Gio. 23 Set. 2021
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SPECIALE GIRO 2021. Cinisello Balsamo terra di campioni del pedale

[textmarker color=”ff69b4″] ULTIMO CHILOMETRO. SPECIALE GIRO 2021 [/textmarker] All’inizio ci fu Carlo Oriani, giovanotto di buona tempra che lascia la cascina dei suoi in Balsamo per le prime avventure in bicicletta. Ci prende gusto e capisce di essere predestinato al ciclismo. Alterna allenamenti con il lavoro da manovale, va in una fabbrica a Sesto San Giovanni a costruire caldaie. Gli allenamenti sulle colline della Brianza inizieranno a stargli stretto, approda nel ciclismo a tempo pieno. Nel 1909 corre il Giro d’Italia classificandosi quinto assoluto; nel 1912 vince in volata il Giro di Lombardia e l’anno seguente su cicli Maino si aggiudica il Giro d’Italia, conquistando la maglia rosa al termine della dura tappa appenninica di Ascoli Piceno e concludendo la corsa trionfalmente al parco Trotter di Milano, davanti a centomila spettatori entusiasti. (A destra, Carlo Oriani). 

I balsamesi andavano fieri del loro campione al punto da sfiorare il fanatismo. I suoi più accesi tifosi prima di una gara solevano dire: – Che crépa la vacca ma che ’riva el Pucia. (“Che muoia pure la mucca, ma che el Pucia arrivi primo). E la mucca, allora, era una delle maggiori fonti di reddito per un contadino. La carriera ciclistica di Oriani è condizionata dalla guerra: viene arruolato nei bersaglieri ciclisti e nel 1917 muore di polmonite all’ospedale di Caserta dopo aver attraversato a nuoto il Piave nella tragica disfatta di Caporetto. Secondo una storia difficile da ricostruire si sarebbe sacrificato per aiutare un compagno in difficoltà.

Dopo Oriani ciclismo locale esprime solo grandi appassionati, ma nessun valido atleta fino a Francesco De Rosa e a Giannino Negrini. Il secondo, in particolare, sembra avvicinarsi alle gesta del Pucia: campione Lombardo dilettanti nel 1944 e vice Campione d’Italia l’anno dopo. Il corridore sembrava avviato verso una gloriosa carriera, ma una malattia, il tifo, lo stronca in poche settimane. In suo ricordo alcuni appassionati, Alberto Scurati tra i primi, fondano l’U.S. Negrini, che da allora ha svolto un ruolo importantissimo nella promozione delle competizioni ciclistiche e dello sport della bici tra i giovani. (A destra, la premiazione al Vigorelli del Giro 1974 con il “patron”, Vincenzo Torriani : 1° Eddy Merckx,  2° Giambattista Baronchelli, 3° Felice Gimondi).  Foto di Franco Brambillasca).

Nasce la “Coppa Negrini”

Francesco Oliverio vince una tappa al Giro della Calabria dilettanti.

Dopo la guerra è Remo Sala a tenere alto l’onore del ciclismo della città mentre i dirigenti dell’U.S. Negrini garantiscono ogni anno lo svolgimento della ’Coppa Negrini’, diventata una classica del calendario dilettantistico.
Negli anni Sessanta Alberto Scurati e Arturo Riva, i massimi esponenti dell’U.S. Negrini, organizzano diverse edizioni del ’Criterium degli Assi’: Gimondi, Motta, Merckx e tanti altri campioni della strada e della pista ingaggiano esaltanti duelli sull’anello di piazza Gramsci, acclamati da migliaia di spettatori.
Sono anni fertili anche per il vivaio dell’U.S. Negrini, che può contare su atleti del calibro di Virginio Levati, Carlo Oggioni e Paolo Bassan.
Gli appassionati ricordano anche per le imprese di Tino Conti con la maglia della Telewatt di Cinisello Balsamo, un atleta che da professionista vestirà più volte la maglia della Nazionale. Negli anni Sessanta alcuni dirigenti iniziano a seguire passione e scrupolo i giovani più talentuosi destinati ad affermarsi nel ciclismo. Alcuni di questi ragazzi, seguiti in particolare da Angelo Vergani, con la preziosa collaborazione di Luciano Menecola, approdano al professionismo.

Luciano Menecola lancia Baronchelli tra i professionisti

Con loro nel Velo Club Cinisello Balsamo crescono e si impongono atleti del calibro di Giambattista Baronchelli, vincitore da dilettante di un Tour dell’Avvenire (1973) e tra i professionisti di due Giri di Lombardia, un Giro di Romandia, un Giro dei Paesi Baschi, un Trofeo Baracchi, secondo a un Giro d’Italia per 12 secondi battuto solo dal grande Eddy Merckx, secondo in un Campionato del Mondo su strada dietro a Hinault, vincitore di numerose classiche in Italia e all’estero. Sotto la guida di Vergani e Menecola passa tra i professionisti anche il fratello di Giambattista, Gaetano Baronchelli.

Cinisello Balsamo continua a essere un vivaio importante, dove sbocciano talenti ciclistici. Fra i dilettanti si mette in mostra Francesco Oliverio, dotato di ottimo spunto che il 20 aprile 1987 si aggiudica in quel di Gandino (BG) la sesta tappa della Settimana ciclistica bergamasca. In quella corsa batté corridori del calibro di Pulnikov e Abdoujaparov, passati al professionismo dove conseguirono grandi risultati. (A destra, la vittoria di Francesco Oliverio alla Settimana Bergamasca nel 1987. Al secondo posto Abdoujaparov).

Marco Saligari sale in moto e ci racconta il Giro d’Italia

Negli anni Novanta è Marco Saligari a proseguire la grande tradizione degli stradisti di Cinisello Balsamo: dopo un brillante inizio di carriera su pista e su strada tra gli juniores e i dilettanti, nel 1985 si aggiudica 14 gare tra cui la classica Milano-Rapallo; nello stesso anno partecipa con la Nazionale al Tour dell’Avvenire e al Giro dell’Asia, che si aggiudica dopo aver vinto tre tappe su cinque; l’anno seguente difende i colori italiani al Campionato Mondiale di Colorado Springs al fianco di Maurizio Fondriest. Nel 1987 passa professionista con l’Ariostea, imponendosi subito all’attenzione dei tecnici e della stampa. Soprannominato il Commissario, Marco Saligari vince un Giro della Svizzera, un Giro della Calabria e il Gran Premio di Lanciano, va a segno in diverse tappe al Giro d’Italia, al Giro della Svizzera, alla Parigi-Nizza, al Giro di Catalogna e al Giro del Trentino. Brilla anche nelle prove di Coppa del Mondo: terzo ad un’Amstel Gold Race, ottavo in una Liegi-Bastogne-Liegi. Indimenticabile resta la sua vittoria al Giro d’Italia con arrivo in salita in Val Varaita dopo una lunghissima fuga solitaria. Saligari continua ancora oggi a seguire il Giro come commentatore tecnico in moto.

Tanta passione a Cinisello Balsamo anche per le Gran Fondo. Alberto Ferraris nel 1999 è uno dei primi italiani a concludere in 86 ore, pedalando senza fermarsi per quattro giorni e tre notti, la leggendaria Parigi-Brest-Parigi. Angelo Parolini nel 2000 percorre senza sosta i 650 chilometri da Roma a Bergamo in 36 ore. Tra i grandi amanti delle due ruote di Cinisello Balsamo non si può non citare anche Franco Brambillasca, lo storico fotografo di piazza Costa appassionato delle corse di lunga distanza. (A destra, Marco Saligari).

 

 

 

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