Ven. 03 Dic. 2021
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Sesto San Giovanni, “Al McDonald’s di via dei Partigiani ci piacciono le sfide. E vincerle”

“Il primo anno di attività è stato difficile per via della pandemia, ma abbiamo già raggiunto risultati importanti. Al primo posto il rapporto con i nostri ospiti e la partecipazione alla vita del quartiere”. Il racconto di Francesco Pisano, direttore del ristorante sestese che si trova in un’area strategica di passaggio e vicino a Cascina Gatti, storico quartiere della città

Primo compleanno per il ristorante McDonald’s di via dei Partigiani a Sesto San Giovanni: “Un anno intenso e difficile, ma già ricco di tante soddisfazioni”. Francesco Pisano è il direttore della giovane realtà sestese, posta in un’area di passaggio, ma al tempo stesso vicina a Cascina Gatti, storico quartiere della città in fase di rilancio grazie a moderni insediamenti, nonché a un’area verde attrezzata méta di famiglie anche non residenti: “Siamo partiti nel periodo di lockdown, con i servizi limitati che potevamo offrire: la McDelivery e il McDrive. È stata una sfida, è una sfida quotidiana. È sicuramente un impegno, ma che dà tante soddisfazioni”.

Francesco Pisano, direttore del ristorante McDonald’s di via Partigiani

Che cosa ha significato per lei questo primo anno di lavoro nel ristorante di via dei Partigiani?
Come ho detto in precedenza si è trattato di una sfida perché siamo partiti in un periodo molto difficile, ma le difficoltà si sono rivelate anche delle opportunità. Il nostro ristorante si trova in un punto favorevole di passaggio vicino all’ingresso della tangenziale e poco distante dagli studi Mediaset di Cologno Monzese. Quindi abbiamo ospiti che si fermano per un caffè o altro prima di proseguire per la propria destinazione, ma anche persone – singoli o famiglie – che abitano nella zona. In breve tempo siamo diventati un punto di riferimento. L’ambiente è molto “caldo” ed elegante, arredato con uno stile che ricorda
la montagna; una buona illuminazione, un parcheggio ampio e comodo, una grande terrazza.

Come avete fatto a farvi conoscere, soprattutto nei primi tempi?
Attraverso i social, la cartellonistica e la nostra app che segnalano la presenza in zona di un nostro ristorante.
Poi il buon servizio e il passaparola fanno il resto.

Secondo lei, qual è la chiave di successo per un direttore di un ristorante McDonald’s?
Il prodotto lo si propone dappertutto, la differenza la fa il servizio, il modo in cui ti rapporti con l’ospite. Il fattore umano è decisivo. I nostri ristoranti sono luoghi di aggregazione e di socialità,
occorre tenerne sempre conto.

Ha un esempio?
L’altro giorno è venuto a trovarci un signore, si è seduto e ha bevuto un caffè. Mi sono avvicinato e abbiamo iniziato a parlare. Per più di un quarto d’ora ha parlato della sua vita, di quando lavorava e di ora che è in pensione e va spesso a trovare il nipote. Questo signore si è congedato da me dicendomi che sarebbe tornato un’altra volta perché voleva fare ancora due chiacchiere con me. Di incontri del genere ne accadono parecchi.

Andiamo sul “personale”: quando ha iniziato a lavorare in McDonald’s?
Venti anni fa. Mi ero da poco diplomato all’Istituto Peano di Cinisello Balsamo. Mi sono proposto a McDonald’s perché – mi dicevo – da qualche parte dovevo pur iniziare a lavorare. Sono stato assunto nel ristorante di viale Fulvio Testi. Sembrava un’occupazione provvisoria, invece mi sono trovato subito bene e ho deciso di rimanere. All’inizio ero molto timido, lavorare in team mi ha aiutato a migliorare il mio carattere e a raggiungere gli obiettivi sul lavoro. In poco tempo – e con mio grande stupore – ho iniziato a far carriera. A 23 anni ero già un manager, avevo una certa responsabilità, gestivo un gruppo di lavoro, avevo a che fare quotidianamente con gli ospiti del ristorante. Dopo un anno ero responsabile della formazione e in poco tempo sono diventato vicedirettore e poi direttore di un locale. Non lo avrei mai immaginato! In McDonald’s ti vengono date delle possibilità, poi serve partecipare ai corsi di formazione che ti preparano sia dal punto vista tecnico e operativo, sia per migliorare l’approccio con gli ospiti. E, soprattutto, ci sentiamo una famiglia dove non mancano mai gli stimoli per migliorare la professionalità acquisita nel tempo”.

In quanti lavorate in questo ristorante?
Siamo una cinquantina. Per i ragazzi più giovani lavorare con noi è spesso una grande opportunità. Finiscono la scuola con poca o nulla esperienza di lavoro in team. Qui da noi si fanno le ossa, imparano a rapportarsi con gli altri, a partire dai propri colleghi di lavoro, e poi con gli ospiti. Nel tempo si ha la possibilità di continuare a crescere professionalmente anche attraverso le riunioni e i nostri incontri periodici. Personalmente ho imparato molto dal “nostro” Giacomo Bosia, licenziatario dei ristoranti McDonald’s, Euroristoro che ci stimola continuamente, dà consigli, si mette spesso nei nostri panni per cercare di affrontare le situazioni, anche quelle più complesse. Nel periodo di lockdown non ci ha mai fatti sentire soli, supportando anche molte situazioni difficili, in cui si sono trovati i nostri collaboratori. Un fatto non del tutto scontato, anzi, che ci ha trasmesso sicurezza. E poi… ha partecipato al mio matrimonio e ha fatto i complimenti a mio padre perché mi sono sposato!

Come vivete questo periodo lavorativo?
In questi mesi stiamo imparando a trasformare qualsiasi problema in un’opportunità. Dobbiamo chiedere ai nostri ospiti il green pass; questo diventa occasione di relazione e di rapporto, piuttosto che solo un fastidio da affrontare. Il nostro obiettivo è vivere e condividere i valori che caratterizzano la nostra attività: l’inclusione, la persona, la famiglia, la comunità locale e l’integrità.

Come mettete in pratica questi valori?
In svariati modi.
Occorre essere attenti alla realtà, per esempio, alla comunità che ci ospita. Abbiamo organizzato delle giornate dedicate alla pulizia del quartiere con il coinvolgimento dei residenti e dell’amministrazione comunale. Questi valori cerchiamo di viverli tutti i giorni.

C’è qualcosa che vi differenzia rispetto agli altri ristoranti McDonald’s?
Intanto c’è da dire che ogni locale ha la sua specificità, non siamo tutti uguali. Accennavo prima all’arredo, alla presenza di una grande terrazza e di un parcheggio capiente. Noi stiamo sperimentando il servizio My Order: ti siedi al tavolo, ordini con il telefonino e paghi. Senza nemmeno alzarsi dal tavolo. Penso che questo sia il futuro.

Intervista di Angelo De Lorenzi

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