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Valzer d’inverno

Valzer d’inverno
dicembre 14
11:34 2020

Chiunque pensa al fiocco di neve come a un elemento leggiadro, perfetto nel suo piccolo.

E se invece non fosse esattamente così? Per esempio, nella fase di caduta, un occhio fine coglierebbe la violenza dell’impatto col suolo: la stessa energia di una formica spappolata da un gigante ammasso di sterco, o di pietre, o da un piede.

Provate a pensarci: in aria, il fiocco danza baldanzoso ondeggiando a destra e sinistra; ma appena tocca il terreno, quella meraviglia si trasforma in tragedia.

Eppure, i film mostrano sempre dolci primi piani di codeste minuscole ma intriganti strutture. Addirittura, i più “scaltri” registi presentano un atterraggio così morbido da non deformare neppure quel piccolo “pezzo di nuvola”.

Ebbene, gli ultimi attimi di quella folle danza sono i più tragici. Il fiocco prende velocità, accelera, gettandosi in picchiata al pari di un’aquila: non per propria volontà, bensì costretto dalla forza di gravità. Tiranna.

Cosi viene gettato al suolo e i suoi maestosi legami, spezzati: un altro “fiocchicidio” è stato commesso.

E pensare alla gioia che scorre nelle nostre vene nel calpestare, straziare per poi appiattire sino a dissolvere quella coltre bianca, non altro che un immensurabile cimitero di fiocchi ammassati come carne da macello.

Signore e signori, l’uomo: assassino della natura, oltre che di se stesso.

Pure io ne ho colpa: sin da bambino, mi riempio di gioia per qualche manciata di neve da appallottolare per poi scaraventare addosso a qualche amico.

Quanto è curiosa la storia, già scritta in cielo, del fiocco di neve: nasce per poi morire, calpestato e poi dissolto. Ma durante quel suo valzer divino, sballonzolato dai venti che ne scandiscono i tempi, offre ai nostri occhi un incantevole spettacolo, senza che si debba pagare un biglietto o ricompensarlo di qualche bene. Viene al mondo solo per dare, senza ricevere.

Mi viene dunque in mente l’essere umano: in fondo, anche noi nasciamo per poi morire. Non si scappa: c’è chi riesce a rallentare quella vertiginosa caduta, e chi invece fa a gara per arrivare primo. Chi è lo stolto? Nella vita tutti bramiamo una medaglia d’oro al collo, nel bene o nel male. È forse meglio godersi il più possibile il decorso della vita o precipitare subito, per vedere cosa c’è dopo, quando tu, neve umana, vieni risucchiata dal terreno? Non sta a me giudicare.

Ciò che conta è il tempo trascorso in aria: sii capace di volteggiare leggiadro, accudito dai venti; non temere di splendere, di far brillare gli occhi degli altri come solo tu sai fare.

E io, che cosa so fare?

Non crucciarti: buttati e va’ a ballare, ché di te, gli altri, si vorran ricordare.

Di Stefano Bombonato

Valzer d’inverno - overview

Sommario: Riflessioni su un fiocco di neve

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Angelo De Lorenzi

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