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Didattica a distanza, la lettera di una mamma

Didattica a distanza, la lettera di una mamma
giugno 17
08:38 2020

NORDMILANO – Riceviamo da Anffas NordMilano, la lettera di una mamma che ha seguito la figlia disabile in questo periodo difficile segnato dall’emergenza sanitaria. Questa condizione ha fatto anche emergere i limiti del nostro sistema (la scuola, ad esempio), specialmente per le persone che avrebbero necessità di avere davanti a sé un percorso di integrazione percorribile senza grandi ostacoli.

Dad (Didattica A Distanza): Cosa abbiamo imparato in questi mesi? Cosa vogliamo che continui? Cosa dobbiamo imparare meglio? Quali domande ci sono nate?

Domande molto provocatorie, provo a rispondere.

Come prima cosa mi verrebbe da dire che la Dad non è la scuola, cui non può sostituirsi, ma almeno, durante la pandemia, in qualche cosa ha aiutato.

Ha aiutato a sentire i propri professori e i propri compagni, o almeno quelli che utilizzavano il microfono; ha però impedito di vederli, soprattutto i compagni che hanno scelto di non accendere mai la videocamera e che sono stati la maggior parte. Questo per una alunna con disabilità è stato veramente faticoso, assistere a delle lezioni e non poter vedere gli altri interlocutori ha creato parecchia frustrazione e distrazione.

Ha aiutato me personalmente a capire il funzionamento di mia figlia. Non mi era mai stato possibile affiancarla durante la didattica perché Marta è molto settoriale, e a me non aveva mai dato questo compito. Durante la pandemia è stata costretta ad avermi accanto per poter utilizzare gli strumenti informatici che permettevano il collegamento con la sua classe e così ho fatto molte scoperte. Ho scoperto come prima cosa che Marta pensa con immagini, per cui per approcciare un nuovo argomento occorre mostrarle dei brevi filmati, tradurre poi in materiale concreto quanto visto, in modo da poterne fare esperienza, e quindi in immagini da applicare con brevi scritte sui quaderni, in modo da poterne avere accesso in ogni momento. Ho scoperto anche che le verifiche fatte proponendo una scelta tra due immagini applicate sul quaderno sono una modalità congeniale per lei. Inoltre il poter ritrovare immagini simili su quaderni diversi la aiuta nei collegamenti tra le varie materie.

Dobbiamo imparare tutti a utilizzare meglio i programmi informatici, scegliere programmi che siano compatibili su sistemi operativi diversi, fare corsi di aggiornamento, trovare siti dove scaricare software gratuiti o condividere licenze. Abbiamo dovuto improvvisare, ma un conto è farlo per qualche settimana e un altro è farlo per mesi. Non è possibile aver ricevuto materiale fotografato dallo schermo, immagini scaricate e inviate deformate…tutto questo ha richiesto alla famiglia un ulteriore lavoro per rendere i testi idonei a essere utilizzati dai propri figli con bisogni speciali.

Dobbiamo imparare meglio che gli alunni con disabilità sono alunni della classe e non dell’insegnante di sostegno e dell’educatore. Perciò, quando il docente decide di affrontare un argomento, deve pensarlo anche per tutti gli alunni che fanno parte della sua classe, ognuno con la sua specificità: progettare prima (e farsi aiutare a progettare) come somministrarlo, preparare prima (e farsi aiutare a preparare) il materiale occorrente per renderlo fruibile a tutti, ecc. A questo ci sono delle inaspettate eccezioni, anche se dovrebbero essere la norma.

Dobbiamo imparare come segnalare quando viene caricato del materiale o assegnata una consegna sulla piattaforma. Non essendoci una modalità definita, né giorno o orario certo, fissato, spesso è stato necessario entrare su WeSchool, ispezionare per ogni materia wall, board, chat, e anche accedere al registro elettronico, col rischio concreto di perdersi comunque qualcosa.

Tra le molte domande, mi sono chiesta che tipo di lavoro di inclusione è stato fatto a scuola se nessuno durante la pandemia ha mai cercato di contattare mia figlia. Che tipo di lavoro educativo è stato fatto se in vista della preparazione della tesina finale, pensando di coinvolgere i compagni (nel registrare brevi frasi di audio da inserire), la decisione è stata quella di scartare la proposta perché non realizzabile.

Spero che questa breve riflessione possa essere utile a costruire una scuola migliore.

Nicoletta Ravasi 12 giugno 2020

Didattica a distanza, la lettera di una mamma - overview

Sommario: La lettera aperta di una mamma che riflette sulla Didattica A Distanza

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Angelo De Lorenzi

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