Mar. 05 Mar. 2024
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Se i comuni non sono capaci di attrarre imprese e lavoro

La crisi continua a mordere. Anche nel Nordmilano il nemico numero uno è la crisi occupazionale che si sta portando via centinaia di posti di lavoro ogni mese e che sta mettendo in fuga aziende grandi e piccole.

Si parla di ripresa, ma con la continua emorragia di posti di lavoro, il Nordmilano rischia di vedere allontanarsi sempre di più l’uscita dal tunnel.

Soprattutto fa qualche effetto vedere che le istituzioni locali sono completamente ingessate rispetto al tema del lavoro e dell’occupazione. Al di là dei proclami di circostanza nessuno ha ancora fatto azioni concrete e reali per cercare di tenere le imprese sul territorio e per promuovere l’arrivo di nuove imprese e start-up.

A Sesto il vecchio incubatore di imprese di Milano Metropoli è ancora fermo al palo, con la spada di Damocle del fallimento sul capo. A Cinisello e negli altri comuni si sta assistendo a una progressiva desertificazione imprenditoriale. Ovunque le aziende chiudono i Comuni negli ultimi anni si sono affrettati a promuovere trasformazioni residenziali.

Oggi i Comuni arano attesi ad una prova: l’introduzione della Tasi, la nuova tassa sui servizi, permette ai comuni di modulare le aliquote per favorire diversi settori. Nessuno dei comuni (a parte parzialmente Cusano Milanino) ha sfruttato questa opportunità per attrarre imprese e per favorire la ripresa del lavoro. Sesto ha messo la Tasi al massimo per tutti, limitandosi a pochi sconti, Cinisello non ha previsto la Tasi, ma ha lasciato ai massimi le aliquote per le attività produttive. Il Consiglio comunale di Cinisello, con la maggiornza di centrosinistra in testa, ha respinto ogni tentativo delle opposizioni di ridurre le aliquote Imu previste per le attività produttive. Così stanno facendo anche gli altri comuni del Nordmilano.

Per questi sindaci il lavoro è sì un diritto-dovere, ma chi crea lavoro rimane sempre una mucca da mungere senza nessuna accortezza.

Non entriamo nel merito delle situazioni locali. E’ sotto gli occhi di tutti che questa prima prova di “federalismo fiscale” sia fallita E che i comuni non si siano mai adoperati in modo concreto per favorire la nascita di nuove imprese. Manca la volontà. Mancano le idee. Forse manca anche quella cultura che consente di considerare le imprese come elementi positivi del territorio e non come approfittatori. Del resto, se una famiglia è senza lavoro, lo sconto sulla Tasi diventa una beffa. Ma già, per le case costruite sulle aree dismesse a Tasi si paga anche se rimangono vuote…

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