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Sesto San Giovanni, lo sport al tempo del Covid. L’esperienza della Polisportiva Geas Sesto raccontata dalla Presidente Loredana Pastorino

Sesto San Giovanni, lo sport al tempo del Covid. L’esperienza della Polisportiva Geas Sesto raccontata dalla Presidente Loredana Pastorino
marzo 05
15:39 2021

Lo scorso venerdì ho avuto l’onore di essere ospitato dalla signora Loredana Pastorino in qualità di Presidente della Polisportiva GEAS in viale Marelli a Sesto San Giovanni. Sceso qualche scalino mi pareva di essere in un bunker, e non a caso questo è il soprannome del luogo. Appena giunto all’interno della sede ho però dovuto ricredermi: sono stato avvolto da pareti piene di trofei e gagliardini. Che magnifico spettacolo.

Ecco allora la “batteria” di domande che ho rivolto alla signora Pastorino. Le risposte rappresentano uno spaccato del settore sportivo in questo periodo fortemente condizionato dall’emergenza sanitaria.

Quando nasce il GEAS?
La Polisportiva nasce nel 1954 nella Sesto San Giovanni delle fabbriche e degli operai. La prima sezione, seppur strano, è quella dello sci: pratica intesa come passeggiate in montagna ed un’attività di base. Da qui l’acronimo “Gruppo Escursionistico Alpino Sestese”, che poi venne modificato in “Gruppo Escursionistico Atletico Sportivo”. Questa prima disciplina, tuttavia, verrà cassata anni dopo.
In un periodo come quello del Dopoguerra fu sicuramente un’idea geniale pensata e poi realizzata da un gruppo di amici molto giovani: il primo presidente fu Salvatore Montella, quando aveva solo vent’anni. Un visionario e rivoluzionario, attento allo sport femminile e a quello “per tutti”: ne vennero riconosciuti i meriti anche dalla FIN che lo elesse prima Vicepresidente e poi Presidente Onorario.
Se l’idea del “dopo-lavoro” che prendeva sempre più piede permetteva la costituzione di nuove associazioni sportive, l’emancipazione femminile che da tempo si affermava nella realtà sestese rese possibile la realizzazione del primo grande progetto visionario di Montella: nel 1955 venne costituita la prima squadra femminile di pallacanestro firmata GEAS. Pochi anni dopo, nel 1959, fu il turno della sezione nuoto (che cesserà l’attività nel 2015, ndr), dedicata a uomini e donne: suscitò scalpore vedere persone di sesso differente nuotare nella stessa vasca. L’associazione continuò poi ad evolversi, sino ad oggi: oltre alla pallacanestro, infatti, la Polisportiva GEAS si avvalora delle sezioni di atletica leggera, che alle origini consisteva in semplici gare podistiche. Solo poi si iniziò a praticare veri allenamenti: prima allo stadio Breda e dopo ai campi Manin e Dordoni, del quale il prossimo 31 luglio scadrà la gestione da parte della nostra società, che rimane in attesa di indicazioni da parte dell’amministrazione comunale. Successivamente nacquero le sezioni di ginnastica artistica, pattinaggio su ghiaccio, rugby, unihockey, volley, arti marziali e delle sezioni di vela lago e di scuola di mare.

Quali sono i valori che ancora oggi vi caratterizzano? O come sono mutati nel tempo?
Il nostro scopo primario riguarda sicuramente la promozione dell’attività sportiva a tutti i livelli, da un avviamento allo sport per arrivare ad un agonismo estremamente importante. È forse errato parlare di professionismo: nonostante abbiamo una squadra di basket in serie A1, dobbiamo ancora compiere grandi passi in avanti riguardo a questo settore. Lo sport, inoltre, ha in sé molti insegnamenti: disciplina, aggregazione sociale e benessere psicofisico. Siamo poi estremamente attenti alla formazione di atleti e tecnici.

La carica di presidente la impiega a tempo pieno oppure le dà possibilità di svolgere un altro lavoro? Nella seconda ipotesi, quale?
Oltre ad avere l’onore di essere Presidente del GEAS, che naturalmente richiede un grande impegno, sono istruttrice ginnica in palestre private: il mio curriculum mostra un’esperienza di vent’anni presso lo Sporting Club Milano 2. Inoltre sono Vicepresidente Vicario del Consiglio Comunale di Sesto San Giovanni.

