A due passi dalla grande città vi sono aree verdi, parchi, itinerari che vale la pena conoscere. Il più delle volte sono luoghi poco noti, praticamente nascosti. Sono frequentati soprattutto da chi vi abita vicino, ma per tutti gli altri sono da scoprire. Uno di questi è il Parco della Balossa all’interno del quale è stata inaugurata in primavera una nuova pista ciclabile di tre chilometri che consente di collegare i Comuni di Milano (fermata Comasina M3), Cormano e Novate Milanese. Si è così aggiunto un ulteriore tassello che per far rinascere un territorio in procinto di essere abbandonato.
La Balossa è un’area di oltre diciotto ettari acquistati tre anni fa dal Parco Nord con un mutuo di 1,7 milioni con Cassa depositi e prestiti da restituire in 29 anni. Il luogo era già molto amato e frequentato: gli abitanti della zona lo percorrevano ancora prima della nascita della ciclopedonale. Il Parco Nord lo scorso anno ha vinto un primo bando di Fondazione Cariplo, che ha messo a disposizione un pool di progettisti per ipotizzare la riconversione degli spazi, come il grande hangar, testimonianza dell’antica presenza produttiva nella Balossa. Si tratta di campi agricoli e aree abbandonate da riconvertire in nuovi ecosistemi naturali ricchi di biodiversità: questa è la scommessa.
Percorrendo il parco con una bici oppure a piedi si scopre la presenza di alcuni insediamenti abitati, una vasta area coltivata a ciliegie. Inoltre vi si trovano alcune installazioni grazie a un progetto promosso da Casa Testori e Parco Nord Milano in collaborazione con i Comuni di Cormano e Novate Milanese e il sostegno di Fondazione Cariplo. Fra le opere presenti ce n’è una che può trarre facilmente in inganno il visitatore: si tratta di una targa commemorativa che recita così: In questi campi nel 1918, lontano da occhi indiscreti, Ernest Hemingway si appartò con una giovane donna di Bollate.
L’autore de Il vecchio e il mare che passa per un campo della periferia milanese e finisce in camporella con una giovane donna della zona? Ciclisti, corridori e semplici frequentatori del Parco Nord si sono trovati spiazzati di fronte a un dubbio: possibile? No, nonostante lo scrittore americano sia stato veramente in quella zona in quegli anni. Si tratta di un’opera d’arte dell’artista Francesco Fossati, lissonese di nascita, milanese d’adozione, vincitore del contest di Parco Nord e l’associazione Casa Testori di Novate Milanese per la valorizzazione dell’area. “L’intenzione era creare straniamento e far fermare le persone, ormai troppo abituate al mondo che le circonda”, come ha spiegato l’artista.
Verso Novate Milanese
Rimanendo ne filone letterario, questa volta dando indicazioni affidabili, suggeriamo di prendere un sentiero che si trova nella parte meridionale del parco: proseguendo in direzione sud, ci si immette nella ciclopedonale che conduce verso Novate Milanese, la città natale di Giovanni Testori che esordì come scrittore pubblicando Il dio di Roserio, un lungo racconto, un’opera che ha come protagonista indiscusso proprio il ciclismo. Utilizzando sempre la ciclabile si arriva nel centro di Novate Milanese e poi, proseguendo, si può raggiungere la già citata Casa Testori: si tratta di un hub culturale nato alle porte di Milano, specializzato nella produzione e valorizzazione dell’arte contemporanea: occupa la casa natale dello scrittore, una villa di inizio Novecento su due piani, con giardino interno. Proprio di fronte passano i treni delle Ferrovie Nord che Testori utilizzava come pendolare per raggiungere il suo studio di Milano. A due passi dalla vecchia abitazione sorge l’antico stabilimento della famiglia, la Manifattura Testori, fondata dal papà Edoardo, attiva nel settore tessile, con antiche radici che risalgono ai primi del ‘900.
