“Noi non dobbiamo mai vivacchiare, ma vivere”. Così scrisse Pier Giorgio Frassati all’amico Isidoro Bonini, il 27 febbraio 1925, pochi mesi prima della sua fine improvvisa e inaspettata. Domani, domenica 7 settembre, i riflettori saranno puntati sulla figura di Pier Giorgio quando sarà canonizzato da Papa Leone XIV assieme a Carlo Acutis: giovanissimi, belli e anche santi. L’uno, figlio del fondatore de La Stampa nella Torino del primo Novecento, l’altro il primo santo «millennial»: appassionato di informatica, tanto da essere considerato un piccolo genio, ha saputo trasformare il web in strumento di evangelizzazione. La Chiesa li accomuna in un’unica cerimonia quasi a suggerire le consonanze e le affinità pur nelle sostanziali diversità. Peraltro, il milanese Acutis amava dire “Dio non vuole fotocopie, ma solo originali”, frase che rimanda fortemente alla biografia e alla personalità del Frassati.
Proprio alla vigilia della cerimonia di canonizzazione è uscito in libreria “Pier Giorgio Frassati. La gioia non avrà misura”, scritto da Vincenzo Sansonetti per le edizioni Ares. Si tratta di un volume di ampio respiro che riporta con cura la vita del giovane, morto a ventiquattro anni nel pieno della sua esperienza. L’autore dedica molto spazio al contesto storico, non semplice, nel quale Frassati ha agito: la visione laica del tempo metteva in difficoltà la Chiesa e gli stessi cristiani. Pier Giorgio trova ostacoli nella sua stessa famiglia: il papà Alfredo, soprattutto, non vede di buon occhio il suo impegno a favore dei poveri, la frequentazione della Chiesa, le ore di adorazione eucaristica, il suo impegno politico che lo porta a trascurare gli studi. A un passo dalla laurea in ingegneria industriale meccanica, con indirizzo minerario, (per stare vicino agli operai) dopo un percorso scolastico alquanto accidentato, il genitore gli chiede di lavorare con lui all’ufficio amministrativo de La Stampa. Pier Giorgio accetterà.
Frassati amava l’alpinismo
Molti episodi testimoniano la santità di Frassati. Sansonetti dà conto dei tanti gesti di generosità concreta di un giovane dalla fede intensa. Lo scrittore racconta che a Torino i poveri vivevano spesso in soffitte insalubri e lavoravano nelle case dei benestanti, che abitavano invece ai piani nobili. Pier Giorgio andava spesso a trovare questi bisognosi, si intratteneva con loro, ascoltava i loro problemi. Nelle numerose biografie già apparse si rimarca spesso la fisicità di Pier Giorgio, il suo amore per lo sport e in particolare per la montagna. Ne parla anche l’autore di questo libro ricordando che l’ascensione verso le vette trascendeva il puro gesto atletico richiamandone il significato ascetico: la montagna come metafora.
Di Frassati viene raccontato il suo desiderio di vivere e divertirsi (il giovane fece parte della Compagnia dei tipi loschi) un “club” con spiccate venature goliardiche, e allo stesso tempo si ricordano le sfaccettature drammatiche di un’esistenza che andò incontro anche a sacrifici e delusioni terrene, come la rinuncia a fidanzarsi con Laura Hidalgo, una giovane di cui si era innamorato e con la quale avrebbe voluto sposarsi, ma che la famiglia non avrebbe gradito a causa delle differenze di stato sociale.
Frassati e i Papi
Il libro coglie i tanti aspetti della vita di Pier Giorgio: il ragazzo cerca di non rinunciare mai alla messa quotidiana. La sua passione per l’alpinismo è nota, ma prima di partire per una scalata, all’alba, lui decideva di andare a messa, trascinando anche gli amici della Fuci. Tanto era il suo trasporto verso l’Eucarestia, che Frassati poteva restare per ore in adorazione di fronte al tabernacolo.
Negli ultimi capitoli del libro Sansonetti accosta la figura di Frassati a quella di alcuni Papi – Francesco, Giovanni Paolo II, Paolo VI e Benedetto XV – che lo hanno indicato come modello convincente di santità.
Angelo De Lorenzi