Una carica politica può in qualche modo facilitare una società sportiva?
Bella domanda: teniamo conto che io sono all’opposizione (sorride).
Per mia natura ho sempre cercato di scindere le due cose: essendo parte del Consiglio, mi occupo anche di altre realtà sportive.
Provo costantemente a portare avanti ciò che fa parte della Polisportiva nel rispetto di quelli che sono i valori della nostra società, sebbene sia capitato più volte che non votassi a favore di alcune delibere di cui GEAS era protagonista: voglio mantenere una correttezza nei confronti di entrambi i ruoli, che non sono incompatibili tra loro.
Ciò nonostante, bisogna ammettere che talvolta si presentino delle difficoltà.

Il Covid-19 ha inginocchiato molti settori: uno tra questi è lo sport. Il GEAS ne ha risentito economicamente?
Come tante realtà, anche il GEAS ne è stato colpito duramente.
Il primo lockdown ci ha messi a durissima prova: abbiamo però pensato alla salute e sperato che passasse più in fretta di quanto in realtà stia accadendo.
Successivamente, c’è stata un’apertura riservata all’attività agonistica di alto livello, ma solo negli ultimi due mesi ha potuto riprendere l’attività di base.
Bisogna ricordare anche le differenze tra le discipline e conseguentemente gli impianti sportivi in cui queste vengono praticate. Ad esempio, l’atletica viene sempre praticata all’aperto ed individualmente, così come la ginnastica artistica che si svolge in una tensostruttura, la quale è considerata come impianto sportivo all’aperto.
Soltanto poi sono state “allargate le maglie” dal governo, immagino anche per motivi economici: è difficile che una società riesca a sopravvivere esclusivamente mediante le entrate dovute ad attività professionistiche

A proposito di attività agonistica di alto livello e giovanili: devono affrontare problematiche differenti o simili tra loro?
Poiché in un primo momento era consentita solo attività di alto livello (come la squadra di basket femminile di A1), sicuramente si sono verificate delle differenze tra i vari campionati, da quelli nazionali ai minori.

Quindi quale tra i due settori è stato meno colpito?
Sicuramente il settore professionistico ha risentito meno della pandemia, dato l’anticipato inizio degli allenamenti. Naturalmente è sempre molto impegnativo riuscire a presentarsi alle gare, in quanto le atlete sono sottoposte a una rigida disciplina che prevede, ad esempio, la presentazione di un tampone negativo prima di ogni partita. Ricordo le difficoltà avute dalla nostra squadra di pallacanestro A1 nella partita contro Sassari per via di giocatrici contagiate.
Quindi bisogna anche responsabilizzare tutte le atlete ad uno stile di vita diverso, attento.

Immagino che molti membri dello staff delle vostre squadre ricevano un compenso economico. Dunque mi chiedo: in una situazione complessa come quella che stiamo vivendo oggi, la società come può pagare queste persone?
Innanzitutto bisogna distinguere tra volontariato e staff retribuito: in molte nostre sezioni il volontariato acquisisce un ruolo importante.
D’altra parte, molti nostri tecnici hanno un contratto di collaboratore sportivo, il quale prevede che, fino a 10.000 euro di retribuzione, la società è esente dal versamento di tasse.
Per sostenere queste persone, il governo ha istituito e poi distribuito dei bonus di 600 euro a persona tra marzo e giugno, aumentati a novembre e dicembre ad 800 euro.
Altri membri del nostro staff invece hanno una Partita IVA e dunque sono dei liberi professionisti.

La società GEAS cosa può fare per il proprio staff?
Molte associazioni sportive, visto il periodo difficile per i propri dipendenti, si sono fortemente responsabilizzate, cercando di destinare almeno una parte dei compensi ai propri collaboratori. Successivamente è subentrato il Governo che, come già detto, ha stanziato dei fondi per garantire dei bonus di sostentamento.

Crede che questi bonus siano sufficienti?
Sinceramente credo che in questo modo si mettono sullo stesso piano persone che allenavano un’ora a settimana e persone che invece ci vivevano davvero, passando quindi molte ore in palestra. Avrei preferito un modello più simile a quello adottato in Germania, in cui l’erogazione dei bonus viene effettuata sulla base della dichiarazione dei redditi.
Ciò non toglie che servano a sostenere le persone in un momento così difficile.

Credo siano rilevanti anche i problemi di carattere sociale alimentati dalla pandemia: quali ostacoli ha posto il virus agli atleti? Quali sono le loro maggiori paure?
Di recente abbiamo avuto una riunione di Presidenza in cui è emerso anche questo aspetto. Sicuramente gli atleti hanno subìto una diminuzione delle loro attività sociali e sono ovviamente spaventati dalla possibilità di venire contagiati.
Inoltre si sono attivate nuove forme di comunicazione tramite mezzi che richiedono un’attenzione diversa e, purtroppo, spesso inducono ad assumere una postura scorretta, facendo talvolta insorgere delle patologie.

