[textmarker color=”E63631″]SESTO SAN GIOVANNI[/textmarker] – Il voto di domenica a Sesto San Giovanni si presta a molte considerazioni a caldo. La principale è che Monica Chittò, candidato di una ampia coalizione di centrosinistra, esce sconfitta dalle urne, pur avendo ottenuto l’accesso al ballottaggio con il 30% dei voti. Il suo risultato è un terzo inferiore rispetto a quello di 5 anni fa. I suoi partiti si sono praticamente liquefatti, con il Pd che perde 7 punti percentuali. Puniti dopo 5 anni di amministrazione poco attenta alle esigenze reali della città e troppo ingessata su posizioni ideologiche fuori dal tempo.
Trionfa invece Roberto Di Stefano, che porta a casa il 26%, nonostante fosse appoggiato da liste praticamente inesistenti. Da Forza Italia (partito retto dalla moglie la consigliera comunale milanese Sardone), e che conta pochi iscritti, alla Lega Nord, che a Sesto è stata resuscitata da un lungo commissariamento, per proseguire con le liste dei Liberali.
Di Stefano si è imposto con una campagna elettorale fatta di slogan e di argomenti che hanno colpito gli elettori. Dal no alla moschea alla lotta al degrado e all’immigrazione. I suoi uomini hanno lavorato in città cacciando le preferenze una ad una. Le sue liste hanno preso più voti dello stesso candidato, questo significa che più d’uno ha votato per il centrodestra, ma ha espresso la preferenza per un candidato sindaco diverso.
Questo risultato non è del tutto merito di Di Stefano o di quanti hanno raccolto voti seguendo la stessa strada. E’ piuttosto figlio dell’assenza del centrosinistra su temi importanti. Un centrosinistra che li ha sempre evitati o sminuiti, pensando che il malessere dei cittadini fosse un lamento immotivato. La città soffre. E solamente il sindaco e gli assessori si sono talmente abituati al degrado da non riuscire più a rendersi conto di quanto sia diventata brutta e inospitale.
Al sindaco è mancata la capacità di mostrare una vera svolta. Un cambio di rotta e di assessori capace di far comprendere ai cittadini la volontà di rilanciare davvero Sesto, dopo aver trascorso 5 anni a fare il commissario liquidatore dei danni prodotti dal suo partito nei 10 anni precedenti. Il suo principale partito, il Pd, è letteralmente scomparso. Non conta quel 20% dei voti, che è poca cosa rispetto alle percentuali di qualche anno fa. Il dato preoccupante è che le preferenze dei candidati in consiglio comunale sono crollate. Le preferenze sono concentrate su 4 candidati. Gli assessori uscenti Roberta Perego e Andrea Rivolta, la consigliera comunale Loredana Pastorino (vicina al Geas) e Marialuigia Pagani. Gli altri hanno raccolto poco o nulla. Segno che il partito non c’è e che pochi sono disposti a lavorare per raccogliere voti. Stupisce che la campionessa di preferenze sia la Perego, assessore che non ha brillato per le sue capacità e che forse è complice del crollo della Chittò.






