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Nord Milano: Giovanati, Municipio 9: “Una riforma incompiuta, ma sosteniamo le realtà vive”

Nord Milano: Giovanati, Municipio 9: “Una riforma incompiuta, ma sosteniamo le realtà vive”
febbraio 17
14:00 2021

“Doveva avvenire un decentramento di funzioni e una dislocazione degli uffici del Comune di Milano, ma ciò non è accaduto. Potremmo intervenire a sistemare le strade e le scuole e invece i tempi si allungano e i problemi rimangono sempre gli stessi”. L’intervista a Deborah Giovanati Assessore all’educazione, istruzione, politiche sociali, salute e casa del Municipio 9 di Milano che oltre a elencare le criticità racconta le esperienze positive: ”Supportiamo le realtà già impegnate sul nostro territorio e questo ha un effetto moltiplicatore”

Il 2021 è l’anno delle elezioni amministrative comunali che, da calendario, (auspicando che non ci sia un rinvio a causa del Covid) si terranno nella tarda primavera. E mentre si scalda la corsa dei candidati a sindaco verso l’importante appuntamento politico, non si può tralasciare di parlare anche delle forme di governo decentrate, i Municipi, che verranno rieletti in occasione della prossima consultazione amministrativa. Più precisamente sarà rieletto direttamente e a suffragio universale il Presidente di Municipio, che nominerà una Giunta, con massimo tre Assessori, a cui assegnerà le relative deleghe.

Deborah Giovanati , laurea in Giurisprudenza, tre figli, è l’attuale Assessore all’educazione, istruzione, politiche sociali, salute e casa del Municipio 9 di Milano. Vive a Niguarda e  la sua storia è particolare.  Nata nel 1983 a Cremona, si  è trasferita a Milano nel 2002 per intraprendere gli studi in Giurisprudenza. Poi una scelta non facile: lasciare il lavoro presso l’ufficio legale di un’importante società per potersi dedicare a tempo pieno ai suoi bambini. Nel  2016 un amico le ha proposto di candidarsi con Milano Popolare, a sostegno della coalizione di centrodestra, al Consiglio del Municipio 9 di Milano. Dopo l’esito positivo delle elezioni, che l’ha inaspettatamente vista come la candidata più votata della coalizione di centro destra su tutte le zone della città, è stata appunto nominata Assessore all’educazione, istruzione, politiche sociali, salute e casa, nonché delegata alle pari opportunità. Deborah è affetta da Sclerosi multipla, la sclerosi multipla, una malattia seria, ma attualmente ha ancora capacità piena capacità di intendere e di volere e di agire. Ed ha tanto entusiasmo, aggiungiamo, e voglia di vivere.

Con lei tentiamo un bilancio di questa esperienza di amministrazione decentrata, all’interno di un territorio specifico del capoluogo lombardo iniziata nel 2016 quando ci sono state le scorse elezioni che hanno coinciso con la riforma del Comune di Milano da zone a Municipi.

Il suo giudizio?
Molte cose sono rimaste sulla carta. E’ una riforma incompiuta. Doveva avvenire un decentramento di funzioni e una dislocazione degli uffici del Comune di Milano, ma ciò non è accaduto. Una delle mie deleghe, per esempio, è la gestione dei Centri anziani. Di fatto – nelle interlocuzioni con i vari assessori comunali – , questa funzione è sempre rimasta centralizzata. Non c’è mai stata la volontà di porre in essere un decentramento di fatto. Questo secondo me è un peccato. Il nostro Municipio, con quasi 189.000 abitanti, è il più popolato ed esteso di tutti. Alcune esigenze vengono intercettate più facilmente dai Municipi che hanno una buona capacità di dialogo con le realtà territoriali. Credo che occorra avere più possibilità di decidere su alcune questioni locali. Sarebbe auspicabile avere anche un bilancio proporzionato al numero di abitanti del territorio. Il bilancio dei Municipi è derivato da quello del Comune di Milano.Se facciamo un calcolo, non abbiamo nemmeno un 1 euro di risorse pro capite ad abitante. Vogliamo incidere di più sul nostro territorio perciò abbiamo bisogno di maggiori risorse e personale. Per i Municipi sarebbe innanzitutto una maggiore assunzione di responsabilità; quindi maggiori oneri, ma anche onori. ( Via Ornato a Niguarda)