Avete riscontrato anche una certa ritrosia da parte degli atleti nel voler riprendere l’attività sportiva?
In alcuni casi questo si è verificato: è stato fondamentale interagire con le ragazze ed i ragazzi mediante dei collegamenti via web. Questo li ha aiutati a mantenere un minimo di attività motoria, permettendo alle associazioni di tenersi in contatto con gli atleti.
Alcuni poi hanno pensato al “fai da te”, pratica a cui credo si debba stare molto attenti: il controllo di un allenatore è sempre la soluzione migliore, anche per evitare sgradevoli infortuni.

Cosa pensano invece le famiglie?
Ho notato molta collaborazione da parte loro: nonostante la preoccupazione, vogliono che i propri figli possano riprendere a fare sport, purché in sicurezza.

Come si possono aiutare quindi gli atleti ed in particolare i più giovani affinché si scollino dalla sedia o, peggio, dallo schermo?
Credo sia fondamentale la figura dell’allenatore ed il rapporto che l’atleta ha con lui: se il primo deve essere disposto a mettersi in gioco, il secondo deve fidarsi.
Naturalmente la società deve garantire le condizioni tali per cui un’atleta possa fidarsi: per esempio deve assicurare che avvenga tutto in sicurezza e nel rispetto delle norme.

Invece le società? In che modo andrebbero aiutate e supportate? Chi dovrebbe occuparsi di tutto questo?
Molte attività sportive, a Sesto, sono praticate nelle palestre scolastiche, comunali o dell’area metropolitana. Il dirigente scolastico può negarne l’utilizzo per vari motivi, penso alle palestre trasformate in mense: ha dunque una grande influenza sulle associazioni sportive.
Chi dovrebbe dare una mano, riconoscendo il valore dello sport, è ovviamente l’amministrazione comunale, che quest’anno si è fatta carico, ad esempio, del contributo di solidarietà: un’imposta creata per appianare le disparità tra le tariffe delle palestre comunali (solitamente più vantaggiose) e quelle di area metropolitana.
È stato tuttavia richiesto alle società di pagare il contributo dei defibrillatori.
Inoltre la Regione Lombardia, il CONI e la Fondazione NordMilano hanno stanziato dei fondi a sostegno delle società sportive.

Secondo lei, in un momento particolare come questo, le società più grandi hanno il dovere di aiutare quelle più piccole? Se sì, come?
Teoricamente sì, per questioni di equità.
Tuttavia le associazioni più grandi, avendo obiettivi più ambiziosi, devono affrontare anche dei costi maggiori: anche queste non stanno vivendo un periodo facile.
Credo sia più semplice che una singola polisportiva riesca ad “auto-aiutarsi”, tendendo una mano verso le proprie sezioni più a rischio. Ecco il ruolo della Polisportiva in momenti difficili: unire e provare a ridistribuire le risorse per aiutare le proprie sezioni.

Infine, una domanda personale. A quale tempesta di sentimenti, emozioni, e pressioni deve far fronte la Presidente della Polisportiva GEAS, Loredana Pastorino?
Premetto di avere dei predecessori molto importanti, che hanno dato tanto alla Polisportiva: penso ad esempio a Salvatore Montella e Giovanni Carrà, sotto la guida del quale abbiamo raggiunto dei traguardi molto importanti.
Nel mio piccolo, posso cercare di dare visibilità alla società, di costruire legami e di mantenere l’assemblea coesa, dando voce a tutte le sezioni della Polisportiva: a qualunque livello queste pratichino attività.

Credo profondamente nel valore dello sport: è capace di unire, di far crescere e di far divertire le persone in modo estremamente nobile, ma semplice. Sono convinto debba essere parte integrante della vita di un individuo: non è sostituibile con nulla al mondo.

Il virus quasi costringe a dimenticarcene.

Proprio per questo ho desiderato fortemente questa intervista, per cui ringrazio di cuore la Presidente Loredana Pastorino: per ricordarci di quanto ogni sport, ad ogni livello ed ad ogni età, sia colonna portante per le nostre vite.

A cura di Stefano Bombonato

Sesto San Giovanni, lo sport al tempo del Covid. L’esperienza della Polisportiva Geas Sesto raccontata dalla Presidente Loredana Pastorino - overview

Sommario: La Polisportiva Geas e l'emergenza Covid

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