Ieri Giulio Ciccone, corridore di valore e ottimo scalatore, ha conquistato a Cosenza la maglia rosa al Giro d’Italia, simbolo del leader di classifica. Ci pensava dal 2016, dal suo primo Giro. Finalmente è arrivata e per lui è quasi una liberazione. Ora dovrà difenderla, volente e nolente. Questa maglia arriva quando il dibattito su Ciccone sembrava affievolirsi. C’era infatti il tormentone: Ciccone deve pensare alla classifica o solo alle vittorie di tappa? Ora, costretto dalla realtà, non ha scampo perché dovrà impegnarsi per indossare la maglia rosa il più a lungo possibile e, forse, dimenticare i traguardi parziali.Ecco le sue dichiarazione al termine della frazione di ieri.
“Ho vissuto tanti momenti difficili al Giro. L’ultimo appena un anno fa, quando mi sono ritirato dopo una caduta mentre si profilava un grande risultato in classifica generale, risultato di cui avevamo bisogno anche come squadra. Ma al Giro ho vissuto anche momenti bellissimi e quello di oggi ripaga tutta la sfortuna, gli infortuni, il Covid e così via. La decisione di difendere la Maglia Rosa sarà presa dalla squadra, come sempre. Bisogna tenere presente che siamo arrivati al Giro con una formazione orientata all’80% alle volate e con Derek Gee per la classifica generale, mentre alcune squadre qui sono costruite interamente attorno a un leader. Non si improvvisa una difesa della Maglia Rosa. Dobbiamo essere realistici. Però posso mettere sul tavolo la mia buona condizione e la mia voglia di lottare, che resta indiscutibile Mi piacerebbe portare la Maglia Rosa il più lontano possibile, almeno fino al Blockhaus, ma lassù sarebbe molto difficile conservarla contro campioni come Jonas Vingegaard”.