Può farci qualche esempio concreto?
Abbiamo bisogno di intervenire sulla manutenzione delle strade. Ci sono molte criticità nelle scuole di tutto il Municipio, anche quelle dell’Isola, più vicine al centro. Abbiamo istituti scolastici che si allagano a causa delle infiltrazioni dei tetti. Se mi fosse data una capacità di spesa potrei assumumermi anche questa responsabilità di poter incidere e magari risolvere certe situazioni

Che cosa fa il cittadino di Niguarda quando scopre la presenza di buche nelle strade del proprio quartiere? A chi si rivolge?
Spesso la segnalazione arriva a noi, all’assessore competente. A volte giungono delle segnalazioni direttamente al Municipio, ce ne facciamo carico e andiamo a verificare. Successivamente prepariamo una delibera che viene inviata al Comune di Milano cui spetta il compito di decidere se affrontare o meno quella criticità da noi segnalata.

Funziona?
No. Questo modo di procedere è molto dispersivo. Se ci dessero una capacità di spesa di bilancio interverremmo sulle manutenzioni ordinarie: se c’è una buca da tappare o una strada da rifare dovremmo intervenire direttamente noi e saltare in questo modo un passaggio burocratico che spesso non va a buon fine.

Quali sono le principali problematiche di Municipio 9?
Come detto in precedenza, le maggiori criticità riguardano l’edilizia scolastica: se non vengono effettuate subito le manutenzioni ordinarie, con il passare del tempo rischiano di diventare straordinarie. Quando sono arrivata nel 2016 alcuni problemi non erano nemmeno stati affrontati e il rischio è che alla fine del mio mandato non si sia ancora potuto intervenire. Chi arriverà dopo dovrà rielencare le stesse cose da fare che abbiamo già elencato nel 2016. E questo è negativo. E’ vero che ci sono stati dei problemi di appalto nel Comune di Milano, però anche in questo tempo di pandemia ai sindaci erano state date delle possibilità di avere poteri straordinari commissariali soprattutto sull’edilizia scolastica. Dove sono finiti questi poteri straordinari? Un’altra priorità su cui intervenire, soprattutto nelle zone più periferiche, è il decoro urbano per combattere il fenomeno degli sversamenti di immondizia. La terza priorità è la manutenzione di marciapiedi e strade. Abbiamo parecchie segnalazioni sulle deiezione canine. Molte persone purtroppo non accompagnano il cane nelle aree dedicate e non raccolgono le deiezioni canine. Il fenomeno è diffuso sia sui marciapiedi, sia nei giardini pubblici dove giocano i bambini. Abbiamo proposto di esercitare maggiori controlli.

Certe zone periferiche di Milano passano per realtà fortemente segnate da fenomeni di malavita e di disordini sociali… oltre a episodi di cronaca nera che cosa avviene in queste aree?
Non nego che ci sia un aumento di reati anche in questo periodo legato soprattutto allo spaccio di droga, un fenomeno che mi preoccupa in modo particolare anche perché spesso sono coinvolti i minori. Oltre alla necessità di effettuare maggiori controlli sui quartieri chiediamo un maggiore presidio territoriale con la presenza visibile della polizia locale. Sui giovani la questione è educativa. In questi anni ho cercato di supportare le realtà operanti sul nostro territorio che cercano di dare una risposta ai bisogni, alle esigenze dei ragazzi. Facciamo spesso i bandi di contributo a sostegno di iniziative promosse da realtà che aiutano i ragazzi: dai centri aggregativi già operanti, bravissimi e molto attenti ai nostri giovani, agli oratori, alle realtà sociali che gravitano anche attorno al mondo della scuola. Le scuole hanno bisogno di essere circondate da realtà che sono di supporto all’educazione: mi vengono in mente, per esempio, i bisogni di quei ragazzi ad alto rischio di dispersione scolastica, che abbandonano la scuola anche già nelle medie. La nostra idea è di sostenere chi già fa. Avendo poche risorse rispetto ai bisogni ci siamo resi conto che andare a sostenere chi già fa attività, determina un effetto moltiplicatore. Anzitutto garantisco che tu ci sia e tu possa proseguire nel tuo quartiere a fare quello che già stai facendo e poi ha un effetto moltiplicatore. Questo meccanismo è particolarmente efficace nell’ambito dell’assistenza alimentare alle persone bisognose. Da quattro anni a questa parte abbiamo sostenuto Il Pane dei bisognosi: si tratta di un contributo elargito alle realtà che distribuiscono generi alimentari sul nostro territorio sia presso la propria sede, sia direttamente presso le persone assistite.

