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Milano, don Giussani verso la beatificazione

Chiusa la fase diocesana dell'iter. La Basilica di Sant'Ambrogio gremita. Monsignor Delpini: "Riconosciamo un uomo di Dio che con la vita e le parole conduce a incontrare Cristo"

Ieri, nella Basilica di Sant’Ambrogio gremita, al termine dei secondi Vespri solenni dell’Ascensione, si è chiusa la fase diocesana dell’iter che potrebbe portare monsignor Luigi Giussani alla beatificazione. Una scelta non casuale quella della data e del luogo del rito: la solennità dell’Ascensione, infatti, fu molto cara a Giussani e la basilica contigua all’Università Cattolica dove il servo di Dio insegnò dal 1964 al 1990. I Vespri sono stati concelebrati da diversi presuli: Andrea Bellandi, arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno; Massimo Camisasca, vescovo emerito di Reggio Emilia-Guastalla; Ivan Maffeis, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e consigliere spirituale della Fraternità di Cl; Giovanni Paccosi, vescovo di San Miniato; Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia; Filippo Santoro, arcivescovo emerito di Taranto. Erano presenti tanti sacerdoti ambrosiani, assieme ad alcuni vicari episcopali e all’assistente ecclesiastico diocesano, don Mario Garavaglia.

Tra le autorità presenti, Anna Scavuzzo, vicesindaco di Milano, Raffaele Cattaneo, sottosegretario alla presidenza di Regione Lombardia, Linda Ghisoni, sottosegretario del Dicastero per i Laici, la famiglia e la vita, oltre ad alcuni rappresentanti di movimenti e associazioni ecclesiali. In prima fila anche il fratello di don Giussani, Gaetano, il presidente della Fraternità di Cl, Davide Prosperi, il suo predecessore don Julián Carron.

“Giussani, un uomo di Dio”

Con i gesti della chiusura del processo diocesano, le firme sulla documentazione finale, i sigilli in ceralacca rossa apposti ai faldoni da inviare in Vaticano: “Riconosciamo in don Luigi Giussani – ha detto il vescovo di Milano, monsignor Mario Delpini – un uomo di Dio, un prete che, con la sua vita e con le sue parole, ha condotto a incontrare Cristo. Questo è il dono più grande che è stato fatto a Giussani e, attraverso lui, a tutti coloro che hanno percorso questo cammino. Un secondo motivo di gioia e di grazia è sentirsi dentro questa Chiesa e il processo che qui oggi si conclude è la dichiarazione con cui la Chiesa di Milano ha riconosciuto che la causa di beatificazione può essere consegnata al supremo discernimento”.

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