Gio. 15 Gen. 2026
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L’omaggio di Bergamo a Felice Gimondi

Il ricordo della sua città che a breve potrebbe dedicargli anche una via

Ieri Bergamo ha reso omaggio a Felice Gimondi, l’indimenticabile campione di ciclismo che sessant’anni fa, il 14 luglio 1965, siglò una delle sue imprese più belle, la conquista del Tour de France. Il campione di Sedrina era al debutto tra i professionisti aveva appena 22 anni, ma era già un campione. L’anno prima aveva conquistato il Tour dell’Avvenir. La Francia lo consacrò.
Ieri mattina a Bergamo, in occasione della partenza del Giro Women 2025 – la prima frazione a cronometro vinta dall’elvetica Marlen Reussler, nella sua città è stato inaugurato un monumento. L’opera è stata svelata nel centro di ChorusLife, nel quartiere Santa Caterina, il nuovo smart district di Bergamo che unisce sport, cultura, intrattenimento e servizi in un progetto di rigenerazione urbana ad alta sostenibilità.
Il rumore non fa bene, il bene non fa rumore” è la frase incisa sull’opera artistica dedicata al campione bergamasco.  La scultura è stata svelata alla presenza della famiglia Gimondi, delle autorità cittadine e dei promotori del progetto.

Felice Gimondi, il ricordo degli amici

Collocata all’inizio della salita che porta alla ChorusLife Arena, la scultura è realizzata in vetroresina effetto legno a firma dell’artista Emiliano Facchinetti e raffigura una bicicletta stilizzata dove le due ruote raccontano la carriera sportiva – con bassorilievo e palmarès – e l’eredità morale, con una mappa simbolica e la frase incisa.

“Questa scultura non è solo un’opera artistica: è un gesto di memoria e gratitudine – ha detto Fabio Bosatelli, presidente di POLIFIN, intervenuto insieme alla vicepresidente Giovanna Terzi Bosatelli –. Mio padre (il Cav. Lav. Domenico Bosatelli, ndr) anni fa ebbe l’intuizione, insieme a Gianpaolo Sana, di rendere omaggio a Felice Gimondi con una scultura. Un’idea nata da un rapporto vero, maturato negli anni della squadra Gewiss-Bianchi. È bello vedere oggi quel gesto prendere forma in questo luogo, in un momento così significativo per la città e per la memoria collettiva”.

Norma Gimondi, figlia del campione, ha aggiunto: “Ringrazio la famiglia Bosatelli e Gianpaolo Sana per aver voluto questa opera in un luogo per noi speciale. È un segno della stima e dell’affetto che ci lega da sempre. Nei miei pensieri, rivedo mio padre accanto a tre uomini visionari: Tino Sana, Domenico Bosatelli e Alfredo Ambrosetti”.

“Con questa opera abbiamo voluto dare voce a un desiderio che mio padre, Tino Sana, ha sempre custodito per il suo amico Felice – sottolinea Gianpaolo Sana, presidente Tino Sana –. Rendere omaggio a quella amicizia autentica è stato un percorso che oggi si concretizza in uno spazio vivo e aperto, capace di parlare al futuro”.

 

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