Le periferie di Testori
Dalla casa di Novate ai quartieri operai fino agli atelier di Brera e Santa Marta: controcorrente in ascolto dell’umanità ferita. Tutto ebbe inizio da una storia popolare di ciclismo sulle strade della Brianza
Chissà che faccia aveva il giovane ciclista di Roserio, quartiere periferico di Milano, che ispirò il protagonista del primo romanzo scritto da Giovanni Testori, artista e intellettuale poliedrico, scrittore, drammaturgo, critico d’arte. Nato a Novate Milanese il 12 maggio 1923, all’inizio un percorso accidentato lo porta a frequentare i primi tre anni di Istituto tecnico inferiore. Il quarto e ultimo anno, considerata la predisposizione per le materie letterarie e artistiche, il padre acconsente al trasferimento al Ginnasio, all’epoca di durata quinquennale. Nel 1939 si iscrive al liceo classico, dove consegue la maturità il 29 giugno 1942. Poi la laurea in Lettere all’Università Cattolica. Dopo gli esordi come pittore, trova la sua vera strada nella critica artistica e nella scrittura. Dopo Il dio di Roserio arrivò Il ponte della Ghisolfa da cui Visconti trasse il film“Rocco e i suoi fratelli” – protagonisti operai e meridionali in cerca di improbabili rivincite sociali sul ring.
Dove trovò l’ispirazione lo scrittore per i suoi primi lavori? Dopo l’università Testori si aggirava nelle periferie della città con il quadernetto in tasca per ascoltare storie e prendere nota di un’umanità povera, stanca e ferita. Roserio, Vialba, Bovisasca, Bovisa. Alla periferia di Milano Testori intitolò un ciclo letterario “I segreti di Milano”. Seguirono La Gilda del Mac Mahon, La Maria Brasca, l’Arialda, Il Fabbricone e Il Giambellino. Poi l’esperienza del teatro, la rappresentazione de L’Arialda e la lotta con la censura. L’incontro con alcuni giovani di Comunione e Liberazione, l’inizio di un’amicizia con loro. La collaborazione con l’attore Franco Branciaroli per il quale scriverà alcuni testi. Gli interventi sul Corriere della Sera e tanto altro. Testori conduceva una vita da pendolare.
Ogni mattina da Novate Milanese, la città dove viveva anche Vincenzo Torriani, il carismatico patron del Giro d’Italia, prendeva il treno per raggiungere Milano dove aveva il suo studio. A Novate ci sono la casa e la fabbrica di famiglia, la Testori Spa, fondata nel 1905 da Giacomo ed Edoardo, il papà di Giovanni. L’azienda produce tessuti per la filtrazione. Testori amava Milano, ma anche i luoghi di origine dei genitori da cui trasse ispirazione per alcune delle sue opere. A Sormano, in Valassina, era nato suo padre, Edoardo. A Lasnigo sua madre, Lina Paracchi. Il profilo del monte Resegone e la discesa del Ghisallo, il lago lecchese, sono fra i protagonisti de Il dio di Roserio.

Lo scrittore si spense il 16 marzo 1993 all’ospedale San Raffaele di Milano per le conseguenze di una desolante malattia. Giovanni Testori è sempre stato un ingombro per la società letteraria italiana, perché la sua arte si fondava sulla radicalità dell’esperienza. Testori non ha mai intuito la scrittura e il teatro in particolare, come puro esercizio letterario, ma la sua arte era, è, legata a una testimonianza radicale sulla realtà. Non un predicatore, ma un provocatore. Per gli eroi derelitti e scalcagnati, come i ciclisti del suo primo racconto, ha cercato una voce che potesse avvicinarsi a loro traendo linfa e ispirazione anche dalle inflessioni dialettali. A distanza di tempo dalla sua scomparsa sono arrivati numerosi riconoscimenti della sua statura intellettuale, titanica, gigantesca; “qualcosa che lo distingue e lo allontana da tutto quello che è stato il movimento letterario della seconda metà del Novecento”, come ricordava il critico Carlo Bo.
Angelo De Lorenzi







