato adatto a qualsiasi situazione. La confezione deve svolgere la sua funzione senza interferire con il contenuto.
Cosa deve garantire una confezione alimentare?
Il primo compito di un imballaggio è proteggere il prodotto. Durante la conservazione, infatti, l’alimento può entrare in contatto con ossigeno, umidità, luce o agenti esterni. In base alla sua composizione, uno di questi fattori può avere un effetto maggiore degli altri. Per alcuni prodotti è importante limitare il passaggio dell’ossigeno, per altri serve soprattutto una buona protezione dall’umidità. Ci sono poi confezioni che devono resistere a temperature particolarmente basse o, al contrario, a trattamenti che prevedono l’impiego del calore.
Non bisogna tralasciare la resistenza fisica: una confezione deve arrivare integra alla fine del trasporto e dello stoccaggio, senza perdere la capacità di proteggere l’alimento contenuto. Una busta che si rompe facilmente o una chiusura che non rimane ermetica compromette il risultato anche quando il materiale, considerato singolarmente, è idoneo al contatto con gli alimenti.
La sicurezza dei materiali a contatto con gli alimenti
Nel momento in cui il materiale tocca direttamente il prodotto, entra in gioco un altro requisito: la sicurezza. La normativa europea stabilisce che i materiali destinati al contatto con gli alimenti non devono trasferire sostanze in quantità tali da creare un pericolo per la salute. Inoltre, non devono modificarne la composizione o alterarne le caratteristiche organolettiche.
Tra i principali riferimenti c’è il Regolamento (CE) 1935/2004; il settore utilizza spesso la sigla MOCA per indicare i materiali e gli oggetti destinati a entrare in contatto con gli alimenti. La questione riguarda materiali molto diversi tra loro, dalla plastica alla carta, dal vetro ai metalli. Per alcuni di questi esistono poi disposizioni specifiche che definiscono ulteriori requisiti e limiti.
Per chi confeziona alimenti, dunque, la verifica non riguarda soltanto le caratteristiche della confezione: occorre sapere se quel materiale è destinato a quel tipo di contatto e in quali condizioni può essere utilizzato.
Il sottovuoto e la riduzione dell’aria nella confezione
Uno dei sistemi per la conservazione degli alimenti è il sottovuoto. Il principio è semplice: eliminando una parte dell’aria presente nella confezione, si riduce anche la quantità di ossigeno a contatto con l’alimento.
È una soluzione utilizzata per diversi prodotti, soprattutto quando si vuole limitare l’esposizione all’aria. Il risultato dipende però da più fattori, non solo dalla macchina o dalla modalità con cui viene effettuato il vuoto. Anche in questo caso la confezione deve essere adatta allo scopo: i sacchetti per sottovuoto alimentare devono garantire una buona tenuta e mantenere la propria integrità durante l’utilizzo e la conservazione, così da preservare le condizioni create all’interno della confezione. La scelta va fatta considerando il tipo di alimento e le condizioni a cui sarà sottoposto. Un conto è utilizzare il sacchetto per conservare un prodotto in frigorifero, un altro è sottoporlo a temperature differenti o a particolari trattamenti.
È bene ricordare, inoltre, che il sottovuoto non sostituisce le normali regole di conservazione. Se un alimento richiede la refrigerazione, dovrà continuare a essere conservato alla temperatura indicata anche dopo il confezionamento sottovuoto.
Buste, vaschette e contenitori: perché le esigenze cambiano
Le caratteristiche dell’alimento e le condizioni in cui deve essere conservato orientano anche la scelta tra i diversi tipi di imballaggio. Un prodotto ricco di grassi, ad esempio, può richiedere materiali poco permeabili, mentre per un alimento molto sensibile all’ossigeno diventa fondamentale disporre di una barriera efficace ai gas. Vediamo di seguito alcune tipologie di packaging in base alle necessità di utilizzo.
Imballaggi rigidi e flessibili
Vaschette e contenitori rigidi offrono una buona protezione da compressioni e urti e trovano spesso impiego per prodotti già porzionati, piatti pronti e preparazioni che devono mantenere la propria forma. Le confezioni flessibili, invece, seguono più facilmente il volume del contenuto e permettono di ridurre peso e spazio occupato. Questo può rivelarsi utile anche nella fase di trasporto, purché la riduzione dell’ingombro non comprometta la resistenza della confezione.
Film monostrato e multistrato
Per film e buste, le prestazioni dipendono in larga misura dalla struttura del materiale. In applicazioni semplici può essere sufficiente un film monostrato, mentre le strutture multistrato permettono di combinare caratteristiche differenti nella stessa confezione. A seconda della composizione, il film può offrire diversi vantaggi in termini di saldabilità, resistenza alla perforazione e protezione dall’ossigeno, dall’umidità o dalla luce. Lo spessore, invece, va rapportato alla durata prevista del prodotto e alle condizioni effettive di utilizzo.
La qualità della chiusura
La tenuta della confezione incide direttamente sulla sua capacità di proteggere il prodotto. Se la chiusura non è corretta o il materiale presenta danneggiamenti, infatti, l’imballaggio può perdere rapidamente la propria efficacia. Questo problema assume un peso ancora maggiore nel sottovuoto e in atmosfera modificata, dove la tenuta è essenziale per mantenere le condizioni create all’interno del packaging.
Le sollecitazioni durante il trasporto
Una volta uscita dalla linea di confezionamento, l’imballaggio deve affrontare varie condizioni. Vibrazioni, urti, impilamento e variazioni di temperatura possono sottoporre il materiale a sollecitazioni che non si presentano durante la fase produttiva. La resistenza deve quindi essere valutata anche in funzione della distribuzione e dello stoccaggio. L’obiettivo è arrivare al punto vendita con una confezione ancora integra, capace di proteggere il prodotto fino all’apertura da parte del consumatore.





