Gio. 06 Ott. 2022
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SPECIALE GIRO 2021. Sulle Dolomiti le grandi sfide fra Coppi e Bartali

[textmarker color=”ff69b4″] ULTIMO CHILOMETRO. SPECIALE GIRO 2021 [/textmarker] Le Dolomiti sono state il teatro delle grandi sfide fra Coppi e Bartali.

Bartali e Coppi, l’eterno duello. Il corridore di Castellania avevano vinto giovanissimo il Giro prima quando scoppiò la  Guerra. Fu quella la grande occasione per rivelare al mondo il suo immenso talento agonistico e contrapporsi al suo storico rivale. Dopo la pausa per il conflitto, nel 1946 si ritornò a disputare il Giro d’Italia; se lo aggiudicò Gino Bartali. L’ultima tappa si concluse sulla pista d’atletica dell’Arena di Milano: è il Giro della rinascita, i corridori attraversarono un’Italia martoriata, fisicamente distrutta ma desiderosa di riprendere il cammino. Il peggio era alle spalle. Lo sport è un volano d’ottimismo, gli italiani si appassionano alle sfide fra Coppi e Bartali che se le danno agonisticamente di santa ragione a ogni rampa. La corsa organizzata dalla «Gazzetta dello Sport» fa tappa anche a Trieste; la città è divisa in due zone, presidiata dagli alleati, e «concupita da Tito», come scrisse il giornalista Guido Vergani. D’improvviso, all’uscita di una curva, i corridori trovano la strada sbarrata: mattoni, filo spinato, pietre. Il gruppo è costretto a fermarsi, un gruppo di giovani fedeli a Tito lanciano dei sassi da dietro le siepi. Vengono persino esplosi dei colpi di pistola in aria, non si sa da chi. La carovana si ferma e gli organizzatori, Cougnet e Torriani, decidono di mandare una delegazione in città a ricevere gli applausi di migliaia di spettatori. A guidare il gruppo di ciclisti c’è il triestino Giordano Cottur. (nella foto di apertura il murales che si trova a Castellania, il paese natale di Fausto Coppi).

Coppi e Bartali, l’eterna sfida

L’anno successivo il Giro termina al Vigorelli. In quella edizione della corsa si rinnovò la grande rivalità fra Coppi e Bartali. Sul Passo della Scoffera Bartali si era involato staccando Coppi di oltre due minuti. Sull’Abetone il toscanaccio aveva preso la maglia rosa. Assieme avevano scalato le salite del Giro, cercando di staccarsi a vicenda; come sul Colle della Sponga, verso Roma, oppure sul Passo Mauria per andare a Pieve di Cadore. Sulle Dolomiti le sfide che appassionarono l’Italia: i 194 chilometri della Pieve di Cadore-Trento, il Passo del Falzarego dove la sagoma di Coppi diventò sempre più Airone, e staccato l’avversario, prenotò la maglia rosa da indossare a Milano. Le salite erano ormai esaurite, mancavano solo quattro giorni al termine della corsa. Bartali prova ancora a staccarlo, dalle parti di Lugano. Ma niente da fare.

Ultima tappa da Varese a Milano. Il 15 giugno 1947, Casoli, Coppi e Leoni entrano per primi nella pista. Apoteosi dei bianco celesti, primo Leoni, il Campionissimo a ruota. Coppi vince il Giro. Il clima di rivalità al Vigorelli non era sfiorito, specie fra i tifosi. Quelli di Coppi insultavano Bartali, quelli del toscano il Campionissimo. Mentre Coppi aveva vinto il Giro e quindi sorrideva ai compagni di squadra, Bartali borbottava. Poi iniziarono a piovere fischi: un po’ di verdura e di insalata finirono sulla bici del toscano. Il rivale del Campionissimo se la prese con il pubblico mandandolo a quel paese. Armando Cougnet, il primo organizzatore del Giro d’Italia, scuoteva la testa amareggiato. Chiamò i rivali e impose loro un abbraccio sul podio, e un giro assieme di pista. Accontentato. I fischi si trasformarono in applausi. Tutti vincitori, quel giorno. Fra coppiani e bartaliani scoppiò la pace.

 

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