All’alba della primavera che bussa alle porte Giovanni Trapattoni domenica festeggerà il compleanno, un giorno importante, pieno di ricordi ed emozioni per uno degli sportivi più amati d’Italia.
Il Trap nella sua casa grande e accogliente nella zona residenziale di Cusano, fra verde e villette Liberty sarà coccolato dai suoi cari, dalla figlia Alessandra e dai nipoti. La moglie Paola quando l’abbiamo conosciuta era una roccia, ben presente a vigilare e accudire il suo Giuan ritiratosi dalle scene. Poco più di un anno fa sono arrivate la malattia e la scomparsa. Trapattoni ha sofferto molto per la morte della sua consorte e dal trauma – dicono gli amici – si è ripreso pian piano fino a raggiungere solo in tempi recenti un certo grado di serenità. Ora ci sono le passeggiate, i giri in centro a Cusano, i saluti e gli incontri per strada.
I primi passi da calciatore di Trapattoni all’oratorio San Martino
Trapattoni ha iniziato la carriera da calciatore all’oratorio San Martino a Cusano Milanino, poi sono arrivate le vittorie e i primi passi nel mondo professionistico. Dopo una carriera da calciatore che lo ha visto conquistare due scudetti, una Coppa Italia, due Coppe dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa intercontinentale con il Milan, la squadra con cui ha giocato per un quindicennio fino a chiudere col Varese nel 1972, scelse di diventare allenatore e in estate fece ritorno al Milan, dividendosi fra il lavoro nel Settore giovanile e lo staff della Prima squadra. E proprio da allenatore si prese le sue più grandi soddisfazioni: 7 scudetti in Italia tra Juventus e Inter, la militanza nel campionato tedesco, in quello portoghese e anche in quello austriaco. E i tanti aneddoti hanno contribuito a costruire il personaggio. Dal celeberrimo “strunz” durante una conferenza stampa ad uno dei suoi motti più conosciuti, ovvero “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”.
Giovanni Trapattoni accettava spesso gli inviti che arrivavano dai campetti dell’oratorio del nord Milano, oppure si univa allegramente al coro degli alpini. Il Trap, semplicemente una leggenda. Auguri!
Angelo De Lorenzi







