“Rileggendo la mia vita, non posso non paragonarla che a un mosaico meraviglioso, fatto dei colori più diversi, di incontri, di testimoni, di amici, anche di prove. Ma tutto sempre in funzione dell’unico Suo magnifico disegno. Il Signore è fedele, non ti dimentica neanche un istante”.
Sono alcune parole tratte dal testamento spirituale di don Gianni Calchi Novati, lette durante il funerale svoltosi oggi 3 luglio nella chiesa della parrocchia di san Paolo a Brugherio.
C’era tutto il suo popolo ad accompagnarlo, questo pomeriggio, tanti sacerdoti, fra loro anche don Julián Carrón, già responsabile di Comunione e Liberazione, don Alberto Capra, parroco in San Bartolomeo in Brugherio, i famigliari, gli amici, la comunità brugherese di cui è stato la colonna portante e vibrante. Presente anche l’amministrazione locale con il sindaco Roberto Assi e l’assessore Carlo Nava.
Il vescovo della diocesi di Milano, monsignor Mario Delpini, ha fatto pervenire un messaggio letto durante la cerimonia: “Nella parrocchia di San Paolo a Brugherio don Gianni ha contribuito a dare i tratti caratteristici e singolari ispirati dal carisma di don Giussani”.
“Ho avuto occasione di incontrarlo più volte negli ultimi anni – ha proseguito Delpini – e nonostante gli acciacchi dell’età, ho constato il suo zelo, il suo tratto appassionato per il servizio alla comunità e a gruppi di amici. Per molte persone è stato il punto di riferimento per riconoscere il cristianesimo e vivere con creatività, decisione, generosità l’appartenenza al movimento di Comunione e Liberazione come scuola di vita cristiana”.
“Lo accompagniamo ora con la preghiera – ha concluso l’arcivescovo – , con il ricordo e la gratitudine di tutti coloro che hanno ricevuto da lui la testimonianza di una vita cristiana convinta, fedele e fiera”.
Il carattere deciso e esuberante di don Gianni Calchi Novati non poteva non trasparire nemmeno durante il suo congedo terreno e per questo motivo è stato letto in chiesa il suo testamento spirituale: “Voglio cantare un inno di lode al Signore, verso il quale sto camminando con la sua Grazia, fin dal seno della mia mamma. Storia di Grazia che è stata la mia fanciullezza, la mia giovinezza, fino alla Grazia della vocazione sacerdotale, che dura, al momento di questo scritto, da quasi cinquantacinque anni. È veramente grande Dio, è grande questa nostra vita”. (…) Il Signore è grande. È forte, è buono, è tenero, è paziente, è misericordioso, è magnanimo”.
“Il Signore è venuto a incontrarmi”
Le parole di don Gianni hanno ricordato un episodio preciso, un istante che ha segnato la sua conversione, anche se era già prete: “Nella mia vita c’è stato un momento assolutamente eccezionale in cui ho incontrato il Signore, o meglio, il Signore è venuto a incontrarmi. Come è avvenuto per Giovanni e Andrea. Era uno dei primi giorni di gennaio del 1961, verso le ore 17.15. Ho incontrato il movimento di Comunione e Liberazione attraverso un suo responsabile. È stato per me un nuovo inizio, che poi si è sviluppato, è cresciuto e la certezza, la bellezza e la speranza sono andate crescendo e ne sono certo, non finiranno di crescere. La gratitudine è ancora aumentata dalla coscienza della mia fragilità, dei miei tradimenti. Ma proprio per questo diventa più evidente il Suo amore paziente e quindi lo stupore per la Sua presenza”.
Dopo aver ricordato i luoghi dove ha vissuto la sua missione sacerdotale, prima ad Abbiategrasso e poi presso la parrocchia di Santa Maria Incoronata a Milano, si è soffermato sulla sua presenza durata ben 27 anni nella parrocchia di San Paolo: “Brugherio è stata certamente la mia famiglia perché lì sono arrivato come parroco e ho sperimentato la pienezza della paternità. La cosa che posso dire con sincerità al popolo della comunità San Paolo è che li ho amati davvero, certamente come sono stato capace, ma in modo vero”. Per questo motivo don Gianni ha chiesto di essere sepolto nel cimitero nuovo di Brugherio, “in una tomba singola, per terra, non in un loculo”.
“Vi aspetto”
“A tutti voi che mi avete accompagnato a quest’ora – ha poi concluso -, dico grazie di cuore. Da tutti ho imparato qualcosa e tutti li ho sentiti unici. A tutti, ripeto ancora, rimanete nell’amore di Gesù. In Lui solo c’è la pace e la bellezza della vita. Stare con Lui ci conviene. Addio. Ad Deum. Vi aspetto“.
Angelo De Lorenzi





