Dom. 04 Dic. 2022
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Lib, l’innovazione abbandonata a se stessa da Comune e Provincia

[textmarker color=”E63631″]NORDMILANO[/textmarker] – Il Lib sta morendo in silenzio. Il primo incubatore italiano, simbolo di innovazione e per anni motore per oltre 300 piccole imprese che si sono sviluppate al suo interno, alcune delle quali diventando esempi nazionali, sta per chiudere. Dopo il fallimento indecorso della società pubblica Milano Metropoli, che la politica ha spolpato e poi abbandonato a se stessa con quasi 5 milioni di debiti, ora anche il Lib sembra destinato a morire.

L’incubatore che sorge in via Venezia era una delle società del gruppo Milano Metropoli. Nonostante il disinteresse dei comuni soci e della Provincia, i curatori fallimentari hanno cercato di salvarla tenendola in vita per un anno, con una procedura che ne ha consentito il funzionamEnto nonostante il fallimento della società pubblica capogruppo.

Oggi il tempo sta per scadere, ma una serie di veti incrociati e di iniziative per nulla coraggiose stanno lasciando cadere l’unica vera esperienza di innovazione compiuta nel Nord di Milano.

Di seguito pubblichiamo la lettera scritta alle istituzioni e alla stampa da uno degli incubati:

Gentilissimi,

vi scrivo questa mail, a titolo personale (nel senso di mail non concordata con le aziende incubate), senza sapere esattamente che cosa “sta bollendo in pentola” (anche se non si sentono profumi di particolari buone pietanze in preparazione…) e, oltre che da occupante di una postazione al LIB, in quanto cittadino sestese interessato alla sua città e ai possibili sviluppi.

Cercherò di essere breve, quindi andrò più per titoli che per dettagliate analisi, per non portarvi via troppo tempo, ma spero riusciate ad arrivare alla fine della mail (e a scusare alcune forzature dialettiche…).
Allora, per punti iper sintetici:

  • non abbiamo, in quanto aziende incubate, nessuna notizia certa su che futuro ci sarà per gli spazi da noi occupati; penso vi rendiate conto che sommare questa incertezza a quelle già presenti nel mercato non ci renda la vita più semplice (il nostro pensiero va anche agli attuali dipendenti di Milano Metropoli; anche se con qualche distinguo, qui non esplicitato);
  • è stata convocata, il 30 giugno (100 giorni fa…), una riunione plenaria dove, alla presenza del Sindaco Chittò, dell’Assessore Montrasio e del Presidente (se ben ricordo) della BCC di Sesto, sembrava dovessimo ascoltare decisioni strategiche della massima importanza mentre, invece, abbiamo ascoltato, insieme ad alcune informazioni importanti (la destinazione d’uso non cambiata, p.e.) anche generiche “assicurazioni di attenzione” da parte del Comune (non contestualizzo);
  • abbiamo fatto, come aziende incubate, agli inizi di luglio, una proposta d’acquisto, poi rifiutata, fondamentalmente, dalla BCC (che forse poteva relazionarsi con maggiore approfondimento e attenzione, parere personale del quale mi prendo ogni responsabilità);
  • da allora abbiamo avuto, oltre che qualche incontro con il liquidatore, piccole “notiziole” soltanto dalla stampa locale, (confermate implicitamente, ma non formalmente, dal liquidatore dottor Scillieri), di interessi da parte di vari imprenditori; zero informazioni da parte del Comune.

Io penso che si stia sottovalutando, insieme ai problemi delle aziende incubate, l’impatto di questa “assenza” (Comune e Banca, in primis, che immagino abbiano le loro ragioni), sul valore, economico e simbolico, di questo luogo.
Il LIB potrebbe/dovrebbe essere, e lo sarebbe stato nelle nostre future attività se si fosse andati, e si fosse finalizzata, avanti con la nostra proposta, un centro di eccellenza nel quale sviluppare progetti e collaborazioni importanti anche, e soprattutto, in ottica della economia della nostra zona e, più estesamente, why not?, di quella italiana.
La politica, che ha dato il go a questa iniziativa quando le mitiche dot.com sembravano essere il nuovo motore dell’economia italiana, è riuscita a distruggere, (in modo bipartizan anche se, va detto, con migliori risultati (nella distruzione…), da parte del centro destra), un esperimento che meritava una gestione diversa, più focalizzata sugli aspetti e obiettivi di contesto complessivo che sui “piccoli” obiettivi che normalmente, la contraddistinguono (far lavorare gli amici, gli amici degli amici e costruire il consenso quasi fine a sè stesso, scuserete la semplificazione estrema, ma…).
Naturalmente la speranza è che ci sia, invece, e noi non ne siamo a conoscenza, un rospo/principe azzurro in arrivo ma, per ora, stiamo assistendo ad un triste svolgimento di una storia che poteva essere bella.
Tra centralini con problemi, sporcizia insopportabile (lo sapete, vero, che oltre a noi vengono anche i nostri clienti a trovarci?), salette riunioni tristissime, attrezzature old fashion e tristezza dilagante.
Chi porterà questa responsabilità se le cose non finiranno, (come, ripeto, tutti noi ci auguriamo), bene?
Naturalmente questa mail viene trasmessa in copia nascosta alle aziende incubate, e in chiaro ai destinatari e ai giornali locali.
Grazie dell’attenzione e buon lavoro ma, please, wake up!
Cordiali saluti.

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