È improvvisamente mancato Remigio Radolli, lo storico gioielliere di via Garibaldi. Anni fa era stato protagonista, suo malgrado, di una vicenda drammatica entrata nelle case degli italiani attraverso la televisione. Il 16 aprile del 2010, giorno in cui una rapina nata male finì a pistolettate con il bandito a terra in fin di vita con tre proiettili in corpo e Radolli pestato a sangue. Lui spiegò ai carabinieri, ancora sanguinante, con un occhio tumefatto e una benda rossa a tamponargli la ferita sulla testa, che si era trattato di legittima difesa, che lo stavano ammazzando di botte, che avevano anche una pistola.
Remigio Radolli simbolo della legittima difesa
Al gioielliere, una volta giunto in ospedale, i medici suturarono una ferita alla testa con 18 punti; aveva anche la mandibola e gli zigomi rotti e diverse costole incrinate.
Giusto il tempo di interrogarlo, portarlo in pronto soccorso e vedere i filmati delle telecamere che dimostravano la veridicità del suo racconto e la magistratura di Monza inviò comunque un avviso di garanzia a Radolli, nel quale si ipotizzava il reato di «eccesso colposo di legittima difesa». Si trattò probabilmente di un atto dovuto, ma molti non riuscirono a capire le ragioni dei Pm di fronte al viso dell’uomo massacrato di botte. Seguirono accese polemiche. A un anno dal tentativo di rapina la posizione del gioielliere fu archiviata. A Radolli il giudice riconobbe di aver agito in stato di necessità per legittima difesa.
Ghilardi: “Un uomo generoso”
Il sindaco di Cinisello Balsamo, Giacomo Ghilardi, lo ha ricordato via social con queste parole: “Remigio è stato molto più di un commerciante: un uomo generoso, sempre pronto a scambiare un saluto sulla porta del suo negozio. La sua vicenda lo ha reso simbolo di dignità e coraggio. Ha vissuto momenti difficili, ma la verità e la giustizia hanno riconosciuto il suo diritto a difendersi e a difendere la sua vita. In quell’occasione in molti lo hanno sostenuto e hanno creduto in lui”.




