Giorgio Armani è morto oggi, giovedì 4 settembre, aveva compiuto 91 anni lo scorso 11 luglio.
Milano piange il suo re silenzioso. Giorgio Armani se n’è andato, lasciando dietro di sé non solo una maison, ma un’idea di eleganza che ha cambiato la pelle del Novecento.
L’uomo che ha spogliato l’abito maschile delle rigidità, che ha liberato la donna dalle impalcature del potere, che ha insegnato che lo stile non è rumore ma sottrazione, oggi non c’è più.
Non amava i clamori. Ha sempre preferito la discrezione alla ribalta, la coerenza all’inseguimento delle mode. Per questo la sua assenza peserà come poche altre: Giorgio Armani non era semplicemente uno stilista, era la grammatica dell’eleganza italiana.
Da via Borgonuovo alle notti di Hollywood, ha vestito presidenti e attrici, campioni dello sport e sconosciuti, senza mai tradire quella cifra stilistica che era insieme rigore e libertà. Milano era il suo porto e il suo laboratorio, qui ha dimostrato che la moda poteva essere industria senza perdere anima, impresa globale senza dimenticare le radici artigiane.
La politica ha reagito con cordoglio, consapevole che la Lombardia perde una delle sue colonne più solide.
Il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana lo ricorda così: “Giorgio Armani è stato e sarà per sempre la Moda. La Lombardia perde un autentico pilastro, il mondo un maestro. Un artigiano visionario e ambasciatore del Made in Italy, fedele alle sue radici, capace di reinventarsi senza mai tradire il proprio credo“.
Oggi Milano è più nuda. Ma in quella nudità resta il segno del suo genio, un’idea di bellezza essenziale, che continuerà a vestire il mondo anche senza di lui.
Addio a Giorgio Armani, maestro dell’eleganza italiana
Il cordoglio esplode sul web. Da Milano, alla Lombardia, al mondo intero: Il Presidente Attilio Fontana lo ricorda come "Un artigiano visionario e ambasciatore del Made in Italy"




