La prima famiglia beatificata nella sua interezza: i cattolici polacchi Ulma (i genitori Józef e Wiktoria con i loro sette bambini, l’ultimo dei quali nato mentre la madre veniva uccisa), sono stati soppressi dai nazisti il 24 marzo 1944 per aver nascosto nella propria casa alcune famiglie ebree.
Una famiglia normale, contadina, felice, che ha considerato naturale vivere da cattolica, con fede, e uccisa appunto “in odium fidei”. La sua storia, approfondita nel volume Uccisero anche i bambini, edito da Ares, è stata raccontata in occasione della Giornata della Memoria dall’autore don Pawel Rytel Andrianik, professore della Pontificia Università a Roma e responsabile della sezione polacca di Radio Vaticana, intervenuto sabato 27 gennaio all’incontro organizzato dal Centro Culturale Cara Beltà presso l’Auditorium de Il Pertini. “Sono particolarmente coinvolto da queste drammatiche vicende perché mio nonno è sopravvissuto avventurosamente al campo di concentramento di Treblinka” ha detto don Pawel.
La storia della famiglia Ulma nella mostra fotografica al Centro Culturale Pertini
“Giusti fra le nazioni e beati per la Chiesa cattolica: gli Ulma hanno dato il massimo e sia da Israele, sia dalla Chiesa cattolica hanno ricevuto il massimo”.
Il loro esempio ha spinto altri polacchi di allora e di oggi a fare altrettanto: ad esempio, in occasione della fuga degli ucraini dopo l’invasione russa del febbraio 2022 molti polacchi hanno accolto i profughi.
“Bello che si presenti una famiglia martire in una Giornata della memoria”, ha detto l’assessore Riccardo Visentin (a destra nella foto) a nome dell’amministrazione comunale.
Fino al 2 febbraio nella hall per mostre e Sala DVD de Il Pertini una Mostra fotografica sulla famiglia Ulma (Josef era un appassionato e intraprendente fotografo) ci aiuterà a conoscere questa storia eccezionale nella sua normalità e normale nella sua eccezionalità.
S. P.





