Mar. 23 Lug. 2024
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Sistema Sesto, le motivazioni della sentenza che assolve Penati

[textmarker color=”E63631″]SESTO SAN GIOVANNI[/textmarker] – Manca l’assoluto riscontro, in termini probatori dei presunti episodi di corruzione, ma l’imprenditore Piero Di Caterina appare parzialmente attendibile quantomeno rispetto al fatto di aver finanziato i politici e amministratori sestesi sin dagli anni 1993-94, quando si trasferì con le sue imprese a Sesto San Giovanni.

E’ questo il contenuto delle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 28 settembre la seconda Corte d’Appello di Milano ha confermato l’assoluzione del Tribunale di Monza di Filippo Penati e di tutti gli 8 suoi coimputati tra cui l’architetto Renato Sarno, l’ex segretario generale della Provincia di Milano Antonino Princiotta, Bruno Binasco, ex manager del gruppo Gavio, l’ex ad di Milano Serravalle Massimo Di Marco, l’imprenditore Piero Di Caterina e la società Codelfa. La Corte, pur con lievi distinguo, ha condiviso la ricostruzione di primo grado confermando l’esistenza del cosidetto ‘Sistema Sesto’, ma ha puntualizzato che “non risulta (…) che le condotte attribuite agli imputati possano oggettivamente qualificarsi come atti contrari ai doveri di ufficio”. Tesi questa che riguarda tutti gli episodi contestati e cioè quello relativo al il Sitam, il sistema di trasporto pubblico di Milano, la compravendita dell’immobile di via Varanini e il capitolo relativo alle presunte mazzette per i lavori di ampliamento della Milano-Serravalle. Quanto al finanziamento illeciti ai partiti, accusa di cui rispondeva solo Penati tramite l’associazione Fare Metropoli, è stato ribadito che non esiste alcun illecito.

“C’è la conferma di quanto mi aspettavo fin dall’inizio e che ho sempre sostenuto – ha commentato Filippo Penati – non ho mai ricevuto soldi in cambio di favori e gli atti che ho compiuto come amministratore sono stati tutti finalizzati all’interesse pubblico”.

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