Quante realtà sono coinvolte in questa iniziativa?
Abbiamo coinvolto 12 realtà del nostro territorio. Si tratta di una iniziativa libera: alla nostra richiesta di parteciparvi rispondono soprattutto i centri di ascolto degli oratori e anche altri enti del terzo settore come il centro aggregativo giovanile. L’iniziativa è efficace: riusciamo ad aiutare oltre 1.000 famiglie del nostro territorio. Un’altra iniziativa significativa per il nostro territorio è l’aver dato vita al Tavolo territoriale delle politiche sociali che riunisce circa una trentina circa di enti del terzo settore. Stiamo cercando di mettere in rete realtà operanti in diversi campi dalla disabilità alla povertà, all’educazione e abbiamo realizzato la mappatura delle iniziative realizzate dagli enti del terzo settore.

Che cosa sta insegnando la pandemia?
E’ un periodo ancora molto difficile. Vedo un aumento di povertà diffusa sul territorio. Le famiglie sono più povere e ci sono anche criticità nel mondo della scuola: ragazzi che soprattutto durante la didattica a distanza non si riusciva a intercettare. Molti ragazzi si sono persi in questo periodo. Ho visto dall’altra parte anche tanta creatività, voglia di fare e molto impegno da parte di realtà del terzo settore. Tutto questo mi ha stupito. Spesso noi amministratori dobbiamo solo guardare ciò che il territorio sviluppa con una creatività incredibile e occorre solo favorirla, non tentare di replicarla come amministratori. Se una realtà vuole mettere in piedi una iniziativa lo deve fare nel modo più agevole possibile perché è una ricchezza per tutti.

E nel futuro che cosa succederà? Ci sono le elezioni all’orizzonte…
(Risata). Me lo sta chiedendo personalmente, nel senso di che cosa farò io, o in generale?

Entrambe le cose.
Chi affronterà i prossimi cinque anni dovrà essere cosciente che non si tratta più di una Milano dove si andrà in giro a farsi i selfie o a tagliare i nastri, ma ci sarà da rimboccarsi le maniche, lavorare tanto e chi si assumerà la responsabilità di giocarsi la prossima partita dovrà sapere che bisognerà veramente lavorare tanto. Anch’io ci sto pensando e mi piacerebbe continuare a contribuire a questo periodo un po’ più faticoso di Milano, però se non ci impegniamo in questo periodo c’è una sfida interessante, soprattutto perché lo faccio per i miei figli e spesso chiamo ‘miei figli’ anche le generazioni che ho visto in questi anni nel campo educativo e anche le fasce più deboli perché è sempre stato ciò cui mi sono dedicata, le persone con disabilità, le persone anziane. Mi piacerebbe accettare questa sfida non perché riesca a risolvere tutti i problemi, ma possa contribuire a trovare una direzione giusta verso cui andare.

Quindi l’intenzione è di rimanere in campo. Vuole “giocarsela”?
Se non succede niente di male, sì. Mi piacerebbe.

 A.D.L
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Sommario: Intervista a Deborah Giovanati

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