Mi trovo in mezzo ad un campo da basket d’asfalto, ormai logorato dal tempo, immerso in un modesto parco di periferia.
Sono quasi le due del pomeriggio e nel cielo incombono delle nuvole grigie, possenti, che colmano l’aria di profonda drammaticità.
Poso il pallone per terra, slaccio il giubbino e tolgo la felpa.
Sto chinandomi per riprendere in mano la palla a spicchi quando, d’improvviso, vengo devastato da una strana sensazione, come fosse il vuoto percepito mentre si è in un ascensore in caduta libera, per via dei cavi tranciati.
Decido così di rialzarmi lentamente, per verificare che ciò che percepisco sia frutto della fantasia.
Sollevando gli occhi mi accorgo degli alberi potati che, spogli dei loro rami, donano ancor più pathos alla scena.
Un brivido sale lungo la mia schiena. Non è paura.
Quell’immagine mi emoziona: per la prima volta tolgo i paraocchi, accorgendomi finalmente di ciò che mi circonda.
Ecco che allora acuisco tutti i miei sensi perché non mi sfugga nemmeno un dettaglio. Scopro così una quiete profonda, in cui il rumore del traffico di città è stranamente ovattato.
Mi pare di essere finito in uno di quei nuvoloni grigi, che m’avvolge come una bolla.
Tocco a tentoni le sue pareti soffici, disorientato. Solo poi capisco cosa sia: il silenzio.
Sorrido.
Inspiro profondamente.
Mi lascio galleggiare in questa piacevole massa leggera, scoprendone (di nuovo) il valore.
Questa pandemia costringe ad entrare nella bolla del silenzio, che può parere una gabbia.
Eppure mi accorgo di averne maledettamente bisogno: come è possibile riflettere camminando per un gigantesco viale trafficato mentre si odono clacson, rombi di automobili e flussi infiniti di irritanti parole?
Ecco che, di punto in bianco, dall’essere sballonzolati continuamente da un impegno all’altro, ci si trova davanti ad un’immenso tempo vuoto da riempire con il pensiero.
Tuttavia troppo tempo a disposizione per meditare è rischioso: sovvengono i pensieri peggiori. Preoccupazioni, dilemmi, errori commessi risucchiano la nostra mente come fossero dei Dissennatori.
Ecco che allora anche riflettere richiede concentrazione: è necessario far luce sulla questione che si vuole approfondire in quella bolla. Tutto il resto, ciò che circonda la nostra psiche e il nostro corpo, deve svanire. Bisogna in qualche modo far selezione, tenere solo l’essenziale.
È in questa ricerca del vitale che il silenzio in qualche modo si tramuta in un Expecto Patronum, il famoso incantesimo di Harry Potter che permette al protagonista di sconfiggere non uno ma un esercito intero di Dissennatori.
Sta a ognuno di noi riuscire a lasciarsi avvolgere da questa magica bolla che va costituendosi lentamente mantenendo alta la guardia: le distrazioni non devono poterla penetrare prima che congiunga tutte le sue parti di vapore informe.
Stefano Bombonato






