Lun. 08 Ago. 2022
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Marcegaglia, tensione tra operai e sindacati. E ora il tempo è scaduto

[textmarker color=”E63631″]SESTO SAN GIOVANNI[/textmarker] – Volevano accettare l’accordo, ma il sindacato non ci sta. Così da lunedì scatta la procedura di mobilità. La situazione alla Marcegaglia Buildtech si fa più complicata. Messi alle strette dal previsto trasferimento della produzione da Sesto a Pozzuolo Formigaro, in provincia di Alessandria, il  fronte dei lavoratori si è spaccato. Ieri mattina circa una settantina di operai hanno manifestato davanti alla sede della Cisl, protestando per il mancato accordo.

“Il sindacato dovrebbe tutelarci e invece si comporta in modo strano – denuncia un capoturno preposto del reparto pannelli – siamo in una situazione di stallo e non riusciamo a uscirne”.

La dirigenza della Marcegaglia ha messo sul piatto, per chi accetta, le navette per portare gli operai al lavoro da Milano ad Alessandria; un aumento di stipendio; oppure la possibilità di scegliere se licenziarsi ricevendo un incentivo di 35mila euro, oltre alla mobilità per due anni e alla liquidazione. Nel referendum del 9 giugno, il 95% dei dipendenti aveva approvato quest’ipotesi, ma la votazione non era stata ritenuta valida dalla Fiom.

“Non ci andrei certo a cuor leggero fino a Pozzuolo Formigaro, certo che sarà faticoso – continua il capoturno – ma con la crisi che c’è questo è l’unico lavoro che ho e voglio continuare ad averlo, anche a costo di trascorrere tre ore al giorno in viaggio. Mi sembra un buon accordo, da accettare senza riserve”.

Ma se la Uil è disposta a firmare, Fiom e Fim no ci stanno. Ritengono la proposta un ricatto inaccettabile: in particolare, per chi non accetta il trasferimento vorrebbero due anni di cassa integrazione e poi il reintegro in un altro degli stabilimenti lombardi della Marcegaglia, come Corsico o Lainate.

Viste le tensioni tra i lavoratori, l’azienda ha fatto sapere ieri sera di essere disposta a un nuovo incontro anche prima di lunedì, quando dovrebbe scattare la mobilità.

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