Lun. 17 Giu. 2024
HomeEditorialeSupermarket Mon Amour

Supermarket Mon Amour

[textmarker color=”E63631″]NORDMILANO[/textmarker] – Esselunga, Il Gigante, Lidl.
Tre grandi catene che apriranno altrettanti supermercati nel Nordmilano, nel giro di pochi mesi.
Per una persona che venisse da fuori e si limitasse a leggere anche solo le nostre notizie a riguardo, sarebbe facile pensare a un’invasione improvvisa da parte dei grandi marchi.

Nulla di più sbagliato.

Si tratta, in tutti i casi, di progetti talmente datati dall’essere tutti maggiorenni.
La tanto chiacchierata Esselunga di Cusano è un’idea che nasce a cavallo tra gli anni ottanta e novanta, con la demolizione dei vecchi stabilimenti Pirelli iniziata solo negli scorsi giorni, che hanno posto fine a un rumoroso silenzio durato circa 23 anni.

Discorso analogo per il nuovo Il Gigante di Bresso, in fieri da 19 anni e che, se tutto dovesse finalmente procedere, vedrà la luce, dopo una gestazione a dir poco travagliata, questo autunno.

Infine, il nuovo Lidl di Cinisello, che poi non è nuovo.

Il colosso dei discount tedesco sposterà solo il presidio in città; rimpiazzando la chiusura del vecchio punto vendita di viale Italia al confine con Cologno e andandosi a collocare in un’area ben più strategica, tra Brico e Decathlon.

In tutto questo la politica locale si limita al ruolo di voyeur, al limite di loggionista, che un po’ critica, un po’ si chiama fuori, trattandosi spesso di dialoghi tra privati, un po’ si smarca e addossa le responsabilità alle “precedenti amministrazioni” o in alternativa si auto encomia, se la popolazione civile sembra gradire la nuova opera.

La verità è che, prescindendo da giudizi in merito agli aspetti commerciali, una buona parte di questi progetti sono nati in un’epoca lontana, quando ancora i centri commerciali non avevano assediato il Nordmilano. Sono l’esempio lampante di quanto una politica indecisa e a volte incapace, è riuscita a trascinare lo sviluppo della città, senza apportare alcuna miglioria, se non il ritardo che ha danneggiato gli operatori e forse ora anche le comunità.

Un dato potrebbe essere ritenuto obiettivo: nel Nordmilano ci sono sicuramente più centri commerciali che campi sportivi, o luoghi aggregativi o spazi culturali.

Ma d’altra parte è innegabile che portino lavoro, in fase di realizzazione e dunque con il personale necessario e, tra immissione di liquidi, oneri di urbanizzazione e convenzioni, anche denaro nelle casse desertiche dei comuni.

ARTICOLI CORRELATI