“Quando insegnavo in Crocetta un ragazzino di origine straniera mi ha detto: Prof, a me hanno chiesto più volte di spacciare, ma io ho sempre detto di no. Loro però mi continuano a dire che studiando e restando onesto non otterrò mai niente”.
“Ecco, quando penso a Crocetta penso ancora a quel ragazzino e quanto poco stiamo facendo per aiutarlo”. Gaetano Petronio, segretario Sinistra Italiana di Cinisello Balsamo, parte da un’esperienza personale per parlare di uno dei quartieri più difficili della città, segnati da molte problematiche come, ad esempio, gli appartamenti sovraffollati affittati in modo irregolare a gruppi di stranieri e vari episodi di criminalità.
Il sindaco ha chiesto una pattuglia dell’Esercito nell’ambito dell’operazione Strade Sicure e un maggiore presidio da parte del Reparto Prevenzione Crimine.
Tale richiesta nasce dal fatto che alcuni provvedimenti, come la chiusura temporanea nei confronti di un pubblico esercizio è stato impugnato dal Tar Lombardia e sospeso con effetto dalla serata del 5 maggio. “Se la giustizia ci toglie strumenti di intervento – è il ragionamento del primo cittadino di Cinisello – allora è doveroso che si intervenga con mezzi adeguati”. Qual è la sua opinione a tal proposito?
Nel periodo in cui l’esercizio pubblico in questione è stato chiuso, io insegnavo alle scuole medie Sardegna e ho saputo direttamente quello che era successo dai ragazzini delle mie classi. La sera prima, infatti, c’era stata una grossa rissa e la reazione dell’amministrazione é stata quella di chiudere direttamente il bar dove era avvenuto tutto. Ora, il punto sta che in questo modo l’amministrazione ha chiaramente detto al quartiere, ai cittadini che ci vivono e all’intera città, che la sicurezza è questione privata. In pratica per la nostra giunta se in un quartiere le cose non vanno bene è colpa del commerciante, del bar, del tabaccaio. Ecco, io ritengo che sia una cosa assurda. La sicurezza è una cosa pubblica e non si può dare la colpa al privato. Inoltre, dopo che è stato vinto il ricordo al Tar, il nostro Sindaco ha evocato l’intervento nell’esercito. Grave. Questo infatti implica due cose: 1. Il suo totale fallimento sulla cura della sicurezza in città 2. Forse senza volerlo, il Sindaco ha ammesso che, dopo due mandati, il suo operato non ha portato nulla di più rispetto alla precedente Giunta che ha ricorso allo stesso provvedimento.
Da più parti si sente dire che non bastano gli interventi repressivi, eppure un ripristino della legalità è necessario, e quindi tutti gli interventi dell’amministrazione in tal senso sarebbero ben accetti. Qual è – secondo lei – il ruolo dell’istituzione e in particolare del Comune?
L’amministrazione, il Comune, deve cercare di creare sicurezza attraverso la distensione dei rapporti all’interno di quelle zone dove la sicurezza è più a rischio. La sicurezza è un tema complesso ed è determinato da diversi fattori. Sicuramente è importante il ripristino della legalità e, laddove sia necessario, anche il ricorso a interventi repressivi ma questi devono essere accompagnati dalla creazione delle condizioni necessarie perché le persone continuino a convivere. Non è possibile, quindi, penalizzare una componente della società per creare sicurezza perché la sicurezza è fatta dal benessere di tutti non di alcuni. Per questo chiudere un bar non ha senso e lo stesso vale per l’evocazione dell’Esercito. Se è necessario l’Esercito vuol dire che stiamo dicendo che il quartiere dev’essere messo sotto sorveglianza e stiamo anche dicendo che c’è una parte di quel quartiere che ha bisogno di gente che mostri le armi per tenerli a bada. A me viene naturale chiedere al Sindaco: se non funziona l’Esercito che facciamo? Guerra civile?
Che ruolo hanno o potrebbero avere invece i partiti, le associazioni, le parrocchie all’interno del quartiere e più in generale nella città?
Ecco, il fatto è che bisogna accompagnare tutto questo a interventi che agiscano sul tessuto sociale, che mettano insieme tutti: la Parrocchia, le associazioni, il centro anziani, la casa della cittadinanza, l’amministrazione. Bisogna mettersi nei panni delle persone e comprendere le loro paure. Io, li capisco, se vedi che nel tuo quartiere c’è spaccio, delinquenza, disagio e criminalità è normale che quello che ti fa più paura è ciò che meno puoi controllare. Per questo l’immigrato è al centro di queste paure (anche al referendum, per esempio, si è registrato un dato di contrarietà sulla cittadinanza… questo vuol dire che anche a sinistra c’è chi ha questa paura), ma un’amministrazione che gestisce una città come quella di Cinisello Balsamo, con il 22% di cittadini di origine straniera presenti sul territorio, deve evitare di criminalizzare solo gli immigrati e agire sulla legalità, sul rispetto delle regole se no la criminalità continuerà a prosperare su una città divisa.







