Mar. 28 Set. 2021
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Belle le ciclabili, ma bisogna saperle usare

Parlo per esperienza diretta; pedalo volentieri nel nord Milano, per necessità (raggiungo dei luoghi di lavoro) o per diletto. Vado per strade, ciclabili, sentieri “gravel”, sfilo accanto a canali e mi avventuro su qualche sentiero del Grugnotorto, sperando l’ambiente rimanga intatto per almeno altri mille anni. Mi muovo con il mio passo. A volte da lumaca, a volte un poco più spedito. Uso il caschetto e cerco di non infilarmi nei guai.

Di preferenza percorro le strade di Cinisello Balsamo, Cusano Milanino, Sesto San Giovanni, mi spingo in direzione di Monza e verso la bassa Brianza. Con un po’ più di allenamento arrivi anche a Milano percorrendo una ciclabile che sembra un’autostrada. Poca roba, insomma, ma può bastare. Però le mie gambe hanno anche memoria di chilometri percorsi, battibecchi con gli automobilisti, ciclabili interrotte, ciclabili pericolose, ciclabili che è meglio non percorrere.

Ieri ho pedalato per Sesto San Giovanni e un po’ – diciamo – mi sono spaventato. Le ciclabili ci sono, ma bisogna saperle usare. Ho visto ragazzini e adulti contromano e ho rischiato più volte di essere investito. Per non parlare degli automobilisti che si sentono padroni della strada.

Anche in alcuni tratti della pista del Canale Villoresi, a Monza, bisogna pedalare con grande attenzione perché il rischio è dietro l’angolo, ma qui il problema sono soprattutto gli spazi perché in alcuni punti passa a malapena un ciclista.

Cernusco sul Naviglio si sta preparando a tagliare il traguardo dei 100 chilometri di piste ciclabili in città e già si è confermata essere la capitale della bicicletta incassando il titolo di città a misura d’uomo, “bike smile”, firmato Fiab (Federazione Amici della Bicicletta): quattro stelle su cinque.

Basterebbe – intanto – nei nostri comuni del nord Milano, iniziare a usare bene le piste ciclabili, poche o tante che siano.

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