Mar. 27 Feb. 2024
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Social network, piuttosto non usateli

Ai politici servirebbe un ripassino. Oggi la comunicazione è importante e lo è particolarmente anche nel mondo politico: e parlare oggi di comunicazione significa parlare di social network che sono, nel bene o nel male, uno dei canali di contatto più immediato tra la politica e la cittadinanza. Lo sa bene Matteo Renzi che per primo ha introdotto in Italia un nuovo modo di comunicare con cittadini ed elettori. Ognuno giudichi da sé la bontà di questo cambiamento o nello specifico dei messaggi lanciati dal premier: ma il fatto che abbia segnato un solco tra ciò che veniva fatto prima e quello che ha iniziato a fare lui, soprattutto con Twitter, è innegabile ed è stato anche materia di studio. Ma i politici locali sembrano non aver imparato del tutto la lezione. E non stiamo qui parlando di tecnica (forse sarebbe troppo chiedere ad assessori e consiglieri di comprendere gli arcani meccanismi dei “tag” su Facebook, solo per fare un esempio) ma di tattica.

Ecco alcuni esempi che crediamo possano essere assunti come casi da non seguire. Tra i politici cinisellesi ce n’é uno particolarmente attivo on line, soprattutto su Facebook. E’ l’assessore ai Lavori pubblici (ma la deleghe di sua competenza sono anche altre) Ivano Ruffa. Che si affanna, spesso e volentieri, a commentare gli stati di consiglieri, politici o semplici cittadini. E che usa il social più famoso e più diffuso anche per comunicazioni in qualche modo istituzionali. Proprio l’assessore Ruffa potrebbe essere preso come esempio di quello che non andrebbe fatto con i social. Uno degli ultimi passi falsi dell’assessore cinisellese sul web è stato mettere un bel “mi piace” a un articolo condiviso proprio dal nostro giornale Nordmilano24 in cui si raccontavano le “magagne” di piazza Gramsci e lo scontento dei cittadini. Titolo: “L’urlo dei residenti: Piazza Gramsci cade a pezzi”. Ma come? L’assessore ai Lavori pubblici mette un bel “mi piace”? Colui che si dovrebbe occupare per primo del restyling della piazza ci mette un bel “pollice in su”? Nella mia bonaria ignoranza mi auguro di aver frainteso questo gesto: forse l’amministratore cinisellese voleva comunicare ai suoi cittadini, con quel semplice “click”, che da ora in poi, si occuperà con passione del destino della piazza e prenderà seriamente in considerazione il suo stato di abbandono e degrado.

Di esempi ce ne sarebbero a iosa. Assessori e consiglieri di maggioranza cinisellesi hanno cercato di spiegare sulla loro bacheca Facebook i motivi dell’aumento dell’Irpef senza calcolare il famoso “effetto boomerang” della rete che ha trasformato la loro bacheca in un lunga lista di buoni motivi per non essere nuovamente votati alla prossima tornata elettorale. E ancora, ci sono primi cittadini che in materia di social e comunicazione non sono di certo i primi della classe. Il sindaco Siria Trezzi aveva giocato la sua campagna elettorale, delle primarie come delle amministrative, proprio sulla “potenza” dei social. “Segui Siria” il motto che risuonava in città un anno fa. Peccato che proprio il sindaco social non faccia un tweet dallo scorso 15 aprile. Ma c’è chi fa anche di peggio: il sindaco di Sesto Monica Chittò, per altro eletta anche nel consiglio metropolitano, si è registrata su Twitter a marzo 2012 e vanta, udite udite, un solo tweet in tutta la sua social carriera. Il 18 marzo 2012 la Chittò “twittò”. Poi basta.

Piuttosto non fatelo. Ecco. L’ho detto. Una volta i partiti avevano scuole di politica che insegnavano anche come parlare ai cittadini. Oggi che i social fanno scuola i nostri politici dovrebbero prendere un po’ di ripetizioni.

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