HomeBreaking NewsSesto San Giovanni, scabbia alla Pelucca: i familiari vogliono risposte

Sesto San Giovanni, scabbia alla Pelucca: i familiari vogliono risposte

Chiedono risposte i familiari dei pazienti ricoverati presso la RSA La Pelucca di via Boccaccio dopo i contagi di scabbia che si sono recentemente diffusi all’interno della struttura sanitaria sestese. Sono state adeguate e tempestive le misure adottate per contenere la diffusione della parassitosi, così come la gestione della comunicazione con le famiglie e con i volontari che quotidianamente frequentano la struttura? Sono solo alcune degli aspetti finiti sotto la lente di ingrandimento dei parenti degli ospiti della struttura che, in attesa di chiarimenti esaustivi, hanno ricostruito passo dopo passo la vicenda per cercare di fare luce sull’accaduto.

Bisogna tonare indietro alla fine del mese di agosto, il giorno 28, quando alcuni familiari sono come di consueto in visita e trovano la propria parente allettata e in isolamento (che si protrarrà per 32 giorni) all’interno della sua camera al primo piano della struttura. È il medico in servizio nella RSA che comunica ­l’avvenuto con­tagio e l’avvio della terapia in corso dal giorno 25 agosto, quindi tre giorni prima dell’arrivo dei parenti. Stando a quanto riportato, sarebbe il medico stesso ad informare i parenti della presenza di altri due casi di scabbia sempre sullo stesso piano, il primo. Uno di questi accertato il 24 agosto grazie alla determinazione di un parente che, notando un problema alla cute della madre (persistente da settimane), avrebbe richiesto una visita dermatologica privata che ha evidenziato la natura del problema.

Nel frattempo, però, il 27 agosto va in scena nel­la sala comune la consueta festa mensile per celebrare i compleanni degli ospiti, alla quale partecipano decine di persone tra ospiti, familiari, operatori e volontari del tutto ignari della situazione. Ed è qui che probabilmente viene facilitata la diffusione del contagio, perché – secondo fonti del Corriere della Sera – due degli ospiti già contagiati sarebbero stati presenti al party.

Pochi giorni dopo, il 31 agosto, una famiglia di un’ospite contagiata contatta ATS da cui avrebbe appreso che a quella data l’RSA non avrebbe fornito ancora alcuna segnalazione dei casi di scabbia, per quanto obbligatoria anche solo in caso di sospetto. Nei giorni seguenti, secondo quanto riferito, si verificano altri casi di contagio senza che venga limitato l’accesso alla struttura per le persone esterne e senza l’adozione di protocolli di prevenzione anche per il personale interno che sarebbe stato fatto ruotare indifferentemente sui tre piani della palazzina diventando a sua volta possibile fonte di diffusione della parassitosi.

È il 4 settembre quando ATS effettua un sopralluogo presso la sede di via Boccaccio, ma bisognerà attendere fino al 9 settembre perché la RSA comunichi, attraverso l’affissione di un comunicato, la necessità per i visitatori di adottare dispositivi di protezione individuale (camice e guanti) per accedere alla struttura.

Intanto i contagi si diffondono ulteriormente tra gli ospiti per tutto il mese di settembre, con tre casi posti in isolamento tra il 28 e il 29 del mese: “Una terapia effi­­cace a prevenire il contagio e le recid­i­ve richiede il tra­tt­amento contempora­neo di tutte le pers­one che convivono con i contagiati. La prof­ilassi per gli ospit­i, invece, è in­iziata tardivamente e con modalità larga­mente scaglionate – denunciano i familiari -: alcuni ospiti hanno ricevu­to il primo tr­attame­nto solo il 25 sette­mbre”. I familiari denunciano anche la riduzione degli operatori in servizio e l’assenza dei volontari, AVO aveva infatti interrotto spontaneamente gli ingressi già il 31 agosto con i primi casi: “Comporta il venir me­no di un prezioso su­pporto agli anzi­ani e la cessazione pres­soché totale de­lle attività – spiegano -. Siamo pertanto preoccupati per un ulteriore de­terioramento cogniti­vo degli ospiti non facilmente recuperab­ile”.

Dal canto suo, la Fondazione La Pelucca precisa di aver agito in maniera “consapevole, professionale e pragmatica per affrontare e risolvere il problema” senza creare allarmismo e panico: “Abbiamo sempre doverosamente rispettato i protocolli, informato gli organismi competenti e comunicando quanto accaduto con chiarezza e trasparenza”, ha specificato Il Direttore Generale, Giuseppe Minutolo, elencando punto per punto misure ed interventi messi in campo per gestire le situazione e risolvere il problema, snocciolando anche una serie di statistiche molto dettagliate per dimostrare quanto sia diffuso questo tipo di infezioni nelle strutture per anziani. Dettagli, questi ultimi, molto puntuali a differenza però di quelli più interessanti relativi, per esempio, a quando sono state attivate le misure intraprese per gestire i contagi all’interno della struttura.

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